Quella volta in cui il Chelsea fu acquistato per un pound

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L’ANNO IN CUI IL CHELSEA VALEVA UN SOLO POUND

Pensare che una società di calcio possa essere stata prelevata per un solo misero pound sembrerebbe strano. Eppure il Chelsea rientra in questo parametro. Tutto partì da Ken Bates, imprenditore e dirigente sportivo inglese che passò un’infanzia poco felice vista la morte prematura della madre e l’abbandono da parte del padre. Così, il piccolo Bates venne allevato dai nonni materni. Con una grande passione per il calcio, tentò di inserirsi alle prime battute tra le fila dei Queens Park Rangers, non trovando il successo desiderato. La sua più grande fortuna la fece nell’industria dei trasporti, in quella edile e farmaceutica, partecipando a diversi progetti importanti. Tra questi merita una citazione la fondazione della Irish Trust Bank, completata nel 1976 ma rivelatasi fallimentare dopo che numerosi investitori persero tutto.

Sposatosi ben due volte, Bates ebbe cinque figli, nessuno dei quali lo seguì nella sua carriera calcistica. Prima che la sua professione da dirigente decollasse in maniera significativa, nel giro di cinque anni il nativo di Ealing venne eletto Presidente dell’Oldham Athletic prima, e del Wigan poi. Nei primi anni ’80 il Chelsea stava vivendo una fase di recessione economica importante e tutti i suoi migliori giocatori se n’erano andati per mancanza di stipendi. Retrocessi in Second Division, i Blues furono parecchio criticati per via dell’esistenza di numerosi hooligans tra i suoi tifosi. Il presidente Brian Mears lasciò la carica e il club di Londra si svalutò completamente. Nel 1982 fu proprio Ken Bates ad acquistare il Chelsea per la fatidica cifra di un pound. Un pezzo di pane praticamente.

LA PRESIDENZA DI BATES

Il neo presidente, nei primi anni, combatté e vinse un’importante battaglia legale contro Marler Estates, che voleva strappare alla società il sacro “Stamford Bridge”. Dopo che gli obiettivi dei proprietari di Marler Estates deflagrarono del tutto, Bates li convinse a fondare un sodalizio con lui denominato “Chelsea Pitch Owners”. In pratica il direttore inglese avrebbe dovuto amministrare il patrimonio immobiliare dei londinesi. Così facendo ci sarebbero stati degli introiti maggiori per tutte e due le parti. Ken, inoltre, dovette risolvere il fenomeno degli hooligans, che stavano dissipando gli ultras “buoni” del Chelsea. Non solo, quel gruppo di criminali rivolse degli insulti pesanti contro Paul Canoville, primo giocatore di colore della squadra.

Il presidente era uno dal carattere turbolento, ma per modi di fare piaceva tanto al popolo britannico. Di fatto, fu un punto di riferimento del calcio inglese. La sua leadership al Chelsea durò ben 21 anni e in quell’era i suoi comportamenti, a volte troppo eccessivi e inopportuni, furono oggetto di accese discussioni dalla stampa e dalle televisioni inglesi. Una delle proposte più pazze che propose Bates fu quella di installare reti elettriche nello stadio per evitare scontri tra tifosi di casa e ospiti. Questo faceva capire anche quel lato chiamato “follia” che aveva dentro. Un’altra questione controversa che si accese sotto la sua gestione, riguardava le bandiere storiche della squadra, Ron Harris e Peter Osgood. Quest’ultimi criticarono Bates per i suoi bizzarri metodi e come “punizione” vennero addirittura espulsi dalla rosa.

LO SCONTRO COL CHELSEA

Ma non finisce qui; nel 2002 il presidente definì come “parassiti” i membri del fan Club Chelsea “Indipendent Supporters Association”, capitanato da David Johnstone. Praticamente stava facendo la guerra contro la sua squadra. Negli anni ’90, invece, Ken venne coinvolto in una discussione con il vicepresidente Matthew Harding, riguardante delle differenti vedute sul futuro del Chelsea. E così, la follia di Bates lo portò a far revocare l’incarico affidato allo stesso Harding. Sarà poi un incidente in elicottero a mettere la parola fine alla vita del vicepresidente, definito “uomo malvagio”. Insomma, nel decennio degli ’80 e ’90 a Londra si viveva in una sorta di “dittatura”, nel senso più positivo della parola però.

GLI ACQUISTI DI VARI CAMPIONI

Al di là di questioni politiche ed economiche, Bates operò in maniera fantastica sul mercato. Sotto la sua gestione arrivarono campioni come Gianfranco Zola e Marcel Desailly. Investì soprattutto nell’impianto sportivo, modernizzandolo il più possibile dopo che nel periodo di sbando più totale del club non venne fatta alcuna manutenzione. Detto questo, verso la fine della sua carriera da dirigente il Chelsea registrava 80 milioni di sterline di debiti. I fondi non vennero in soccorso e la squadra stava quasi per precipitare come i primi anni ’80, fino a quando nel 2003 il magnate russo Roman Abramovich acquistò definitivamente il club. Da questa operazione Bates riuscì a ricavare ben 140 milioni di sterline.

Oltre al periodo trascorso coi Blues, l’inglese è stato membro del comitato esecutivo FA. Nel 1997 venne eletto presidente dello stadio di Wembley fino al 2001, anno in cui decise di dimettersi spontaneamente. Nel gennaio 2005, invece, Ken comprò il 50% delle azioni del Leeds United, diventandone proprietario e presidente. Appena arrivato ebbe subito un litigio col Chelsea, che lo accusò di aver plagiato tre suoi giovani calciatori, inducendoli ad essere ceduti ai Blues. Per rispondere a questo, i dirigenti londinesi denunciarono Bates, aprendo di fatto una guerra legale. Quest’ultimo, infuriato, replicò definendo il Chelsea come un gruppo di siberiani, in riferimento alle origini russe del patron Abramovich.

Alla fine, la FA si schierò in difesa di Bates, non prendendo alcun provvedimento disciplinare. Nel maggio 2007, l’ex presidente del Chelsea diede il via libera per vendere il Leeds e i tifosi ne chiesero le dimissioni. Potremmo definirlo come una sorta di burattinaio del calcio britannico; certo è che quel pound lo spese proprio bene!!

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