La vita spericolata di Breno, l’ex Bayern che incendiò casa da ubriaco

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La carriera discendente di Breno

Breno Vinicius Rodrigues Borges, con più nomi che partite giocate praticamente, è un calciatore brasiliano che milita nel Vasco da Gama. Può sembrare una storia normalissima fino a qua: un giocatore che gioca in un club brasiliano, che problema c’è? Nessuno infatti. Ma di normale non c’è nulla, sarà tutto anormale. Perchè nella sua esperienza Bavarese ne ha combinate di tutti i colori: dentro ma soprattutto fuori dal campo. Facciamo un passo indietro per conoscerlo meglio però. Breno crebbe nelle giovanili del San Paolo e venne lanciato nel calcio professionistico dallo stesso club tra il 2007 e il 2008. Era un difensore energico, veloce, bravo con entrambi i piedi e perfetto per caratteristiche nel giocare al calcio Sudamericano. Tanto è vero che venne paragonato anche a Lucio.

Venne eletto, inoltre, come miglior difensore brasiliano del campionato. Era dunque sulla bocca di tutti e molte squadre si interessano a lui, tra cui – in prima battuta – il Real Madrid che però non chiuse l’affare per una serie di dubbi sullo stato fisico del giocatore. Nell’estate 2008 arriva il Bayern Monaco di Rummenigge che sganciò 12 milioni di euro per assicurarselo con un contratto di 4 anni. Questo perchè il patron Bavarese l’aveva definito come l’investimento del futuro.

Una carriera distrutta, tra alcol e “fuoco”

Arrivò in una squadra piena di campioni: Ribery, Altintop, Podolski, Toni, Klose e tutti gli altri. Ma qualcosa andò storto. Heynckes non lo tenne in considerazione, sia per problemi fisici sia per problemi di ambientamento. I Bavaresi allora decisero di darlo in prestito, cercando però di farlo rimanere in Bundesliga per garantirgli una sorta di rodaggio del calcio tedesco. Va a Norimberga, ma anche lì farà lo spettatore non pagante. Al che in una partita di campionato parte titolare, ma se la fortuna è cieca la sfortuna ci vede benissimo. Contrasto di gioco e crociato che salta: l’inizio di un calvario lungo ed infinito.

Breno incomincia a cadere in depressione, nonostante un età di 19 anni. Al posto che seguire un determinato percorso di riposo e guarigione, segue l’alcol. “Bere per dimenticare” il suo slogan insomma. Una notte però esce completamente fuori dagli standard di normalità. Mentre moglie e figli (menomale) sono fuori ad un evento lui è ubriaco fradicio. Si apposta davanti alla villa -concessagli tra l’altro dal Bayern- dandogli fuoco e bruciando in pochi minuti. Per la Polizia sarà questione di pochi giorni per risalire al colpevole. Così venne condannato a 3 anni e 9 mesi di carcere con il benservito alla sua carriera da calciatore.

Dopo 380 giorni trascorsi nella prigione di Stadelheim, il 19 agosto 2013 Breno viene rilasciato. Risoluzione contrattuale col Bayern e ritorno a casa in quel San Paolo che tanto giovane lo aveva lanciato. Oggi a 32 anni (compiuti ieri!) dirige la difesa del Vasco da Gama, sperando e imprecando che abbia lasciato da parte definitivamente il vizietto dell’alcol.

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