Alle origini del mito: El Tractor Javier Zanetti e i 2 anni al Banfield!

Javier Zanetti Banfield

Uno degli storici capitani dell’Inter, Javier Zanetti, militò per due stagioni nel Banfield prima di approdare in Italia. Proprio durante il periodo trascorso ne El Talandro, il calciatore mostrò enormi progressi ed entrò nel giro della Nazionale!

JAVIER ZANETTI, EL TRACTOR DEL BANFIELD

Javier Zanetti è una delle più grandi leggende nella storia dell’Inter. Ben 19 anni, 858 presenze, svariati trofei e una seconda vita nel club da vice presidente. Eppure, nel 1995, il calciatore argentino giunse in Italia nel più totale anonimato. Pochi consideravano davvero il suo acquisto, concentrati invece sull’altro colpo proveniente dall’Argentina: Sebastian Rambert. Quest’ultimo, nei fatti, si rivelerà un grosso flop, un autentico bidone, mentre El Tractor, come veniva denominato Zanetti in patria, entrerà per sempre nel cuore dei tifosi nerazzurri. Javier Zanetti proveniva dal Banfield, club dell’omonima cittadina che dista 14 km da Buenos Aires e a soli 10 isolati dalla casa di famiglia. Per comprendere meglio il suo percorso, però, occorre fare un piccolo passo indietro.

Javier Zanetti è sempre stato un grandissimo tifoso dell’Independiente. Si innamorò di quella squadra all’inizio degli anni ’80, quando il club vinse tutto, compresa una Coppa Intercontinentale. Il piccolo Javier era una presenza fissa allo stadio e sognava di indossare quella maglia. Quando giocava per strada, con i suoi amici, in un campetto di cemento costruito dal padre e dai vicini, era solito fare la cronaca mentre era in possesso di palla, fingendosi, per l’appunto, un giocatore dell’Independiente. Riuscì a entrare nel settore giovanile del club ma a 16 anni fu scartato perché troppo fragile fisicamente. A quel punto, Zanetti abbandonò il calcio e si concentrò sul lavoro, al fine di portare un po’ di soldi a casa. Consegnava il latte e poi aiutava dei muratori in un cantiere. Impieghi umili che ne forgiarono il fisico e, soprattutto, lo abituarono al sacrificio.

L’ARRIVO NEL CLUB

Nel 1991, dopo quasi due anni di inattività, un ormai ben che sviluppato Javier Zanetti fu convinto dal fratello Sergio, che militava nel Talleres, a sostenere un provino. Nessun percorso privilegiato, nessuna raccomandazione, perché non erano principi inculcati dalla loro famiglia. Con umiltà, il giovane Javier si iscrisse allo stage e mise in mostra tutto il suo repertorio, entrando a far parte della formazione giovanile. In squadra trovò ben 5 Javier e per questo fu denominato Pupi dai compagni, un altro dei suoi storici soprannomi. Con la futura moglie, creerà poi un’associazione benefica di aiuto ai bambini poveri dell’Argentina, chiamandola proprio Pupi. Dopo essere giunto in prima squadra, un anno dopo il suo arrivò, Javier Zanetti ne divenne un vero e proprio punto fermo. Giocò 33 partite (con un gol) e si guadagnò il trasferimento al Banfield.

Il calciatore, che al tempo era già molto duttile ma che veniva schierato prettamente a centrocampo, firmò con estremo piacere. Dopo l’Independiente, infatti, il Banfield era un po’ la seconda squadra di Javier Zanetti. Con orgoglio, conservava un biglietto del campionato argentino 1984 di una sfida tra le due squadre. El Tractor giunse in una squadra piuttosto forte e che aveva l’ambizione di disputare un torneo da zone alte della classifica. Tra i pali c’era un ottimo numero 1 come Angel Comizzo, già nel giro della Seleccion in passato. Poi spiccavano tanti giocatori interessanti come Julio Ricardo Cruz, Mauro Navas, Javier Sanguinetti e Patricio Camps. Il tecnico era Oscar Cavallero, che almeno inizialmente schierava Zanetti come interno destro di centrocampo.

