La media inglese: una statistica del calcio completamente dimenticata

Media inglese calcio

La media inglese è stata una statistica del calcio molto adoperata fino alla metà degli anni ’90. Sempre presente nelle classifiche dei giornali quotidiani, andò via via perdendo di fascino e di interesse fino a scomparire quasi del tutto.

LA MEDIA INGLESE NEL CALCIO

I più giovani appassionati, probabilmente, non ne hanno mai sentito parlare e non ne conoscono minimamente le caratteristiche. Eppure, la media inglese è stata una delle statistiche più comuni del calcio “passato”. Una presenza praticamente immancabile nelle varie classifiche, seppur senza una vera e propria valenza. Ma vediamo, nel dettaglio, di che cosa si tratta. La media inglese, nota anche come media scudetto, valuta il rendimento di una squadre nelle partite in casa e in quelle in trasferta.

Si tratta, quindi, di un efficace parametro per esaminare, tramite un punteggio, se il cammino di una compagina sia in linea con le aspettative o meno. Il calcolo è semplice. Basandoci inizialmente sull’epoca in cui venivano dati i 2 punti per la vittoria, scopriamo che la media inglese assegnava -1 in caso di pareggio, -2 in caso di sconfitta interna e 1 punto in caso di vittoria, 0 in caso di pareggio e -1 in caso di sconfitta esterna. Pertanto, un punteggio quanto più vicino allo 0 rappresentava un valido indicatore finale di una stagione altamente positiva.

Veniva data grande importanza al fattore casalingo, da valutare come un vero e proprio fortino dove cercare di ottenere la massima posta in gioco. In trasferta, invece, ci si poteva “accontentare” di un pareggio. A fine anno, questa media, corrispondeva poi sempre con la classifica definitiva del campionato. Chi vinceva lo scudetto tendeva ad avere un saldo positivo nella media inglese, chi si qualificava per le coppe navigava attorno allo 0 mentre via via che ci si avviava verso i bassifondi della graduatoria, il saldo si faceva sempre più negativo.

IL PASSAGGIO AI 3 PUNTI PER VITTORIA

Nel corso della storia della media inglese, il punteggio migliore fatto registrare nella nostra Serie A (nell’epoca delle 16 squadre) appartiene alla Juventus 76-77. Una stagione memorabile quella dei bianconeri, che vinsero lo scudetto ottenendo ben 51 punti in classifica, frutto di 23 vittorie, 5 pareggi e sole 2 sconfitte. La squadra di Trapattoni ottenne una media inglese di +6. Basandoci invece sul passaggio ai 18 club, ecco che troviamo un +7 dell’Inter 88-89, sempre allenata dal Trap. I nerazzurri vinsero 26 delle 34 partite in programma. Nel 1994, poi, il calcio passò all’assegnazione dei 3 punti in caso di vittoria. Una maniera per dare più spinta alle squadre nel cercare il pieno successo e non farle accontentare di un pareggio che, in passato, avrebbe invece smosso la classifica.

Di conseguenza, anche la media inglese fu costretta ad adattarsi al cambiamento del calcio moderno. Considerando che, mentre prima sarebbero bastati 2 pareggi per bilanciare una mancata vittoria, ora ne occorrevano ben 3. Il nuovo punteggio della media scudetto divenne il seguente: 0 punti in caso di vittoria, -2 in caso di pareggio, -3 con una sconfitta interna e 2 punto in caso di vittoria, 0 con un pareggio e -1 per una sconfitta esterna. Adatta ai cambiamenti, la media creata per l’appunto in Inghilterra, aveva ancora ragione di esistere, o forse no. Sempre in questi anni, infatti, si svilupparono una serie di fattori che, inevitabilmente, segnarono la decaduta totale di questa statistica. Andiamo a vederli nel successivo paragrafo.

LA SCOMPARSA DELLA MEDIA INGLESE

Con i cambiamenti sempre più vertiginosi che il calcio, soprattutto a partire dagli anni ’90, stava effettuando, la media inglese iniziò a perdere sempre più valore. Il punteggio finale di questa graduatoria, del tutto indicativa, era sempre più “sballato” e, quindi, sempre meno utile a valutare l’andamento di una squadra. In primis, occorre partire dall’epocale novità, introdotta nel 1992, di non permettere più al portiere di prendere la palla con le mani sul retropassaggio del compagno. Fino a quel momento, la palla dietro al proprio numero 1 rappresentava un’efficacissima maniera per perdere tempo nei minuti finali.

Una valida alleata del pareggio, che era un fattore determinante per la perfetta riuscita della media inglese. L’aumento esponenziale delle vittorie in trasferta iniziò a mandare in tilt i dati. Successivamente, è da tenere conto anche del sempre più predominante dislivello economico  e tecnico tra le big e le altre compagini che hanno preso parte alle varie edizioni della Serie A. La differenza, a volte imbarazzante, nella qualità delle rose ha portato le grandi squadre a interpretare le partite, in casa o in trasferta che fossero, con la stessa identica attitudine.

Una costante ricerca dei 3 punti e una sensazione di fallimento ogni qual volta non arrivasse il bottino pieno.  Per queste due ragioni, perse totalmente di valore anche il cambiamento di punteggio della media inglese dopo il passaggio ai 3 punti di cui parlavamo prima. Il caso più eclatante è quello della Juventus di Antonio Conte, che nel campionato 2013-2014 ottenne il record di 102 punti sul campo. Tramutandola in media inglese, si sarebbe arrivato all’impressionante saldo di +26. Per questi motivi, i giornali iniziarono progressivamente a eliminarla dalle loro classifiche, dando più risalto ad altri dati, come il cammino in casa o in trasferta oppure la differenza reti!

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