Quando Roberto Baggio si tagliò il codino per conservarlo a casa sua

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Roberto Baggio, il campione totale

Difficile spiegare agli appassionati di calcio cosa è stato Roberto Baggio per noi Italiani. Perchè Baggio è stato tante cose, in campo e fuori. Fantasista da numero 10 puro nel rettangolo verde ad esempio totale di come la vita possa caderti addosso come un macigno e avere la forza di non mollare mai. Ma soprattutto Baggio rappresenta il campione per antonomasia pur aver vinto molto poco: 2 campionati, una Coppa Uefa ( da capocannoniere) e una Coppa Italia. “Divin Codino” è stato il campione totale: ha esaltato, ha incantato, ha unito, ha tradito, ed è stato ‘oggetto fastidioso’ per molti. In questo senso si parla sempre di graduatorie su chi sia stato il più grande calciatore italiano di tutti i tempi: ma per evitare polemiche, discussioni e dibattiti mi fermo qui.

Quando si tagliò il codino nell’estate 1997

Nell’estate 97′ il Milan si accorda con il Parma per il trasferimento di Baggio per 3,5 miliardi di lire. Ma Carlo Ancelotti rifiutò il giocatore perchè non adatto alla sua idea di calcio basata sul 4-4-2. Una scelta che Carletto, con il passare degli anni, rimpiangerà totalmente. Un grosso limite che hanno avuto e hanno tutt’ora allenatori definiti ‘integralisti’, e che pensano più alla tattica e alla teoria che alla praticità basata sulle caratteristiche di un singolo giocatore. Con il Mondiale Francese alle porte Baggio aveva bisogno di giocare, non tanto per dimostrare perchè già lo fece a Italia 90′ in coppia con Schillaci, ma per tenersi in condizione.

Arriva la chiamata del Bologna di Gazzoni che lo prese per 5,5 miliardi di lire andando contro la volontà di Ulivieri che non lo desiderava. L’annata con i Felsinei sarà da record personale per Baggio che segnerà 22 gol in 30 partite. Ma in quell’estate Roby fece un qualcosa di superstizioso, potremmo definire. Quel Codino che ‘lo ha reso grande’ e conosciuto in tutta Europa decise di reciderlo. E dal 1997 è conservato a casa sua, anche se non è dato sapere dove. Magari in una vetrina illuminata o in una cassaforte blindata, ma una cosa è certa: quel Codino meriterebbe di essere esposto in una teca di vetro come una vera e propria reliquia.

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