LA DEFINITIVA ESPLOSIONE

Zanetti, già in possesso del suo storico numero 4, nella posizione di centrocampista dava sfoggio delle sue arcinote doti atletiche. Proverbiali e irresistibili corse palla al piede e un pressing infuriato su tutto e tutti. Ma c’era un problema: Pupi, al tempo, era piuttosto disordinato. Spinto dalla generosità, dalla voglia di strafare e dalla poca disciplina tattica ricevuta in passato, non manteneva mai la posizione. Così, iniziò a essere schierato con sempre maggior costanza come terzino destro. Avere la linea laterale a delimitarne la zona, riusciva a dargli un importante riferimento e a renderlo meno confusionario. Il debutto avvenne il 12 settembre del 1993 contro il River Plate. Fu la prima delle ben 37 presenze stagioni, impreziosite da una rete contro il Newells Old Boys. La squadra chiuse il proprio torneo con un buon 9°posto.

Nella seconda stagione ci fu un cambio di guida tecnica. Andò via Cavallero e al suo posto arrivò Oscar Lopez. Anche se El Talandro, come viene soprannominato il club, ebbe un rendimento più scostante dell’anno precedente, Javier Zanetti mostrò dei progressi incredibili. Ormai abbonato al ruolo di terzino destro, fece sfoggio delle sue caratteristiche. Corsa, grinta, possesso palla, incursioni, diagonali perfette e duttilità fuori dal comune, oltre che al suo carisma e all’innato rispetto per l’avversario. Il momento di gloria arrivò nel corso di una trasferta alla mitica Bombonera, tempio del Boca Juniors. Il piccolo Banfield, spinto anche dall’instancabile corsa di Zanetti, si impose per 2-1. Il terzino giocò una gara talmente di livello da venir invitato, la settimana seguente, a numerose trasmissioni televisive e radiofoniche.

L’ADDIO DI JAVIER ZANETTI AL BANFIELD DIREZIONE INTER

Le grandi prestazioni non passavano più inosservate e di lui si accorse anche il CT della Nazionale Passarella. L’ex libero della Fiorentina, dopo il flop a Usa 94, era alle prese con una vera e propria rivoluzione. Un tentativo di ringiovanire la rosa e, soprattutto, portare in rosa calciatori disciplinati nei comportamenti. Un vero sergente di ferro che diede il benservito a numerosi big della Seleccion. Tra i volti nuovi, c’era per l’appunto Javier Zanetti, che debuttò il 16 novembre del 1994 nel corso di un’amichevole vinta per 3-0 in Cile. Fu la prima di ben 145 presenze con l’Albiceleste. Intanto, però, di lui iniziavano ad accorgersi sempre più esperti. Se ne innamorò anche Antonio Angelillo, ex calciatore dell’Inter che da qualche tempo fungeva da osservatore del club in Sudamerica.

Lo segnalò a Massimo Moratti, che senza pensarci troppo versò 5 miliardi nelle casse del Banfield e portò Javier Zanetti in Italia. Come detto, il suo arrivo passò quasi del tutto inosservato. Qualcuno, errando completamente nel raccontare la dinamica dei fatti, inventò perfino che il suo acquisto era stato imposto durante la trattativa per portare Rambert all’Inter. Una totale inesattezza, dato che l’attaccante militava nell’Independiente e quindi i due affari erano assolutamente slegati tra loro. Il resto è poi storia. Mentre Rambert fallirà nel giro di poche settimane, Javier Zanetti diventerà un’assoluta bandiera e leggenda nella storia del club nerazzurro. Niente male per un ragazzino che a 16 anni aveva addirittura abbandonato il calcio per consegnare latte e che qualcuno aveva definito “gracilino”!

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