Quando il Chelsea volò al Circolo Polare Artico per sfidare il Tromso

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IL CHELSEA E QUELLA PARTITA SOTTO LA NEVE CONTRO IL TROMSO

Il calcio è sempre stato uno sport che ha sfidato qualsiasi tipo di condizione climatica: dalla pioggia al forte vento fino ad arrivare alla neve. A volte, però, la violenza con cui queste precipitazioni hanno invaso i campi è stata talmente forte da indirizzare le partite. Parlando di pioggia non si può non pensare a quel Perugia-Juventus del 2000 che consegnò lo scudetto alla Lazio. Ma difficilmente Madre Natura, nella sua giornata no, può essere contrastabile. Ne sa qualcosa il Chelsea, che per la Coppa delle Coppe 1997-98 dovette affrontare i norvegesi del Tromso in condizioni impraticabili. Prima di parlare di calcio, però, è doveroso fare un excursus geografico e culturale. Tromso non è una città qualunque, visto che è situata nel profondo nord, 350 chilometri oltre il Circolo Polare Artico, una terra fiabesca più rinomata come Lapponia.

Vivere lì diciamo che non è il massimo: ci sono mesi in cui il sole scompare (da marzo a ottobre) e mesi in cui ricompare (quelli estivi). Nei mesi di oscurità più totale le temperature sono bassissime, quasi mai sopra lo zero e con una neve che cade incessantemente. Pensate, anche chi è nato lì soffre tremendamente la vita abitudinaria, è la cosiddetta “Depressione nordica”, ovvero l’incapacità di vivere in un luogo dove notte e giorno si confondono fino a scomparire. Ma la città norvegese, al di là di mille difetti, è molto affascinante. Da sempre attrae turisti da tutto il mondo, perfino gli studenti che vanno in Erasmus nell’università più a nord del mondo: la UiT Norges Arktiske Universitet.

I viaggiatori romantici dell’Ottocento chiamavano Tromso la “Parigi del Nord”, proprio per i diversi monumenti storici cui è dotata. Dal 15 settembre 1920 è nata anche una squadra di calcio locale, il Tromso Idrettslag, abbreviato in Tromso IL, che in italiano significa “Associazione Sportiva Tromso”. Storicamente il club non ha vissuto momenti storici o particolarmente vincenti. Fino alla metà dei ’70 erano stati Mjolnir, Harstad e Bodo a dominare il nord del paese: su 35 titoli in palio, 32 andarono a queste tre squadre e tre al piccolo Tromso.

GLI ANNI ’90, IL PERIODO D’ORO DEL TROMSO

L’inizio degli anni ’80 è stato il crocevia del club norvegese, visto che la Federazione diede la possibilità alla squadra di giocare in prima divisione. Il 1985 fu un anno decisivo per la squadra artica visto che ottenne una promozione ai danni del Moss grazie alla parata di Bjarte Flem su un calcio di rigore assegnato allo scadere. L’anno successivo arriverà, invece, il trionfo nella coppa nazionale. Con Tommy Svensson in panchina arrivò il biennio migliore della storia recente del Tromso (88-90), che conquistò un terzo e un secondo posto. Tornando al discorso, Chelsea e Tromso si affrontarono negli ottavi di finale di Coppa delle Coppe. L’andata si giocò nella città delle aurore boreali il 23 ottobre 1997.

I Blues erano guidati da Ruud Gullit e potevano vantare di una signora squadra. Il grande ex Tore Andrè Flo, cresciuto nel vivaio del Tromso, partì dalla panchina. In mezzo al campo i londinesi erano sorretti dai due mediani Roberto Di Matteo e Dennis Wise, mentre in avanti potevano contare sulla genialità di Gianfranco Zola e sul killer instinct di Gianluca Vialli, che subentrerà al tecnico olandese quando le cose andranno male. Era un Chelsea molto operaio e molto lontano dai canoni ultra milionari che vediamo oggi con Roman Abramovich. Ma comunque era la grande favorita per la vittoria finale e la trasferta in Norvegia non poteva che essere una passeggiata.

E invece, furono proprio le condizioni metereologiche a mettersi di traverso. Una nevicata fortissima si abbatté sull’Alfheim Stadion, trasformando una partita di calcio in una battaglia vera e propria. A 12 ore dal fischio d’inizio il bel verde del campo fu ricoperto da un ammasso bianco, ma prima dell’ingresso delle due squadre la nevicata cessò. Il terreno venne pulito il più possibile dagli addetti ai lavori ma la parte sotto si era trasformata in una lastra di ghiaccio. Gullit protestò prepotentemente contro l’arbitro polacco Jacek Granat, che non esitò a far svolgere la gara. I giocatori del Tromso potevano approfittarne, visto che quelle condizioni climatiche, per loro, non erano tanto un problema essendoci abituati.

LA PARTITA TRA CHELSEA E TROMSO

In condizioni impossibili la partita iniziò. I giocatori del Chelsea erano completamente frastornati dal clima e dall’intensità messa dai norvegesi. Il genio e la sregolatezza di Zola si impantanò nella neve, la regia di Di Matteo anche. Per la squadra allenata da Sandberg non poteva che essere un’occasione da sfruttare al massimo. In 20 minuti i Blues si trovarono sotto di due gol per le reti di Steinar Nilsen e Frode Fermann. Ad un certo punto arrivò una bufera tale da ricoprire il campo di neve, con i giocatori che non riuscirono più a riconoscersi. Avete in mente la canzone Giro Giro Tondo? Quella che dice “tutti giù per terra”. Ecco, il riassunto fu proprio questo. I calciatori delle due squadre giocavano praticamente da terra e lo spettacolo che venne fuori fu assurdo.

Si giocava praticamente a ping pong, con lanci lunghi dalla difesa per evitare di incorrere in rischi inutili. Era saltato tutto, dagli schemi alla tattica, dalla qualità al talento dei singoli. Anche Gullit in panchina faticò a stare in piedi, e pensare che lui era fermo. Per tutta la partita l’ex Milan pensò più a protestare che sostenere la squadra. Le linee marginali del campo furono invisibili e la forte tormenta continuò ad aumentare, facendo saltare anche le regole. Non si capiva neanche quando la palla era fuori o meno. Quel freddo glaciale era destinato a durare per giorni e il destino di quella partita sembrava scritto. Incredibilmente quelle temperature non furono sentite particolarmente dai tifosi di casa, che vennero inquadrati a petto nudo mentre cantavano e si prendevano a palle di neve.

L’EPILOGO

A 5 minuti dal 90′ Vialli riaprì i giochi in contropiede ma il Tromso si ributtò in avanti trovando il gol del 3-1 con Arst, che da vero centravanti arpionò un pallone in area girandolo in porta. I londinesi si aggrapparono ancora a Vialli, che dopo l’ennesimo lancio lungo della partita dribblò come un pattinatore su ghiaccio i difensori avversari firmando il 3-2. Un risultato importantissimo per la band di Gullit visto che in quelle condizioni era pressoché impossibile fare di più. Il ritorno fu completamente un’altra storia e in condizioni normali i Blues diedero una sonora lezione ai norvegesi: finì 7-1 e passarono il turno. Il Chelsea batté anche il Vicenza delle meraviglie arrivando fino alla finale contro lo Stoccarda, battuto per 1-0 grazie al gol di magic box Zola.

Ciò che rimane è quella partita di andata contro il Tromso, che diede vita ad una battaglia vera e propria, considerata oggi come una delle più famose del calcio nordico. Di conseguenza fu la vittoria più importante e inaspettata nella storia del Tromso.

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