La storia del primo allenatore italiano che riuscì a vincere all’estero!

Mario Astorri allenatore italiano estero

Ex calciatore, tra le altre, di Juventus e Napoli, Mario Astorri fu il primo allenatore italiano a vincere all’estero. Trasferitosi in Danimarca, iniziò la sua carriera da tecnico grazie ad un annuncio su un giornale, poi entrò nella storia!

MARIO ASTORRI, UN ALLENATORE ITALIANO ALL’ESTERO

Mario Astorri fu un ottimo calciatore. Nato in provincia di Piacenza nel 1920, dopo una lunga gavetta, si consacrò con le maglie di Juventus, Atalanta e Napoli. Con i bianconeri riesce perfino a far arretrare il grande Silvio Piola nel ruolo di mezzala e realizza ben 17 reti. Dopo una sola stagione, peraltro ottima, va in contrasto con l’allenatore Cesarini e chiede la cessione. Una costante della sua carriera, visto che Astorri, oltre all’importante talento, ha anche un pessimo carattere. Già in passato, con la maglia del Mestre, con cui aveva iniziato a giocare, aveva dato dimostrazione del suo stampo ben poco malleabile.

Lasciata la Juventus, segue un biennio non eccezionale all’Atalanta. Ben superiori le prestazioni con la maglia del Napoli. Al primo anno contribuisce a vincere il campionato di serie B con 8 reti. Stesso bottino la stagione seguente in serie A, con i partenopei che arrivano sesti. Giocherà altri due anni in Campania ma nell’ultimo campionato perderà il posto da titolare a favore del grande attaccante svedese Hasse Jepson. Termina la carriera tra Monza e Cenisia, prima di iniziare l’avventura da tecnico. Dopo le prime due esperienze con Meda e Arcore, prende l’epocale decisione di cambiare la propria vita e si trasferisce in Danimarca. Mario Astorri ha il sogno di diventare il primo allenatore italiano a vincere all’estero…e ci riuscirà!

L’ENTUSIASMANTE ESCALATION DANESE

Giunto in Danimarca, Mario Astorri deve necessariamente inventarsi un business per poter sopravvivere. Assieme alla moglie, apre un negozio che vende le famose cartoline che cantano. Per intenderci, quelle che quando vengono aperte, parte una melodia specifica. Inizialmente le cose sembrano andare abbastanza bene ma presto il successo svanisce. Il business va in malora e inoltre si innamora di una donna danese, finendo per divorziare dalla moglie. Senza più un centesimo in tasca, Mario ricorda il suo vero grande sogno: quello di diventare un allenatore. Non ha un curriculum entusiasmante e inoltre il calcio in Danimarca è ancora molto legato alla tradizione.

Basti pensare che per un calciatore danese che militava all’estero, vi era la totale preclusione alla convocazione in Nazionale. Questo divieto durò fino al 1971. Di pari passo, anche i campionati locali saranno impantanati nel dilettantismo fino al 1978. In un clima non propriamente incoraggiante, Mario Astorri tenta la via più banale ma efficace: mette un annuncio su un giornale locale! E nonostante la mentalità abbastanza chiusa dei danesi, già in quel periodo la prospettiva di un allenatore italiano all’estero fa gola. A chiamarlo non è una squadra blasonata ma per iniziare va benissimo: l’Horsholm. Il club milita in quarta divisione e con lui viene promossa in terza al primo tentativo.

Le ottime doti mostrate sulla panchina dell’Horsholm gli valgono la chiamata da parte del Koge BK, squadra di seconda divisione. Anche in questo caso, Astorri si mostra un tecnico preparatissimo e vincente e guida i suoi alla promozione in prima divisione. Nel primo anno nella massima serie, ottiene la salvezza senza patemi. La stagione seguente, nel 1967, passa sulla panchina dell’AB, una delle più blasonate di Danimarca. Il club biancoverde ha già vinto 8 campionati e con Astorri in panca infilano il nono successo nella loro storia. Curiosamente, sarà anche l’ultimo!

ANCORA VINCENTE

La vittoria di ben 3 campionati in 4 anni da allenatore all’estero, non passano inosservati e l’italiano Astorri continua la sua meravigliosa scalata. Nel 1968 viene chiamato a guidare la nazionale danese. Se ci pensate, è un qualcosa di epocale, visto che stiamo parlando di un movimento calcistico che non permetteva quasi neanche di andare a giocare all’estero. L’esperienza da CT, però, non sarà entusiasmante. Astorri fallisce l’accesso agli Europei, arrivando ultimo nel proprio girone e vincendo una sola partita. Inoltre, la vita da commissario tecnico non fa per lui, preferendo il lavoro quotidiano sul campo.

Così, nella stagione 1969 torna alla guida di squadre di club, accettando la corsa dell’Hvidovre. Con una formazione rimaneggiata e piena di infortunati, fa comunque un cammino miracoloso e arriva al quarto posto. In Danimarca è considerato un vero e proprio mago della panchina ormai. Dopo un’esperienza all’Holbaek, viene chiamato da un’altra grande squadra danese, il Copenaghen, noto anche come KB. Con il team della capitale vince il suo secondo scudetto. Durante questa esperienza, inoltre, scopre Michael Laudrup nelle giovanili del club e lo segnala alla Juventus. Quando il gioellino danese, nel 1983, firmerà con i bianconeri, la trattativa avverrà proprio nel salotto della casa di Mario Astorri.

Purtroppo, però, la carriera di Mario subisce improvvisamente una brusca frenata. Forse colpa del carattere, forse qualche problema di salute che inizia a farsi spazio. Sta di fatto che dopo il campionato vinto a Copenaghen, il tecnico italiano resta fermo per ben 4 anni. Farà un ultimo campionato da allenatore nel 1978 sulla panchina dell’Hellerup, in seconda divisione, subentrando a stagione in corso. Ritiratosi dalla fruttuosa e lunga carriera di tecnico, apre un negozio di articoli sportivi. Qualche tempo dopo, però, nel 1989 muove all’età di 69 anni in seguito a una malattia. Un vero pioniere per gli allenatori italiani all’estero. Un uomo capace di portare in alto il tricolore ben prima dei vari Capello, Ancelotti, Conte, Mancini, Ranieri, eccetera. Forse, col senno del poi, avrebbe meritato anche una chance in Italia!

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