Quando Ronaldo riscrisse le leggi della fisica contro lo Spartak Mosca

Ronaldo Spartak Mosca

Il 14 aprile del 1998, un devastante Ronaldo, in un campo ben oltre il limite della praticabilità, stesse da solo lo Spartak Mosca. Una doppietta che trascinò l’Inter alla finale di Coppa Uefa contro la Lazio.

L’INTER DI RONALDO E LA SEMIFINALE CONTRO LO SPARTAK MOSCA

E’ il primo anno del Fenomeno in Italia, stagione 97-98. In quel preciso momento, non c’è nessuno al mondo come lui. E’ un qualcosa di mai visto su un campo di calcio. Un giocatore fenomenale, capace di regalare dribbling e delizie tecniche ad una velocità inaudita. Quando ha voglia, le partite le vince da solo e in quell’anno la voglia ce l’ha spesso. Se lo godono Gigi Simoni e Massimo Moratti, rispettivamente allenatore e presidente dell’Inter. Il grande colpo dell’estate sta ripagando, con il suo immenso talento, i 48 miliardi spesi e tutta la tifoseria nerazzurra sogna, lecitamente.

In campionato è un continuo inseguimento alla Juventus, tra polemiche feroci che minano la quiete della Serie A. Alla fine, l’Inter di Simoni dovrà arrendersi, anche per via di uno scellerato pareggio a reti bianche contro il Piacenza in casa in una delle ultime giornate. In Europa, invece, il club lombardo si spinge fino in fondo. Un cammino non semplice quello dei nerazzurri, capaci di eliminare Neuchatel Xamax, Lione, Strasburgo e Schalke 04. In semifinale, il sorteggio abbina l’Inter al sorprendente Spartak Mosca. Sulla carta, sembra una partita senza storia, il campo dirà altro.

I russi, infatti, sono una squadra molto ostica, composta da diversi elementi della Nazionale. Oltre al futuro romanista Alenichev, spiccano Tsymbalar ma soprattutto il trequartista Titov, calciatore in grado di spostare gli equilibri. La partita di andata si gioca a San Siro e fa subito capire che non si tratta di una passeggiata. L’Inter passa in vantaggio all’ultimo minuto del primo tempo con Zamorano. Nella ripresa, Alenichev sigla immediatamente il pari. E’ un punteggio che favorirebbe in modo eclatante i russi in vista del ritorno. Nel finale, Ze Elias fa 2-1 per i nerazzurri ma Ronaldo e compagni sanno perfettamente che al ritorno contro lo Spartak Mosca ci sarà bisogno di una vera e propria battaglia.

UN CAMPO IN CONDIZIONI INDECENTI

Il risultato minimo di vantaggio acquisito all’andata non fa dormire sonni tranquilli a Gigi Simoni. Arrivati a Mosca, i nerazzurri si scontrano subito con un freddo polare. Diventa virale un immagine di Ronaldo, in giro per la città, con un colbacco in testa, acquistato dopo una memorabile trattativa tra un commerciante e Taribo West. Nonostante il clima glaciale, il cielo sembra apparentemente reggere. Improvvisamente, però, si scatena una tormenta di neve devastante, a meno di 24 ore dal fischio di inizio. Una nevicata che mette addirittura a rischio lo svolgimento della gara. Si parla di possibile rinvio a 24 o 48 ore di distanza ma nella notte accade il miracolo.

Il cielo dà finalmente tregua e oltre 500 persone si mettono a lavoro per rendere agibile lo stadio della Dinamo Mosca, teatro della sfida data l’indisponibilità dell’impianto dello Spartak. Le tribune sono ricoperte da terribili lastre di ghiaccio, il campo è sommerso dalla neve. Si fa ciò che si può, si spala senza sosta e si riempie il terreno di gioco di segatura nei punti più critici. L’effetto è desolante. Più che un campo di calcio, sembra di trovarsi di fronte ad un terreno agricolo, ridotto anche male. L’UEFA, dopo l’ultimo sopralluogo, da l’ok: si gioca. E’ un campo che sembra chiaramente favorire lo Spartak Mosca, più abituato a certe condizioni, mentre Ronaldo è quello sulla carta più penalizzato.

IL FENOMENO CHE DANZA SUL GHIACCIO

Già, questo è quello che dovrebbe succedere dopo una prima valutazione della situazione. Il campo è praticamente ingiocabile, Ronaldo è un giocatore tecnico e abile nel dribbling e nel controllo di palla. Pertanto, non riuscirà sicuramente a incidere in quel mix letale di ghiaccio e fango. Perfino Bergomi, intervenuto ai microfoni della stampa, esterna lo stesso timore. Sarebbe la lettura più ovvia per un qualsiasi calciatore umano, seppur fortissimo. Ma quel Ronaldo, quantomeno prima del terribile infortunio, non ha nulla di umano. E’, come detto, un qualcosa di mai visto e lo dimostra per l’ennesima volta. Pronti e via e le sensazioni iniziali sembrano trovare conferma. Ronaldo si vede poco o nulla, è infreddolito, indossa una fascia nera e appare intimorito dal campo. I primi due palloni toccati dal brasiliano, portano a due falli dei difensori russi. E’ quella la loro strategia.

