Il derby di Sofia finito in rissa nella finale della Coppa di Bulgaria ’85

Il derby di Sofia tra CSKA e Levski ad alta tensione nella finale della Coppa di Bulgaria 1984/85.

derby di Sofia 1985

Il derby di Sofia: una rivalità tra due squadre della nomenklatura socialista bulgara

Tra le partite più sentite del calcio dell’Est c’è sicuramente il derby di Sofia tra il CSKA e il Levski Sofia, le due squadre della capitale della Bulgaria. Due squadre che si fronteggiano in un “derby eterno” con una rivalità che, come in gran parte dell’ex blocco sovietico, ha origini e   connotati soprattutto politici. Da un lato il CSKA, squadra del Ministero della Difesa che rappresentava l’esercito del regime socialista negli anni della Guerra Fredda. Dall’altro lato, il Levski che invece era espressione del Ministero degli Interni e dunque della polizia. La squadra che rappresentava il potere contro la squadra che invece aveva più seguito tra i ceti popolari. Una rivalità che arrivò a sfociare in uno degli episodio più riprovevoli che abbiamo mai interessato il calcio bulgaro.

La finale della Coppa di Bulgaria 1984/85 finita in rissa tra CSKA e Levski Sofia

Mercoledì 19 giugno 1985 andò in scena la finale della Coppa di Bulgaria. Allo stadio “Vasil Levski” si affrontavano ancora una volta CSKA e Levski in un altro capitolo del derby di Sofia. Una partita che si prevedeva ad alta tensione, ma nessuno si aspettava che la situazione degenerasse violentemente come poi accadde. Il demerito fu tutto dell’arbitro internazionale Asparuh Yasenov, quel giorno evidentemente non in giornata di grazia. L’atmosfera divenne incandescente quando al 26′ Slavkov segnò il gol del vantaggio CSKA toccando il pallone con un braccio. Il direttore di gara convalidò la rete mentre il giocatore esultò con il dito medio alzato sotto la curva del Levski. Da quel momento iniziò una vera guerra in campo con un Yasenov decisamente permissivo. Poi i rossi (vestiti di bianco quel giorno) raddoppiarono con Vojnov su punizione. Poco dopo si scatenò il parapiglia, quando fu concesso un rigore alla squadra dell’esercito. Il portiere Borislav Mihajlov ebbe una reazione alquanto scomposta spintonando Yasenov che però non prese incredibilmente nessun provvedimento. Il rigore venne parato ma la partita ormai era diventata una corrida. L’esperta giacchetta nera che arbitrava il match se ne accorse decisamente tardi. Cominciò a sventolare qualche cartellino rosso mentre le entratacce fioccavano e a sette minuti dalla fine anche il Levski beneficiò di un rigore generoso fissando altrettanto tardivamente il punteggio sul 2-1. A fine partita la battaglia proseguì anche negli spogliatoi con la terna arbitrale nel mirino e diverse risse.

Il derby di Sofia che irritò il regime socialista bulgaro

Il derby di Sofia nella finale della Coppa di Bulgaria si trasformò così in un derby della vergogna, tanto da far irritare notevolmente addirittura il regime comunista di Thodor Zhivkov. All’indomani della partita i vertici del Partito Comunista Bulgaro si riunirono e il Politburo decretò sanzioni pesantissime. Squalifica a vita per quattro calciatori del Levski (Mihajlov, Spasov, Velev Nikolov) e uno del CSKA. E non uno qualunque, bensì Hristo Stoichkov. Squalifiche più tenui, invece per altri giocatori che si beccarono pene comprese tra tre mesi e un anno. Non andò meglio alle due società che vennero escluse dal campionato e costrette a cambiare denominazione. Inoltre la coppa nazionale non ebbe vincitori, mentre il campionato andò d’ufficio al Trakia Plovdiv terzo classificato.  Alla fine, però, il regime dovette arrendersi al pragmatismo. Erano vicini i Mondiali e molti elementi della nazionale bulgara provenivano proprio dal CSKA e dal Levski Sofia. Tuttavia, alcuni di essi si videro stracciare ricchi contratti con club stranieri. Una ferita per il calcio bulgaro che si rimarginò soltanto con la caduta del regime, quando le due squadre poterono riavere i loro titoli conquistati in quella stagione e i loro nomi originali.

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