La storica impresa del Campobasso contro la Juventus nel 1985

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QUANDO IL CAMPOBASSO BATTEVA LA JUVENTUS DEI CAMPIONI

Il 13 febbraio 1985 è una data che nessun tifoso del Campobasso può scordare. Quel giorno il calcio molisano raggiunse il picco assoluto, dando vita ad un’impresa che sarebbe rimasta nella storia. Si giocavano gli ottavi di finale di Coppa Italia e il Campobasso, dopo aver passato come seconda il proprio girone dietro al Verona di Briegel e Elkjaer, dovette affrontare i colossi della Juventus. Fu una giornata in cui le cronache sportive dell’epoca definirono rigidissima nel clima, ma caldissima sugli spalti del nuovo stadio Nuovo Romagnoli (detto anche Selvapiana), inaugurato quel giorno. Le stime sui tifosi effettivi non furono mai chiare: si parla di 30.000 spettatori ma si pensa che ce ne fossero di più. A Campobasso sbarcarono dei campioni assoluti: da Trapattoni a Paolo Rossi, Boniek e Scirea fino al pallone d’oro in carica Michel Platini.

In campionato i bianconeri ebbero un ruolo da comprimari, visto che rimasero sempre in posizioni di secondo piano. La lotta scudetto fu contesa tra Inter, Torino e Verona, e alla fine furono gli scaligeri a trionfare. Il fischio d’inizio venne fissato per le 15.15, un orario insolito per i molisani. In compenso, l’evento fu sentitissimo; una squadra di B stava per affrontare quella che 3 mesi più tardi avrebbe alzato una Coppa Campioni insanguinata. Il Romagnoli era pervaso da tutto: paracadutisti, bande musicali, fuochi d’artificio, sbandieratori. Perfino Aldo Biscardi era presente, per benedire il volo delle colombe. Sulla carta non c’era partita, ma quella giornata aveva totalmente un sapore diverso. Il primo che credette ad una possibile impresa fu il presidente Molinari, fiero di aver dato vita ad uno splendido impianto costruito in 180 giorni da Costantino Rozzi.

LA PARTITA

26.000 furono i biglietti venduti. Già troppi se consideriamo la capienza massima di 25.000 che prevede lo stadio. A guidare il Campobasso fu Marco Maestripieri, el gran capitan: “Eravamo sicuri di battere la Juventus quel pomeriggio”. Nel 1978 si accasò coi molisani e dopo quattro stagioni si rese protagonista nella cavalcata in Serie C che valse la promozione in cadetteria. Tra i Lupi spiccava anche Oscar Tacchi, un figlio d’arte che spaccava le partite a gara in corso ma che al tempo stesso pagò una grande pigrizia. L’allenatore Bruno Mazzia schierò un 4-3-3 asimmetrico ma di qualità: Ciappi in porta; Trevisan, Della Pietra, Progna e Anzivino in difesa; Goretti, Pivotto e Maestripieri a centrocampo; Rebonato, Perrone e Ugolotti il trio d’attacco. La Juve scese in campo consapevole della differenza abissale che c’era con gli avversari, con quella sufficienza che a volte costava caro.

Doveva essere una passeggiata per la band del Trap, e invece si trasformò in una catastrofe quel pomeriggio. Il tecnico lombardo non snaturò troppo l’11 titolare, e quindi: Bodini in porta; Scirea, Caricola, Favero e Pioli in difesa; Bonini, Prandelli, Vignola, Boniek e Platini in mezzo; Briaschi davanti. “Vietato prendere sotto gamba queste squadre di serie B”, disse Trapattoni. Un diktat non propriamente rispettato. Il Campobasso iniziò la partita caricando a testa bassa, con Pivotto a macinare chilometri su chilometri e Goretti a dare regia e tempi di gioco. Al 38° accadde l’incredibile: Ugolotti controllò di petto in area e con un sinistro non troppo irresistibile, deviato da Pioli, batté Bodini. 1-0 per i Lupi e il Romagnoli impazzito. Il risultato rimase indenne fino alla fine, e il Campobasso varcò il confine tra mito e leggenda.

Per i molisani bastò solo quella partita. Il ritorno poteva finire in qualunque altro modo, ma la gioia e l’ilarità spassionata di battere un essere così grande sarebbero rimaste ugualmente. Non c’era modo migliore per inaugurare il nuovo stadio. A Torino la Juve reagì e vinse 4-1, ma il sogno per i Lupi era appena iniziato.

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