E il Fenomeno decide di defilarsi, apparentemente fuori dalle dinamiche della gara. Dopo soli 12 minuti, i padroni di casa passano in vantaggio con Tikhonov , che infila Pagliuca da posizione quasi impossibile. I russi si trovano perfettamente a proprio agio, dominano l’incontro, vincono tutti i contrasti e le seconde palle e riescono perfino a fare gioco da terra. L’Inter resiste alle folate avversarie, cercando di non prendere il secondo gol. Pagliuca è a tratti miracoloso. Il primo tempo sta per concludersi quando i nerazzurri riescono finalmente a imbastire un’azione degna di nota. Si accende una piccola mischia in area di rigore, la difesa dello Spartak Mosca non riesce ad allontanare e la sfera termina nei piedi di Ronaldo. Il brasiliano, senza pensarci troppo, controlla e infila in porta l’importantissimo gol dell’1-1 con cui si chiude il primo tempo.

IL DEVASTANTE SECONDO TEMPO DI RONALDO CONTRO LO SPARTAK MOSCA

L’1-1 è un punteggio che permetterebbe all’Inter di qualificarsi alla finale tutta italiana contro la Lazio. Ma c’è da giocare ancora un intero tempo e in condizioni sfavorevoli, visto che più passa il tempo e più il campo sembra non reggere. Ronaldo è l’ultimo a rientrare in campo, tanto che Bruno Pizzul, in telecronaca, ironizza sul suo rapporto con il freddo russo. L’andamento della ripresa è simile a quella dei primi 45 minuti. Lo Spartak fa la partita, a tratti a testa bassa e riuscendo ad avere il predominio. E’ meno brillante del primo tempo ma ha il pallino del gioco. Crea diverse occasioni ma spesso calcia completamente fuori dallo specchio. Pagliuca vive un secondo tempo meno movimentato.

Ronaldo, invece, è quello del primo tempo, si accende solo a sprazzi e per lo più sonnecchia. Ma al 75′ accade qualcosa di pazzesco. Sartor serve lungo per il Fenomeno, che addomestica. Con una piroetta, in una frazione di secondo, fa secco il primo avversario, l’esperto Gorlukovich. Orienta poi la giocata con l’esterno e con una progressione delle sue lo lascia sul posto. Un secondo avversario si frappone fra lui e la porta. La soluzione più ovvia sarebbe quella di allargare per l’inserimento di Simeone ma in quel preciso istante Ronaldo ha deciso di vincere da solo la partita. Con un delizioso esterno riesce a servire il compagno di reparto Zamorano. Il cileno protegge palla e attende l’inserimento del brasiliano per restituirgli il pallone.

A questo punto, si nota chiaramente un difensore russo che, capendo il pericolo, prende la decisione di fermare il Fenomeno con le cattive. Tenta di placcarlo ma in quegli anni è impossibile fermarlo quando decide di segnare. Il difensore, seppur più corpulento, sembra quasi rimbalzare sul 10 dell’Inter. Zamorano gli restituisce il pallone e Ronaldo prosegue nella sua magia. Con un controllo a seguire passa in mezzo a Tikhonov e Romaschenko, lasciandoli letteralmente sul posto con una forza fisica impressionante. Per non farsi mancare niente, seppur su di un terreno infame, l’asso brasiliano dribbla anche il portiere Filimonov e segna. Inter 2 Spartak Mosca 1, o per meglio dire Ronaldo 2 Spartak 1.

IL SUCCESSO IN COPPA UEFA

Il 2-1 è praticamente decisivo. Lo stesso Gigi Simoni, subito dopo il gol, impazzisce di gioia, capendo che ormai è fatta. Nei minuti finali, fregandosene altamente del campo, Ronaldo continua a regalare magie. Poco dopo il gol, dribbla un avversario con un delizioso pallonetto e poi lo lascia lì sul posto con una progressione disumana. Successivamente Simoni, per evitare spiacevoli “vendette”, richiama Ronaldo in panchina e tutti i presenti, compresi i tifosi dello Spartak Mosca, si alzano in piedi per un’ovazione. In quell’esatto momento, il capitano nerazzurro Bergomi lascia la sua postazione da libero staccato e corre vicino alla linea laterale per abbracciare il suo fenomenale attaccante.

Archiviata la pratica Spartak, il 6 maggio del 1998 l’Inter andrà poi a vincere nettamente la Coppa Uefa. Decisivo un secco 3-0 ai danni della Lazio. Anche in quell’occasione, Ronaldo darà modo di far stropicciare gli occhi a tutti con il disumano terzo gol. Andato in fuga alle spalle della ormai inesistente difesa laziale, il Fenomeno punterà Marchegiani. In una frazione di secondo, lo metterà a sedere con innumerevoli doppi passi per poi depositare in rete il pallone del definitivo 3-0. Il Ronaldo visto in quella stagione è stato quanto di più vicino alla perfezione.

Peccato che, dopo il Mondiale francese, per l’asso brasiliano siano iniziati i gravi problemi fisici alle ginocchia. Tre interventi al tendine rotuleo che ne hanno inevitabilmente modificato il modo di giocare. Pur mantenendo livelli da campione assoluto, il Fenomeno non è più riuscito a mostrare quanto fatto dal 95 al 98. Probabilmente, continuando su quegli standard disumani, a distanza di anni avrebbe ancor più avvicinato, ammesso che non l’abbia già fatto, i mostri inarrivabili della storia del calcio. Ecco le immagini di quella finale di Coppa Uefa:

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