La controversa odissea greca di Alberto Malesani al Panathinaikos!

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Alberto Malesani fu l’allenatore del Panathinaikos per due stagioni. Il tecnico italiano, dopo un ottimo primo scorcio di avventura in Grecia, non riuscì ad alzare le aspettative del suo club. Attanagliato dalle polemiche con la stampa e dalle critiche dei tifosi, lasciò l’incarico al termine del secondo anno per tornare in Italia.

ALBERTO MALESANI, DALL’ITALIA ALL’OFFERTA DEL PANATHINAIKOS

Ricordarlo solo per i celeberrimi sfoghi in sala stampa è del tutto ingeneroso, perché Alberto Malesani, al fronte di qualche esperienza finale della carriera non propriamente entusiasmante, è stato un buonissimo allenatore. Ad oggi, risulta essere l’ultimo tecnico italiano ad aver vinto una Coppa Uefa (o Europa League che dir si voglia) e si è fatto apprezzare in piazze ambiziose come Firenze e Parma. Ai tempi della Viola, ad esempio, si narra spesso di un Batistuta letteralmente affascinato dalle lezioni tattiche dell’uomo di Verona. A Parma, invece, pur avendo vinto ben 3 trofei, lo si accusa di non aver lottato fino a fondo per lo scudetto, nonostante la rosa fortissima.

Dalla successiva avventura nella sua Verona, dove aveva già allenato il Chievo, qualcosa iniziò ad andare storto. Dopo un meraviglioso girone di andata, l’Hellas, ad un passo dalla zona UEFA, ebbe un crollo inspiegabile. La misera manciata di punti ottenuti dopo il giro di boa, portò il club scaligero dritto dritto alla retrocessione. L’annata seguente, Malesani fu chiamato a Modena, con l’intento di salvare la squadra. Dopo un buon inizio di campionato, i Canarini accusarono una netta flessione che costò la panchina al tecnico veronese. Nell’estate del 2004, Alberto Malesani ricevette molte chiamate dall’estero, tra cui proprio il Panathinaikos, ambiziosa società greca. In un primo momento, però, intenzionato a restare in Italia, l’allenatore declinò ogni proposta.

L’ARRIVO IN GRECIA A STAGIONE IN CORSO

Col passare delle settimane, Alberto Malesani constatò che di vere e proprie offerte dall’Italia non ne erano arrivate e iniziò, pian piano, ad ammorbidire la sua posizione nei confronti della pista straniera. I greci del Panathinaikos, dal loro canto, non abbandonarono mai il nome dell’italiano, ritenuto l’elemento ideale per crescere anche in ambito europeo. Proprio gli ellenici, inoltre, stavano vivendo una stagione complicata. Nel campionato precedente, il 2003-2004, si erano laureati Campioni di Grecia, precedendo il fortissimo Olympiakos anche e soprattutto grazie al lavoro del tecnico israeliano Schum. Quest’ultimo, però, piuttosto a sorpresa, preferì cambiare aria e si traferì in Bulgaria al Litex Lovech.

Per rimpiazzarlo, il Pana scelse il ceco Zdenek Scasny ma le cose non andarono per il verso giusto. Fin dalle prime battute del campionato ellenico, l’Olympiakos prese un importante vantaggio, mentre i verdi di Atene erano impantanati nelle posizioni medio-alte e ben distanti dalla zona Champions. Così, a febbraio, il presidente Vardinogiannis allontanò Scasny e affidò la panchina del Panathinaikos ad Alberto Malesani. Per il tecnico veronese, il compito si presentava tutt’altro che semplice. Innanzitutto, avrebbe dovuto operare con una rosa già costruita e senza una finestra di mercato aperta per rinforzarla. Poi, c’era da rigenerare un ambiente depresso, con molti calciatori scontenti e una tifoseria che iniziava a fare pressione. Il tutto, senza dimenticare la classifica, che rischiava di diventare avvilente senza un repentino cambio di passo.

L’ENTUSIASMANTE RIMONTA DEL PANATHINAIKOS DI ALBERTO MALESANI

Pur non avendo potuto operare sul mercato, Alberto Malesani si ritrovò comunque un Panathinaikos di buona qualità tra le mani. Tra i pali, il portiere croato Mario Galinovic rappresentava una garanzia per il calcio greco. La retroguardia era composta da diversi “nazionali” come il danese Henriksen, il sudafricano Morris, il greco Kyrgiakos e i cechi Vyntra e Skacel. A centrocampo spiccavano elementi di valore come Basinas, Sapanis, il croato Maric e il rumeno Sanmartaen. Sulla trequarti imperversava una vecchia conoscenza del calcio italiano: l’ex Fiorentina Ezequiel Gonzalez. Attacco affidato alla velocità e all’esuberanza del finalizzatore nigeriano Olisadebe, affiancato dal bomber greco Gekas. Grazie anche all’acume tattico di Malesani, che diede organizzazione e gioco alla squadra, il Pana iniziò improvvisamente a marciare a pieno ritmo.

