Fabrizio Maiello, dalla Banda della Magliana al rapimento di Gianfranco Zola…

Fabrizio Maiello Banda della Magliana Zola

Dalla Banda della Magliana al mancato rapimento di Zola, la storia di Fabrizio Maiello non è una storia come tutte le altre. Questa è una storia di sogni infranti, amore per il calcio e di come un episodio possa portare una promessa del calcio italiano a diventare un criminale. Fabrizio, giovane calciatore della primavera del Monza, dopo un grave infortunio, si è ritrovato a vivere una vita diversa da quella che si aspettava.

FABRIZIO MAIELLO E L’INCONTRO CON MARCELLO COLAFIGLI, BOSS DELLA BANDA DELLA MAGLIANA

La notizia della rottura del ginocchio ha cambiato definitivamente la vita di Fabrizio Maiello. Da quel giorno iniziò a frequentare le persone sbagliate, a spacciare droga e compiere qualche furto. A soli 18 anni ricevette il primo arresto.  In seguito finì nell’OPG di Reggio Emilia e proprio lì conobbe Marcello Colafigli, uno dei boss della Banda della Magliana, conosciuto come il “Bufalo” nella famosa serie tv. Fabrizio trascorreva le sue giornate in carcere pensando continuamente al pallone e a giocare con gli altri detenuti, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Maradona”. Spesso si ritrovava in campo proprio con il Bufalo, Fabrizio in attacco e Colafigli in difesa. A volte nasceva qualche screzio ma era meglio lasciare stare, il boss della Magliana era un tipo molto permaloso. Proprio in quel periodo, Fabrizio Maiello iniziò ad architettare un piano, riguardante il calciatore Gianfranco Zola.

IL MANCATO RAPIMENTO A GIANFRANCO ZOLA

Nel 1994, Fabrizio Maiello riceve un permesso premio e insieme ad alcuni suoi amici inizia a girare l’Italia mettendosi sulle tracce di Gianfranco Zola, allora giocatore del Parma. L’idea era quella di fare un sequestro lampo di 24/48 ore e di chiedere un riscatto al Presidente Tanzi. Dopo aver assistito a qualche allenamento, un giorno decisero di seguirlo a bordo di una macchina rubata. Ma accadde qualcosa che non si sarebbero aspettati. Zola si fermò a un distributore di benzina e si ritrovò faccia a faccia con Fabrizio, gli sorrise e chiese a lui e ai suoi amici se volessero un autografo. Nella testa di Maiello, cambiò tutto e iniziò a domandarsi cosa stesse facendo. Scambiò due parole con l’attaccante sardo e si fece autografare la carta d’identità. Nonostante le pressioni dei suoi amici, Fabrizio decise di rinunciare al rapimento.

I RECORD DI FABRIZIO MAIELLO

Da quel giorno, saltato il rapimento di Zola, qualcosa scatta nella testa di Fabrizio Maiello. Decide di partecipare a una gara podistica all’interno del carcere a modo suo, cioè palleggiando. Si allena 4 ore al giorno, per 10 anni, passo dopo passo, palleggio dopo palleggio. Clicca QUI per vedere i suoi palleggi. Nel 2001 percorrerà 5 chilometri con la palla attaccata alla testa, un record che però non gli verrà mai riconosciuto dal Guinness dei primati per qualche problema di burocrazia.

Foto: Sito ufficiale Quotidiano Canavese

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