Quando Fabien Barthez scappò e lasciò il Nantes, ritirandosi dal calcio

Fabien Barthez Nantes
epa00897273 Nantes' goal keeper Fabien Barthez, waves after his first match with his new club FC Nantes, against En Avant Guingamp for the French Cup 06 January 2007. The former international goalkeeper is playing for the first time since the World Cup final, three months after he announced he was quitting soccer, to help Nantes avoid relegation to the second-tier league. EPA/Luc Skeudener

Una carriera ricca di successi quella del portiere Fabien Barthez ma con un’ultima parentesi, quella di Nantes, davvero negativa. Il francese, criticato per i suoi comportamenti e ormai avanti con gli anni, preferì fuggire letteralmente dalla città. Lasciò il club senza estremo difensore titolare a due mesi dalla fine del campionato.

FABIEN BARTHEZ E IL FEELING MAI SCATTATO COL NANTES

Si era ritirato già da qualche mese Fabien Barthez. All’età di 35 anni aveva detto basta, chiudendo una carriera ricca di trionfi. Iconico portiere della Francia, era stato l’indiscusso titolare nei trionfi più prestigiosi dei Blues. Prima il Mondiale casalingo del 98, poi l’Europeo battendo clamorosamente in rimonta l’Italia di Zoff, passata in vantaggio con Delvecchio. Di lui, si ricordavano le uscite folli, una certa propensione al “rischio” nel gioco con i piedi, ottimi riflessi e qualche incertezza sulle uscite. E poi, quei baci del difensore Blanc alla sua pelata prima e dopo ogni partita della Nazionale.

Non che a livello di club Barthez avesse vinto meno. I trionfi col Marsiglia, sia in patria che in Europa, i campionati col Monaco. Poi l’avventura oltremanica allo United, nel tentativo di far dimenticare o comunque rimpiangere il meno possibile un mito come Schmeichel. Un’impresa titanica, fallita già da diversi suoi predecessori. Barthez, tutto sommato, si difese piuttosto bene tra i pali dei Red Devils, vincendo 2 Premier League. Poi, un nostalgico ritorno al Marsiglia per un triennio di alti e bassi. Periodo che, nonostante l’età e qualche acciacco, non gli fece perdere la titolarità della Francia per il Mondiale 2006.

Dopo gli indimenticabili calci di rigore con cui l’Italia si aggiudicò la Coppa del Mondo, Barthez annunciò il ritiro dall’attività. Ormai era diventata una questione di stimoli e, perso il Mondiale, il portiere pensò di non averne a sufficienza. Tuttavia, fece presto ritorno sui suoi passi e, nel mese di Dicembre, tornò tra i pali. Fabien Barthez accettò la corte del Nantes, club della Ligue 1. Les Canaris, ancorati all’ultimo posto in classifica, lo accolsero come un vero salvatore della patria. Rinominato “Faboulous Fab“, avrebbe dovuto riportare esperienza e solidità ad un reparto difensivo fino a quel momento disastroso.

SOLE 14 PARTITE E LA FUGA

Le cose non andarono esattamente come spera al momento della firma del contratto semestrale. Dopo un buon avvio, in cui mantenne la porta inviolata per 4 partite (2 peraltro vinte), il rapporto tra Fabien Barthez e il Nantes iniziò a vacillare. Il portiere iniziò a manifestare atteggiamenti da divo, sia nei confronti dei compagni che della dirigenza. Da “Faboulous Fab” si trasformò in “Diva Chauve“, ossia la diva calva. Il rendimento in campo, di pari passo, ebbe un crollo verticale. Dopo le prime buone partite, la ruggine dei mesi di inattività si fecero sentire. Per i tifosi, Barthez divenne presto il nemico pubblico, anche per via dei suoi comportamenti poco “simpatici” nei loro confronti.

L’ira dei sostenitori del Nantes nei confronti del portiere, esplose al termine dell’ennesima sconfitta stagionale, un 2-0 interno contro il Rennes. Mentre Barthez usciva dallo stadio con la sua auto, fu intercettato da un gruppetto di 4-5 sostenitori ubriachi della squadra. Dopo averlo riconosciuto, gli energumeni presero a calci e pugni la sua auto e riuscirono a tirarlo fuori dall’abitacolo. Solo l’intervento della polizia presente allo stadio evitò il peggio.  Il giorno seguente la brutta disavventura, Barthez fece i bagagli e senza dare spiegazioni a nessuno, lasciò la città con la famiglia. Solo in un secondo momento raggiunse telefonicamente i dirigenti per spiegar loro che avrebbe avuto bisogno di una breve pausa.

La sensazione comune, però, era quella di un uomo che avesse gettato la spugna, stanco di fare sacrifici in un ambiente che non lo apprezzava. E, infatti, così fu. Barthez a Nantes non tornò mai e addirittura girò la voce che l’episodio dell’aggressione fosse stata ingigantita dal portiere stesso vista l’assenza di danni alla sua Porsche. Il Nantes arrivò ultimo, cambiando ben 3 allenatori. Mentre Barthez, stavolta, lasciò definitivamente il calcio, iniziando una carriera da pilota automobilistico. Negli ultimi anni, poi, è tornato nello sport che lo aveva reso grande, iniziando a fungere da preparatore dei portieri.

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