La nascita delle telecronache sportive: reliquie che hanno fatto la storia

Storia ed evoluzione delle telecronache sportive raccontate da figure divenute mitologiche

LA STORIA DELLE TELECRONACHE SPORTIVE

La storia del calcio è stata dipinta da tante cose: gol fantasmagorici, dribblomani nati che ci hanno fatto esaltare, fenomeni parastatali a cui ci si chiede ancora oggi come sono arrivati a giocare a quel livello. Una storia contraddistinta da favole, da successi insperati da parte di squadre a cui non si dava neanche un centesimo. Da allenatori che hanno rivoluzionato il modo di stare su un rettangolo verde, curando qualsiasi particolare tattico. Da arbitri corrotti, da guardalinee in malafede. Chi più ne ha, più ne metta, insomma. Ma se tutti noi ci siamo appassionati al gioco, anche chi in epoche diverse, la radiolina e la televisione sono stati due mezzi indispensabili. Entrambi diffusori di contenuti, alimentati e narrati dal pathos che suscitavano quelle personalità che erano il motore del loro funzionamento.

In parole povere, i radiocronisti, oggi tele-cronisti. Figure idolatrate quasi sullo stesso piano dei più grandi calciatori e che hanno avuto un impatto devastante nelle case dei tifosi. Victor Hugo Morales è stato l’emblema di tutto questo: giornalista che per 30 secondi ha fatto venire i brividi a mezzo globo per aver commentato il gol di Maradona al Mondiale ’86 contro l’Inghilterra. Quel “Siempre Maradona! Genio, Genio Genio ta-ta-ta-ta-ta-ta… Goooooool… Gooooool”, rimane un’autentica reliquia che ha accompagnato il Gol del Secolo nel decimo cerchio del Paradiso dantesco. Ora, riavvolgiamo il nastro per raccontare come si è evoluto questo mondo della cuffia fino ai giorni d’oggi.

LA FENOMENOLOGIA

Il 25 marzo 1928 è una data cruciale per questo tema. Allo stadio del Partito Fascista di Roma, diventato poi Flaminio, si giocò un’amichevole tra Italia e Ungheria. Per la prima volta nella storia italiana, le partite arrivarono nelle case, mentre prima si potevano guardare solo dal campo o al massimo si poteva leggere il resoconto del giorno dopo sui giornali. Giuseppe Sabelli Fioretti raccontò per La Gazzetta dello Sport la partita in radiocronaca. Il giornalista si occupava principalmente di ciclismo e pugilato, ma inconsapevolmente si ritroverà a scrivere una pagina della storia dello sport. La partita finì 4-3 per gli azzurri di Augusto Rangone, dopo essere andati sotto di due reti all’intervallo.

Un’altra data storica da cerchiare è il 21 ottobre 1953. La Rai mandò in onda per la prima volta in assoluto, in diretta TV, un evento legato alla Nazionale italiana. Quella che doveva essere una semplice amichevole in realtà si tramutò in un allenamento dell’Italia a San Siro. Si sfidarono le squadre gialle e verdi con i fratini, e alla fine vinsero i primi 4-2. Venne trasmesso solo il secondo tempo di una gara con due frazioni da 35 minuti. In telecronaca, Nicolò Carosio e Carlo Bacarelli. Carosio effettuò per 37 anni (1933-1970), le cronache delle partite della Nazionale italiana. Anche se la sua storia poteva finire in una tragedia.

Il destino ha voluto che nel 1949 il radiocronista rinunciasse alla trasferta di Lisbona del Grande Torino per seguire la cresima del figlio. Nessun’altra scelta poteva rivelarsi più opportuna, visto cosa successe quel 4 maggio. Re assoluto di Tutto il calcio minuto per minuto, Carosio riuscì a rivoluzionare il linguaggio della radiocronaca, con quel suo “Quasi gol” che ripeteva a voce alta quando qualcuno sfiorava una rete.

