Mundialito per club, il breve torneo calcistico organizzato da Canale 5

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MUNDIALITO PER CLUB, UN INSOLITO TROFEO

Il Mundialito per club, meglio conosciuto come Coppa delle Stelle, è stato un torneo calcistico non ufficiale a inviti organizzato da Canale 5 negli anni ’80. Veniva riservato esclusivamente alle squadre detentrici di almeno una Coppa Intercontinentale. Si disputò a Milano, a San Siro, dal 1981 al 1987 a cadenza biennale, fatta eccezione per il 1985, anno in cui il Mundialito venne sostituito dalla Super Coppa Misura. L’emittente televisivo era Canale 5, storica rete della Fininvest di Silvio Berlusconi che poco tempo prima si era assicurata i diritta della Copa de Oro, torneo per nazioni disputato in Uruguay tra fine dicembre 1980 e inizio ’81. Le partite del Mundialito per club andarono in diretta solo in due regioni (Piemonte e Liguria), con la differita per il resto del territorio nazionale. Giuseppe Albertini, storico radiocronista, fu la voce portante dei vari match.

Le squadre partecipanti al torneo avevano grande blasone a livello internazionale. C’era il Penarol Montevideo di Cubilla, l’Inter di Bersellini, il Santos di Clerici, gli olandesi del Feyenoord e il Milan. Ad aprire le danze della competizione furono proprio i rossoneri, macchiati in quel periodo dal calcio-scommesse che si era venuto a creare con il famoso “Totonero”. Il Diavolo ebbe, però, il lusso di poter schierare “in prestito” il fenomeno olandese Johan Cruijff. A Milanello il “Pelè Bianco” venne accolto con grande gioia dal vicepresidente Gianni Rivera. L’attaccante rivoluzionario, reduce da una stagione negli USA con i Washington Diplomats, fece una comparsata di 45 minuti nella partita inaugurale tra Milan e Feyenoord. La prestazione fu impalpabile; pochi palloni toccati e alcuni gol mangiati. Nella ripresa Cruijff rimase negli spogliatoi, venendo sostituito da Francesco Romano.

Il Guerin Sportivo definì la sua prova “patetica e sbiadita”, titolando le prime pagine con un suggestivo “Gli dei se ne vanno”. L’Inter di Bersellini era la squadra più quotata a vincere il Mundialito per club dopo lo scudetto conquistato nella stagione precedente (79/80). Due mesi prima i nerazzurri avevano sfiorato anche la finale di Coppa Campioni, venendo eliminati dal Real Madrid e chiudendo il campionato al quarto posto.

IL TRIONFO DELL’INTER

Mazzola e Beltrami, bracci destri del presidente Fraizzoli, avevano portato a Milano l’austriaco Herbert Prohaska, uno dei più grandi talenti di quel tempo. L’esordio alla Coppa delle Stelle finì 1-1 contro il Penarol: reti di Altobelli e Ortiz. Ruben Paz, grande talento della formazione di Montevideo, non si mise in luce. Nella seconda partita l’Inter dovette affrontare il Feyenoord, rimpolpato dall’arrivo di Krol, protagonista di un grande campionato di A con il Napoli. Grande prestazione la fece Evaristo Beccalossi, che sbloccò la sfida contro gli olandesi, mentre Bini chiuse i conti col 2-0. Il Santos era una squadra tenace e di grande talento, allenato da Sergio Clerici, ex giocatore di Lazio, Bologna e Fiorentina. La stella era Eloi, giocatore a metà tra l’attaccante e il trequarti ma che vantava grandi colpi. Dopo 18 anni trascorsi in Italia, Clerici era tornato in Brasile per volontà della moglie.

Proprio contro la squadra brasiliana, i nerazzurri conquistarono il successo decisivo. Il Santos si presentò con giovani da svezzare e la differenza d’esperienza con gli interisti si notò subito. Finì 4-0 con le reti di Bini, Oriali, Altobelli e Muraro. A dividere l’Inter dal trofeo c’erano i rivali concittadini del Milan, che dopo un anno passato nel purgatorio della Serie B fecero di tutto per vincere. Prima del fischio d’inizio, i due presidenti (Fraizzoli e Morazzoni), premiarono Helenio Herrera e Pepe Schiaffino. Ad assistere all’incontro ci furono 40.000 spettatori. Un grande numero nonostante fosse giugno. Bersellini schierò questo 11: Cipollini, Bergomi, Beppe Baresi, Pasinato, Canuti, Bini, Oriali, Prohaska, Altobelli, Beccalossi, Marini. Dall’altra parte, Italo Galbiati rispose con: Piotti, Icardi, Minoia, Battistini, Tassotti, Franco Baresi, Romano, Novellino, Antonelli, Moro, Vincenzi.

LA FINALE COL MILAN

A sbloccare la gara fu Francesco Vincenzi del Milan con un grande diagonale dalla distanza. Nei primi 45 minuti la difesa rossonera si dimostrò impenetrabile, con Tassotti e Baresi che fecero prevalere tutta la loro esperienza e sicurezza. L’Inter venne messa alle corde, nonostante fosse favorita nei pronostici. Appena iniziata la seconda frazione, però, i nerazzurri pareggiarono con Spillo Altobelli. Il Diavolo incominciò a sciogliersi come neve al sole, finendo per perdere la bussola. Svarione di Evani e Oriali ribaltò tutto facendo 2-1. Il bomber del torneo Altobelli chiuse la contesa triplicando. L’Inter aveva vinto il Mundialito per Club 1981. Tra il talento di Prohaska, il killer instinct di Altobelli e le giocate di Beccalossi, i nerazzurri trionfarono contro i cugini.

Da citare anche l’apporto che diedero i vari Oriali, Novellino e Pasinato. In molti persero la testa per Beccalossi, definito dai brasiliani come “l’unico in grado di poter indossare, in Italia, la maglia numero 10 che fu di Pelè”. Da quel momento non poterono che iniziare i paragoni a destra e manca: Schiaffino lo associò a Diego Armando Maradona, tanto per dirne una. Graziano Bini fu l’incaricato per alzare al cielo il trofeo realizzato da Giò Pomodoro. All’Inter andarono anche 100.000 dollari di montepremi. Così, i nerazzurri chiusero al meglio la stagione 80/81. Per Bersellini si trattò del terzo alloro conquistato sulla panchina dell’Inter dopo la Coppa Italia ’78 e lo scudetto 1980. Grande rammarico, come detto in precedenza, fu la Coppa Campioni. Il 28 giugno 1981, La Domenica Sportiva ignorò totalmente la finale del Mundialito disputata: “Oggi è stata una domenica senza calcio”, disse Beppe Viola.

Grande vincitore di quel torneo fu Silvio Berlusconi, proprietario di Canale 5 che di fatto si era inventato una manifestazione calcistica. A livello di immagine fu un successo. Vittorio Moccagatta, direttore delle relazioni esterne del gruppo Fininvest, mise in chiaro alcune cifre: “La Copa de Oro si è chiusa, dopo aver pagato i diritti alla televisione di Montevideo, con un utile di un miliardo”. Insomma, il calcio italiano era sull’orlo di una svolta epocale, quello della televisione. A testimonianza di ciò, nel settembre 1981 Canale 5 si assicurò i diritti televisivi delle partite casalinghe di Juventus, Roma e Inter impegnate nelle coppe europee. Da quel momento il monopolio della Rai finì.

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