All’esordio, avvenuto tra le mura amiche contro il Kalamarias, i Verdi vinsero con un secco 5-1. Seguì una lunghissima striscia di risultati utili consecutivi. Di fatto, dall’avvento di Malesani in panchina, il Panathinaikos non perse neanche una partita sino al termine del campionato. Il bottino parlava di 9 vittorie e 4 pareggi. Spiccava, ovviamente, il successo per 1-0 contro la capolista Olympiakos, giunto grazie ad un gol di Kostantinou in chiusura di primo tempo. Al termine del campionato, il Panathinaikos era riuscito a risalire sino al secondo posto, agguantando una fondamentale qualificazione alla Champions League. La sensazione comune era che quella squadra, in mano a Malesani sin dall’inizio del torneo, avrebbe davvero potuto bissare il successo dell’anno prima.

UN IMPONENTE CALCIOMERCATO E LE PRIME DIFFICOLTA’

La seconda stagione, che di fatto sarebbe stata anche la prima “intera” di Alberto Malesani al Panathinaikos, era contornata da grandissime aspettative. La società accontentò il tecnico con un calciomercato importante. A rinforzare la compagine ellenica giunsero elementi di grande spessore. In difesa fu prelevato il forte croato Igor Biscan. Il centrocampo fu puntellato da un vero e proprio colpaccio, corrispondente al nome di Flavio Conceicao, regista brasiliano dall’imponente passato. Sempre il reparto mediano beneficiò anche dell’innesto dell’olandese Wooter mentre in attacco arrivò l’ungherese Torghelle. Quest’ultimo andava ad affiancare le due riconferme di lusso Gekas e Olisadebe, per cui la società aveva resistito alle numerose sirene di mercato provenienti dall’estero.

L’inizio della stagione fu tutto sommato buono. Nel preliminare di Champions, il Panathinaikos riuscì a ribaltare la pesante sconfitta di Cracovia col Wisla, vincendo per 4-1 ad Atene nel ritorno. Inserito poi in un girone complicato con Barcellona, Udinese e Werder Brema, il club greco si fece valere nelle prime gare. Dopo la pesante battuta d’arresto con l’Udinese, infatti, Malesani riuscì a fermare il Barca sul pareggio e battere i tedeschi, rimanendo in piena corsa qualificazione. Anche in campionato, inizialmente, le cose andarono piuttosto bene, con la squadra che seppe riprendersi da un avvio non esaltante con un buon filotto di risultati utili consecutivi. La situazione, però, si complicò attorno alla seconda metà del mese di novembre, con il Panathinaikos che vide allontanarsi tutti gli obiettivi stagionali.

LA TRAGICOMICA CONFERENZA STAMPA E L’ADDIO DI ALBERTO MALESANI AL PANATHINAIKOS

In Champions, il girone di ritorno fu del tutto negativo e portò il club all’ultimo posto. In Coppa di Grecia, invece, giunse una clamorosa eliminazione per mano del modesto Ergotelis. Neanche in campionato le cose andavano per il verso giusto. Mentre l’Olympiakos manteneva un’impressionante media punti, gli uomini di Malesani frenavano perdendo con l’Atrimitos e pareggiando con l’Iraklis. Un rendimento che, come accade spesso nel calcio, fece totalmente dimenticare quanto di buono fatto dall’allenatore italiano nei mesi precedenti. La stampa iniziò ad attaccarlo con cadenza quotidiana, screditando il suo lavoro e la sua professionalità e sventolato presunte crepe nello spogliatoio.

La tifoseria, nota per essere molto umorale e incandescente, cominciò a contestare la squadra senza sosta. Così, il 16 dicembre, dopo il passo falso con l’Iraklis, Alberto Malesani si presentò in conferenza stampa col chiaro intento di difendere il proprio operato e quello della società. In una sfuriata che divenne assolutamente virale e durata diversi minuti, il tecnico veronese attaccò pesantemente la stampa locale. Notando che, a più riprese, i giornalisti presenti ridevano palesemente di lui, Malesani andò letteralmente in bestia. Di fatto, col senno del poi, quella famosa conferenza rappresentò anche il canto del cigno della sua carriera.

Da quel momento, Malesani fu ricordato quasi unicamente per le sfuriate dinanzi ai giornalisti e per le colorite espressioni utilizzate e sempre meno per il suo lavoro sul campo. Pur in un clima di guerriglia con stampa e tifoseria, Alberto Malesani rimase sulla panchina del Panathinaikos sino al termine della stagione. La squadra ebbe una graduale crescita di rendimento, disputando un ottimo girone di ritorno e agguantando il terzo posto, utile a qualificarsi alla seguente Coppa Uefa. Portato a termine il suo lavoro, l’allenatore italiano lasciò la squadra greca, restando fermo alcuni mesi per poi accettare l’offerta dell’Udinese.

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