La storia di Pickles, il cagnolino che salvò i mondiali inglesi del 1966!

pickles cagnolino mondiale

LA STORIA DI PICKLES, IL CAGNOLINO SIMBOLO DEL MONDIALE ’66

Il mondiale del 1966 è stato indubbiamente il più controverso della storia. Diversi furono gli avvenimenti sospetti che accaddero, specialmente le designazioni degli arbitri delle semifinali e la gestione di gara della finalissima. In particolare, il quarto di finale tra Inghilterra e Argentina suscitò diverse polemiche per la scelta di un arbitro tedesco nel dirigerlo. E infatti, proprio in quella partita, il capitano dell’Albiceleste Antonio Rattìn, venne espulso in maniera rocambolesca a seguito di un’incomprensione linguistica col direttore di gara. Fu da quel momento che nacque l’idea di creare un mezzo di comunicazione che superasse le barriere linguistiche: i cartellini. Quell’edizione, però, fu caratterizzata da un episodio particolare e alquanto incredibile. Per spiegarlo bisogna tornare indietro di 4 mesi rispetto alla data di inizio della Coppa del Mondo.

Il 20 marzo 1966 la Coppa Jules Rimet (nome del trofeo che dal 1930 veniva assegnato al vincitore del campionato del mondo di calcio), venne esposta all’interno della Methodist Central Hall, a due passi da Westminster Abbey e dal Parlamento. La coppa, creata dall’orafo parigino Abel La Fleur, era stata realizzata in stile art dèco e si presentava con una base ottagonale di marmo sulla quale poggiava una vittoria alata (statua di bronzo). Il tutto per un totale di un chilo e otto etti di oro a 18 carati. L’idea di presentare il trofeo prestigioso nacque da Stanley Gibbons, azienda specializzata in francobolli. Mai prima di allora la Coppa Rimet era stata esposta agli occhi di tutti e infatti, le primissime volte, furono tantissime le persone a spintonarsi per entrare a vedere quel reperto storico, situato dentro ad una teca.

IL GIORNO DEL FURTO

Tra lo stupore generale, due giorni dopo la coppa sparì. Il furto avvenne di domenica mattina, quando la mostra era chiusa e nella Hall si teneva una funzione religiosa. L’autore del furto si mescolò tra i fedeli riuscendo indisturbato a forzare il lucchetto che proteggeva il trofeo. Poi uscì dalla porta posteriore dell’edificio, manomessa senza troppi problemi. Chiaramente il rischio poteva esserci, ma nessuno avrebbe mai pensato che la coppa più prestigiosa della storia del calcio potesse essere rubata.

LA FIGURACCIA E L’ARRESTO DI JACKSON

Quando la notizia dello scippo diventò virale, scattò un putiferio. La polizia inglese fece una figuraccia di livelli planetari, visto che aveva un misero compito di sorvegliare un trofeo giorno e notte. Dopo una serie di prime indagini, la verità venne a galla: due uomini che dovevano stare di guardia anche nei momenti di chiusura al pubblico della mostra, non furono lì al momento della truffa. I giornali incominciarono ad impazzire e Scotland Yard (sede del Metropolitan Police Service) finì nell’occhio del ciclone. Anche dal Brasile campione in carica giunsero critiche feroci. Il lunedì arrivò una telefonata nell’ufficio di Joe Mears, capo della Football Association nonché presidente del Chelsea, il quale venne avvisato del fatto che il giorno successivo avrebbe ricevuto un pacco.

Il pacchetto arrivò puntuale e contenette un frammento della parte superiore della coppa insieme alla richiesta di riscatto di 15.000 sterline in banconote da uno e cinque. Il mittente era chiaramente il ladro, che lanciò in un secondo momento una minaccia; nel caso in cui Mears si fosse rivolto alla polizia, il trofeo sarebbe stato fuso. Senza pensarci troppo il presidente del Chelsea andò controcorrente alle richieste del malvivente e decise di avvertire Scotland Yard. Venne fatta preparare una valigetta con mazzette di carta straccia e un solo strato di banconote autentiche nella parte superiore. Jackson, il nome del truffatore, concordò un incontro con l’assistente di Mears a Battersea Park.

LA VERA IDENTITA’ DEL LADRO

Una volta incontrati, il ladro non si accorse che il contenuto della valigetta era falso; così salì sull’auto dell’uomo per condurlo al luogo in cui era stato nascosto il trofeo mondiale. Guardando nello specchio retrovisore, però, Jackson riconobbe un furgone della polizia e capì che era in trappola. Cercò di fuggire in un primo istante ma niente, fu catturato e incriminato per il furto della coppa Rimet. Dopo diversi interrogatori venne fuori che Jackson, conosciuto come Edward Betchley, si trattava di un pesce piccolo. Aveva ricevuto soltanto 500 sterline per agire da intermediario tra gli autori del furto e la Football Association.

