Gennaro Gattuso e quell’esperienza da fuggitivo ai Glasgow Rangers

Nel 1997 fuggì dal Perugia per approdare in Scozia, ai Glasgow Rangers. Il trasferimento scatenò un vero e proprio “caso Gattuso”

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GENNARO GATTUSO AI RANGERS, UN’ESPERIENZA IN FUGA

Gennaro Gattuso di emozioni ne ha regalate parecchie. La sua maniera “ringhiosa” di vedere e praticare il calcio è diventata un “must have” che ha influenzato una generazione di calciatori. Rino è stato uno di quelli atipici, quelli che mettevano la grinta e i polmoni sopra la tecnica individuale, non a caso viene ricordato per i suoi interventi minacciosi piuttosto che per le sue giocate palla al piede. Bocciato dal Bologna all’età di 11 anni, Gattuso si costruì la carriera in Umbria con la maglia del Perugia, dove vinse due Scudetti consecutivi con la Primavera. Inizialmente si definiva un interno di centrocampo, volto all’attacco e al rifinire per gli attaccanti. La sostanza, in compenso, dirà che quel mastino si rivelerà un “medianaccio” ruvido, sporco negli interventi ma estremamente efficace. Insomma, uno di quei giocatori che un allenatore vorrebbe sempre avere.

Dotato di una carica agonistica fuori dal normale, Gattuso diventò col tempo il “cocco” di Luciano Gaucci a Perugia. Nonostante le sole 10 presenze in due anni di prima squadra (1995-1997), Gennaro era visto da tutti come un ottimo prospetto. Peccato che lui non badava a parole: voleva giocare e dimostrare di essere uno dei centrocampisti più prorompenti d’Europa. Nella primavera del ’97 degli emissari dei Rangers di Glasgow alzarono la cornetta e chiamarono Gaucci per capire la fattibilità di un trasferimento di Rino. La dirigenza umbra rifiutò senza pensarci neanche, voleva tenersi stretto il proprio gioiellino che sarebbe fiorito nel giro di poco tempo, anche perché era una colonna della Nazionale Under 18.

LA STRATEGIA DEI RANGERS

Gattuso, non sapendo inizialmente dell’interesse del club scozzese, era di un altro avviso: a Perugia era sì contento ma non avrebbe disdegnato l’idea di andare a giocare altrove. I Rangers, dopo il No secco di Gaucci, non mollarono la presa e si rivolsero direttamente alla FIGC per un piano strategico. Rino, contrattualmente parlando, non era ancora un giocatore del Perugia, ma solo a livello giovanile. Così, gli scozzesi approfittarono della questione per rivolgersi alla famiglia del giocatore, a cui venne proposta un’offerta praticamente irrinunciabile: 500 milioni di lire a stagione per i successivi tre anni. Un totale di 2 miliardi.

“Io ai Glasgow Rangers non ci volevo mica andare. Poi però ne parlo con mio padre e mi fa: ‘Scusa, ma quanto ti pagano?’ 2 miliardi di lire per quattro stagioni, papà, ma non ci vado. Lui si alza dalla sedia, mi mette una mano sulla spalla, la stringe e mi dice ‘Io 500 milioni non li guadagno neanche in una vita. Tu ci vai, ti ci mando io a calci nel sedere'”. Questo fu il momento catartico che spinse Ringhio a trasferirsi nella fredda e piovosa Scozia. Era tutto fatto: Gattuso un nuovo giocatore dei Rangers. Un trasferimento che decise solamente lui in solitaria, visto che il Perugia non ne sapeva niente. Così, il centrocampista italiano decise di andarsene senza dire niente a nessuno, neanche al club che lo aveva accolto e cresciuto.

Passarono i giorni e agli allenamenti della squadra le tracce di Gennaro non se ne videro. Qualche giorno prima era scappato dalla finestra dell’appartamento in cui viveva, prendendo il primo aereo che partiva per il Regno Unito. Ad appena 20 anni Rino era già finito nell’occhio del Ciclone di tutti i media italiani, tra pagine sui quotidiani e notizie in televisione. La sua scomparsa era diventata talmente un caso che per un attimo venne dato per “disperso”.