DA MARTELLINI A SANDRO CIOTTI

Poi ci sono stati gli anni del buon Nando Martellini, storica voce dell’Italia Campione d’Europa nel ’68. Nel 1970 dovette sostituire improvvisamente Nicolò Carosio, protagonista in negativo di una topica in Italia-Israele. Dopo l’annullamento di un gol a Gigi Riva, il cronista fu colpevole di aver chiamato “etiope” il guardalinee per due volte, mandando su tutte le furie la nazione ex colonia italiana che attraverso l’ambasciatore a Roma pretese la sospensione di Carosio. La conseguenza portò alla nascita di una storia fatta di razzismo inesistente e che andò a toccare la carriera di un grande uomo. Alla fine tutti capirono che si trattava di un equivoco. Non a caso, nel 2009, ben 40 anni dopo, Massimo De Luca alla Domenica Sportiva mandò in onda l’audio delle esatte parole di Carosio per smentire tutta la vicenda.

Telecronache è anche un sinonimo di Sandro Ciotti, che con quel “Clamoroso al Cibali” in un Catania-Inter del 1961 diventò una delle voci più apprezzate. Anche se, scavando a fondo, non esistono prove concrete di quanto affermato da Sandro: una serie di studi affibbiano la frase a Ezio Luzzi o Nuccio Puleo. Una delle più grandi caratteristiche di Ciotti derivò da un problema di salute. Un’edema alle corde vocali che lo colpì dopo 14 ore di diretta sotto la pioggia per le Olimpiadi di Città del Messico del 1968. Una voce che verrà comunque imitata e che lascerà un ricordo indelebile. Tra i momenti che vengono rammemorati ce n’è anche uno legato ad una tragedia di quando annunciò nel 1989 la tragica morte di Gaetano Scirea a causa di un terribile incidente.

Ciotti funse da contraltare di Pizzul e della coppia Caputi-Bulgarelli a Usa ’94, facendo la radiocronaca della gara e impazzendo letteralmente al gol di Roberto Baggio in Italia-Nigeria con un “Santo Dio, era ora!!”. Sandro appese le cuffie al chiodo nel 95/96 con un Cagliari-Parma che rimarrà l’ultima partita commentata, nella quale si prese una manciata di secondi per dire: “E’ stata la mia ultima radiocronaca per la Rai, un grazie affettuoso a tutti gli ascoltatori, mi mancheranno”.

L’IMPATTO DI BRUNO PIZZUL SULLE TELECRONACHE SPORTIVE

Il passaggio dalle radio alle pay-per-view fu una svolta epocale, specie in ambito giornalistico. Senza schermo, il radiocronista era obbligato a ricostruire l’immagine all’ascoltatore, dando una serie infinita di dettagli: la posizione dei giocatori, cosa stavano facendo in quel momento e perché. Tutte cose che non gli permettevano mai di stare in silenzio, a differenza di quanto vediamo oggi. Bruno Pizzul è stato un rivoluzionario del commento, anche se lui rimase sulla spirale della “cronaca”. Debuttò in un Juventus-Bologna di Coppa Italia che si giocava sul neutro di Como. Arrivò in postazione con ben 15 minuti di ritardo, iniziando la cronaca al 16esimo per poi rimediare dopo visto che la partita era in differita.

La prima grande finale commentata fu Germania Ovest-URSS 3-0 del 1972, disputata a Bruxelles. Il primo successo di una squadra italiana in Europa, invece, fu la vittoria del Milan sul Leeds United il 16 maggio 1973, nella finale di Coppa delle Coppe. Pizzul visse anche la strage dell’Heysel del 1985: quella che doveva essere una semplice finale di Champions tra Juventus e Liverpool si trasformò in una disgrazia. Dal Mondiale del 1986, Bruno divenne il cronista della Nazionale italiana per la Rai dopo un malore che aveva colpito Nando Martellini per l’altitudine. La carica la mantenne fino al 21 agosto 2002 per Italia-Slovenia finita 0-1.

Altri innovatori di questo settore furono i brasiliani che acquistarono TeleMonteCarlo. La novità fu quella di affiancare al giornalista la figura del talent, quasi sempre un ex calciatore. Luigi Colombo e Giacomo Bulgarelli, Altafini con Massimo Caputi prima, e Caputi con Bulgarelli poi, diedero vita ad un nuovo modo di fare cronache sportive. Questo perché la presenza vicino al cronista di un tecnico o ex giocatore rendeva il racconto molto più tecnico e approfondito, più avvincente. In questo senso, molto bravo fu Giacomo Bulgarelli, il quale diede grande lirismo alle radiocronache.

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