Da Batistuta a Zamorano, la magia del numero 18 nel calcio

numero 18 calcio

La numerologia nel calcio, a costo di avere la ‘9’

Da anni nel calcio avere un determinato numero significa tanto. Responsabilizza, deresponsabilizza, ti amalgama come leader o invece come una rivelazione. Spesso ti persuade anche la mente, perchè tu che lo indossi sai benissimo chi è stato il tuo antenato. Nel calcio – si sa – avere la 9 o la 10 è un prestigio. Parlando del primo numero, spesso negli anni abbiamo visto situazioni in cui a costo di avere quel numero, ci si appropria di qualcos’altro che faccia si che possa rinvigorire il numero 9. Infatti il numero 18 nel calcio potrebbe passare in secondo piano essendo visto come un numero qualsiasi ma in realtà non è stato proprio così. Fu per esempio una seconda scelta per Batistuta alla Roma e Zamorano all’Inter. Non solo: Cassano, Baggio e Ibrahimovic sono altri esempi. Giocatori di un certo rango insomma.

Il calciatore più conosciuto con quel numero è stato sicuramente Ivan Zamorano. Vi ricorderete l’estate del 97′ quando Ronaldo, già conosciuto come R9, arrivò all’Inter sull’onda dell’entusiasmo con la pretesa di avere il suo numero che però era occupato dal Cileno che non gliela lasciò. Il Fenomeno prese per la prima stagione la numero 10 che però non sentiva sua e la stagione seguente andò da Moratti ad imprecarlo di far lasciare la 9 a Zamorano. Alla fine il cileno gliela lascia per modo di dire. Moratti per non deludere il suo attaccante gli darà la 18 con l’aggiunta di un ‘+’ tra i due numeri, in questo modo anche Ivan poteva considerarsi un 9 ‘anarchico’.

Stesso percorso di Batistuta, Baggio e Cassano

Stesso discorso per Gabriel Omar Batistuta che da ultra trent’enne nell’estate 2000 approda a Roma. Davanti a lui ci sarà Vincenzo Montella con la maglia numero 9 e che non avrà la minima intenzione di lasciargliela. Risultato? Semplice, numero 18. Sull’orme di Bam-Bam Zamorano. Ma non è finita qui. Il 18 è un numero trasformista perchè oltre a fare una semplice somma ci si può impegnare per trasformarlo in qualcos’altro. In parole povere: il numero 8 alla fine è come se fosse formato da due Zeri e con il numero 1 di fianco può uscirne fuori un 10. Si lo so, è un po da fuori di testa ma sta di fatto che Roberto Baggio se lo immaginò così al suo arrivo al Milan nel 95.

Indossò la 18 visto che la 10 era occupata da Savicevic. Tra l’altro fu un numero che indossò anche in Nazionale ai mondiali Francesi, visto che la 10 vera e propria era occupata da Del Piero. Ma con il 18 come si fa a non ricordare il talento più cristallino mancato al nostro calcio, Antonio Cassano. Il 18 per lui avrà un sapore diverso però: con quel numero l’abbiamo visto esplodere a Bari, anche se per modi di giocare, eleganza e magia la 10 gli calzava a pennello. Quel 18 se lo portò anche a Roma visto che era occupato da un certo Francesco Totti.

E Ibra?

Zlatan in tutta la sua carriera si è legato poco ad una singola squadra, quindi figuriamoci ad un numero. Basta vederlo adesso al Milan, prima col 21 e poi con la 11. Numeri normalissimi. Ma quando arrivò a Parigi nel 2012 fece di tutto per avere la 10. Non si sa quale sia stato il vero motivo ma la voleva a tutti i costi. Pensate che nel giorno della presentazione presentò la sua maglia senza il numero, in quel momento posseduto da Nenè. Iniziò la stagione con la 18 per poi chiudere con la 10 ma solo in campionato. Il regolamento UEFA non prevedeva il cambio dei numeri di maglia.

Dunque questa è una breve storia del numero 18 nel calcio, da numero semplice e banale a numero magico e pieno di trasformazioni  che venne portato sulla schiena da giocatori che hanno scritto pagine e pagine di calcio italiano e internazionale!

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