L’ARRIVO IN SCOZIA

L’8 aprile 1997, l’amministratore delegato del Perugia Alessandro Gaucci, si recò al commissariato per denunciare la fuga di Gattuso. Inizialmente nessuno pensava che fosse volato in Scozia, ma la dirigenza umbra si ricordò di quella telefonata dei Rangers, avvenuta qualche settimana prima, che parlava di un interessamento per Ringhio. Il Perugia si rivolse con tutte le sue questioni da spiegare agli organi di FIFA e UEFA, ma col senno di poi tutto fu inutile. Gattuso se n’era andato definitivamente. Dopo un silenzio durato un mese, tornò a parlare, spiegando come secondo lui il trasferimento era del tutto regolare.

“Non capisco il Perugia. Sapevano del contratto con i Rangers. Ovviamente non volevano che accettassi, ma io qui mi sono sistemato per la vita. Prima di partire abbiamo verificato tutte le norme e riguardo alla denuncia per scomparsa posso solo dire che non sono minorenne. Anche quella del militare è una questione superata, perché qui ho un contratto di lavoro che prevede il rinvio della chiamata”. Così, nel 1997 Gennaro diventò a tutti gli effetti un nuovo giocatore dei Rangers. Un nuovo mondo, una nuova cultura, un modo diverso di fare calcio. Poca tattica, tanta grinta, ferocia e dinamismo. Caratteristiche che si sarebbero sposate alla perfezione col suo bagaglio tecnico.

L’adattamento alla nuova realtà si rivelò più veloce del previsto, visto che in quella squadra Rino poteva contare sui connazionali anche loro appena arrivati: Lorenzo Amoruso, Marco Negri, Sergio Porrini e Gigi Riccio. La grande amicizia, però, Gattuso la stringerà con Paul Gascoigne, il genio sregolato che lo aiutò tantissimo a imparare l’inglese. “Non parlava con nessuno e finiva per essere massacrato dagli altri, io lo schiaffeggiavo per farlo calmare. Era divertente, quando giocava voleva vincere con la sua aggressività”, disse Gazza.

LA GRANDE ANNATA E L’ADDIO

Rino si calò subito nella parte, mettendo in luce le sue migliori qualità. Il calcio scozzese sembrava che gli calzasse a pennello per ritmi e intensità che mettevano le squadre durante le partite. Anche l’allenatore Walter Smith fu entusiasta di lui: “Vediamo, dobbiamo verificare quali sono le sue doti. Intanto vogliamo tenerlo fino al termine della stagione, poi in base ai suoi progressi prenderemo una decisione. Non ho dubbi sulle sue qualità e se tutto andrà come immagino, gli offriremo un contratto a lungo termine”. Insomma, c’erano tutti i presupposti per crescere nelle migliori condizioni. L’ex Perugia si legò anche a Brian Laudrup, il quale rivelò tempo dopo il suo divertimento quando stava con Rino. Anche i tifosi dei Rangers lo acclamarono a gran voce durante le partite giocate ad Ibrox, soprannominandolo Braveheart (cuore impavido), in onore del film diretto e interpretato da Mel Gibson.

L’italianità Gattuso la trovò ovunque a Glasgow, non solo in squadra, ma anche nel ristorante La Rotonda, diretto da Mario e Pina. Cominciò a frequentare il posto giornalmente, perdendosi nella bontà dei piatti del paese che aveva lasciato fuggendo. La sua prima ed unica stagione coi Rangers si chiuse con un secondo posto in campionato e una finale di Coppa di Scozia, per un totale di 40 presenze e 4 gol. C’erano tutti i presupposti per continuare a stupire anche l’anno successivo ma il cambio allenatore si rivelò fatale. L’arrivo di Dick Advocaat non giovò al giovane Gattuso, a cui gli venne chiesto di giocare come difensore centrale, facendogli snaturare tutte le caratteristiche.

Gennaro capì che quella situazione era destabilizzante e controproducente per lui. Diversi club di Premier League gli fecero delle proposte allettanti, ma alla fine lui scelse di tornare in Italia, ripartendo dalla Salernitana per un trasferimento di 9 miliardi che diventerà quello più oneroso nella storia del club campano. Sembrava essere un scelta iniqua per la sua carriera, un netto passo indietro lo definirono in molti. In realtà era l’inizio per diventare leggenda.

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