L’ENTRATA IN SCENA DI PICKLES, IL CAGNOLINO CHE SALVO’ IL TROFEO MONDIALE

Tra interrogatori e continue indagini, la coppa non fu ancora ritrovata. Nel pomeriggio di domenica 27 marzo, il signor David Corbett uscì di casa per chiamare suo fratello, che a giorni sarebbe diventato padre. Nella loro abitazione a Upper Norwood, lui e la moglie Jeanne non avevano il telefono, dunque erano costretti a servirsi ogni volta della cabina telefonica. David approfittò dell’uscita per portare a spasso Pickles, il loro cagnolino di 4 anni che proprio il fratello gli aveva regalato quando era ancora cucciolo. Appena usciti in strada, prima che il padrone potesse infilargli il guinzaglio, Pickles si allontanò dirigendosi verso l’auto del vicino di casa. Lì si arrestò cercando di attirare l’attenzione di David. Per terra, vicino alla ruota anteriore, c’era uno strano pacchetto, avvolto in carta da giornale.

Corbett si chinò per raccoglierlo notando la pesantezza dell’oggetto. In quegli anni la minaccia dell’IRA (organizzazione militare irlandese) era molto forte, così l’uomo decise di lasciare al suo posto il pacchetto pensando potesse essere una bomba pronta ad esplodere. Alla fine la curiosità di David e i continui abbai del piccolo Pickles ebbero la meglio. Il padrone afferrò nuovamente il pacco e con massima cautela incominciò a strappare la carta che ricopriva un’estremità. Intravide subito una targhetta con dei nomi sopra incisi: Uruguay, Brasile, Germania Ovest e così via. Poi aumentò i giri strappando la carta con più foga e comparve una testa dorata di donna. Da grande appassionato di calcio qual era, Corbett ci mise pochissimo a capire la natura dell’oggetto che stava tenendo tra le mani e guardando con emozione.

LA GIOIA DEL PADRONE DI PICKLES

Così, insieme al suo piccolo cucciolo, tornò a grandi falcate a casa dalla moglie gridando: “La Coppa del Mondo! Ho Trovato la Coppa del Mondo”. Una sorta di “Andiamo a Berlino Beppe!”. L’euforia era quella. Successivamente prese la macchina e si precipitò allo stabilimento di polizia più vicino. Cercò di essere credibile al sergente che in un primo momento non credette alla realtà dei fatti. Non era uno scherzo: un cane di nome Pickles aveva risolto il caso e salvato i prossimi mondiali di calcio.

LA CERIMONIA DEL CAGNOLINO E LA TRISTE FINE

Dopo che l’Inghilterra di Hurst schiantò 4-2 in finale la Germania Ovest, Pickles e Corbett furono invitati al banchetto ufficiale con tutta la squadra. Per cerimoniarlo, al cagnolino fu concesso di leccare il piatto in cui aveva mangiato il suo padrone (QUI il video). Alcuni protagonisti di questa storia ebbero col passare degli anni un destino infelice. Joe Mears morì per un infarto a Stoccolma il 30 giugno del 1966, pochi giorni prima che iniziasse il mondiale. Il ladruncolo Jackson, invece, scontò due anni di carcere e morì di enfisema nel ’69. Chi ebbe una fine ancor più tragica fu proprio il nostro protagonista, Pickles. Un giorno del 1967 stava inseguendo un gatto quando morì impiccato con il proprio guinzaglio al ramo di un albero.

A meno di un anno dall’unico trionfo mondiale dell’Inghilterra, se ne andò via per sempre colui che era riuscito a ritrovare la coppa da far alzare ai giocatori il 30 luglio 1966. Il trofeo Rimet, comunque, visse una fase travagliata di vita. Durante la seconda guerra mondiale, per esempio, venne custodito a Roma dopo la vittoria italiana in Francia nel 1938. La città era occupata in quel momento dai nazisti e il segretario della Federcalcio, Ottorino Barassi, con un sangue freddissimo, nascose la coppa sotto il letto durante una perquisizione dei tedeschi che la stavano cercando disperatamente per farne un lingotto. Episodio analogo successe a Rio de Janeiro nel 1970 nella sede della Federazione brasiliana che tanto aveva criticato gli inglesi per tutto il caos dello scippo 4 anni prima.

IL GRANDE TRIBUTO A PICKLES IL CAGNOLINO

Pensate, in Brasile la coppa Rimet fu nuovamente rubata (sarà l’ultima volta) per poi essere fusa da un commerciante argentino. Oggi Pickles riposa ancora sotto il giardino di David Corbett, il suo padrone che divenne, grazie al suo cane, un personaggio mitologico per la Gran Bretagna. Il tributo è ancora forte ogni quattro anni, visto che prima dell’inizio di ogni mondiale i giornalisti inglesi si ricordano del piccolo Pickles, un bastardino che salvò la Coppa del Mondo 1966.

LEGGI ANCHE: JACK, IL CANE SALVA VITE CHE HA FATTO LA STORIA DELLO SWANSEA!

E’ uscito il nostro libro “frammenti di calcio”. Clicca QUI per acquistarlo

 

Uwe Bein

Uwe Bein, il “timido” trequartista tedesco Campione del Mondo nel ’90

Hellas Verona campione

La storica stagione ’84/’85 che incoronò l’Hellas Verona campione d’Italia.