Lo scandalo di Verona e Foggia 1973/1974 tra telefonate, illeciti e orologi

verona e foggia

VERONA E FOGGIA 73/74, UNO DEI PIU’ GRANDI ILLECITI NELLA STORIA DEL CALCIO ITALIANO

Gli anni 70 e 80 per il calcio italiano non sono stati di certo i migliori dal punto di vista dell’immagine. A parte il famoso Totonero scatenatosi agli albori degli Ottanta, il decennio dei Settanta è stato fortemente macchiato da un doppio illecito di Verona e Foggia combinato per la stagione 1973/1974. Fu il cosiddetto “Scandalo della telefonata”, che comprese, oltre alle due squadre citate, anche la Sampdoria, che fu la società trionfante. Gli attori principali della vicenda però, furono il calciatore italo-brasiliano Sergio Clerici e l’arbitro Gino Menicucci della sezione di Firenze. Siamo alla fine del campionato 1973/74, e la Lazio di Tommaso Maestrelli è campione d’Italia per la prima volta nella sua storia. Le squadre retrocesse erano tre; Foggia, Sampdoria e Genoa. Tutto normale fino al 20 maggio quando la Gazzetta dello Sport se ne uscì con un trafiletto molto curioso.

Secondo una voce, prima dell’inizio della partita contro il Milan del 19 maggio (ultima di campionato), i dirigenti del Foggia avevano offerto all’arbitro Menicucci tre orologi del valore di 7.800 mila lire. Erano tutti Rolex dorati di cui due sarebbero andati ai suoi assistenti. Il motivo di questo “patto” era perchè il Foggia doveva obbligatoriamente vincere per evitare la retrocessione in B. L’arbitro rifiutò spudoratamente l’offerta e – seccato dal gesto – minacciò di riferire nel suo rapporto l’accaduto. Il presidente del Foggia Antonio Fesce prese posizione sull’annuncio dicendo: “Smentisco nella maniera più categorica questa notizia, che getta solo fango sul buon nome dell’Unione Sportiva Foggia e dell’intera cittadinanza”. 

25 MAGGIO, INTERVENNE IL VERONA

Neanche il tempo di risolvere la vicenda Foggia che cinque giorni più tardi sui quotidiani sportivi apparve un’altra indiscrezione. Il capo dell’ufficio inchieste della FIGC accertò determinati fatti riguardanti un possibile tentativo di corruzione da parte del Verona. Sergio Clerici, attaccante brasiliano del Napoli ed ex Verona per l’appunto, sarebbe stato a contatto con una persona sconosciuta che gli avrebbe detto di impegnarsi al massimo nella partita contro il Foggia e di appisolarsi nella partita contro il Verona. Gli Scaligeri vinsero 1-0 contro il Napoli e un quotidiano partenopeo riportò la notizia di una telefonata tra il presidente veronese Saverio Garonzi e il calciatore Sergio Clerici. Il presidente avrebbe promesso al giocatore un aiuto per aprire una concessionaria della FIAT una volta rientrato in Brasile.

Le indiscrezioni però confermarono che Clerici non solo aveva respinto la proposta, ma aveva anche provveduto a denunciare il tutto all’ufficio inchieste tramite il Napoli. Le due vicende Foggia e Verona in qualche modo si sarebbero dovute intrecciare. Da un campionato concluso nella maniera più normale possibile si stava passando a vivere un’estate bollente tra bugie e intercettazioni telefoniche. In realtà si venne a sapere che la denuncia non proveniva da Clerici ma dal Foggia stesso, che chiese alla FIGC l’apertura di un fascicolo in qualità di società interessata al presunto illecito commesso dal dirigente veronese. I nodi stavano venendo al pettine e Clerici venne interrogato per fare chiarezza: era tutto vero. Alla vigilia di Verona-Napoli del 21 aprile, il presidente Garonzi aveva telefonato all’attaccante brasiliano del Napoli con cui aveva mantenuto ottimi rapporti.

Un interrogatorio che aumentò ancor di più i sospetti visto che Garonzi in precedenza aveva negato questa telefonata con Clerici. Allo stesso tempo venne confermata la notizia dei tre orologi garantiti alla terna arbitrale nel pre-gara di Foggia-Milan.

LA DIFESA DA PARTE DI CLERICI

Sergio Clerici spiegò che la telefonata era stata affettuosa e “amica”, ammettendo anche che il presidente veronese era disposto a dargli una mano per fargli avere la concessionaria FIAT. Alla partita non c’era stato alcun riferimento, secondo la sua testimonianza. Una classica telefonata tra amici di vecchia data. Il problema fu che Garonzi, interrogato allo stesso momento e in un’altra sede, negava l’esistenza di una telefonata. E i sospetti non potevano che aumentare. Quando gli misero davanti la deposizione di Clerici, il presidente ammise in un secondo momento l’effettiva esistenza di un colloquio (telefonico) passato tra i due. Per gli inquirenti bastava così, il materiale era sufficiente.

Il 1° giugno 1974 furono rinviati a giudizio, davanti alla Commissione Disciplinare della Lega Nazionale Professionisti, Antonio Fesce e Giuseppe Affatato (co-proprietario del Foggia) per aver tentato di alterare il risultato di Foggia-Milan tramite corruzione agli ufficiali di gara, e Saverio Garonzi per aver tentato di alterare il risultato di Hellas Verona-Napoli tramite corruzione di un giocatore della squadra avversaria.

Il processo si tenne il 20 Giugno e la richiesta del procuratore Federale Corrado De Biase fu di retrocessione diretta per il Verona e sei punti di penalizzazione per il Foggia da scontarsi nel campionato successivo. La Corte arrivò alla decisione di penalizzare entrambe le squadre di tre punti e di squalificare Affatato e Garonzi per tre anni e Fesce per tre mesi. Pochi giorni prima uscì la verità su quel trafiletto della Gazzetta dello Sport in riferimento agli orologi offerti a Menicucci. L’arbitro nel referto di quel Foggia-Milan scrisse di aver ricevuto i tre orologi di grande valore da parte di Affatato con l’avvertenza di nasconderli per evitare che qualcuno se ne accorgesse.

LA FESTA DELLA SAMPDORIA

Fra i due litiganti il terzo gode diciamo. Il 18 luglio la CAF ribaltò completamente tutto procedendo all’assegnazione diretta dell’Hellas Verona all’ultimo posto della classifica con conseguente retrocessione in B e alla penalizzazione di sei punti al Foggia. Quest’ultima penalizzazione fu decisiva per la Sampdoria che fece festa guadagnandosi la salvezza avendo superato il Foggia in classifica. Le squalifiche ai dirigenti saranno immutate. Il Verona poi continuò per tutta l’estate a fare ricorsi che però non vennero ritenuti validi per cambiare la decisione. Sarà per sempre un capitolo chiuso.

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