Carl Zeiss Jena-Roma 4-0, la gara da cui iniziò l’epoca d’oro giallorossa

Carl Zeiss Jena-Roma

Carl Zeiss Jena-Roma 4-0, la clamorosa impresa dei tedeschi dell’Est in odore di doping

Ci sono partite disastrose a cui seguono periodi molto fortunati per una squadra. È il caso di Carl Zeiss Jena-Roma, sfida che andò in scena più di quarant’anni fa nella cara vecchia Coppa delle Coppe. Una gara che vedeva i giallorossi stra-favoriti sulla formazione della Germania Est e che invece, con grande dolore per i tifosi romanisti, ebbe un esito assai differente.

1° ottobre 1980:gli uomini di Liedholm vengono clamorosamente estromessi dalla Coppa delle Coppe

Per tanti tifosi romanisti che c’erano all’epoca il 1° ottobre 1980 è una data a dir poco nefasta. Quel giorno andava in scena una partita, Carl Zeiss Jena-Roma, valida per il ritorno del primo turno della Coppa Delle Coppe 1980/81. I capitolini si presentavano nella poco ospitale DDR (ovvero la Germania Orientale) con un vantaggio di 3 reti maturato nella gara di andata all’Olimpico. Era la prima Roma dell’indimenticabile presidente Dino Viola, allenata dal Barone Nils Liedholm. Una squadra che vantava in rosa elementi come Ancelotti, Bruno Conti, Tancredi, Di Bartolomei e Pruzzo. Eppure quella formazione fino a quel momento aveva puntualmente stazionato nel limbo della parte destra della classifica. Troppo poco per l’ambizioso presidente che aveva deciso di puntellare quel gruppo con un allora sconosciuto brasiliano: giocava con il numero 5 ma era un regista di centrocampo. Il suo nome era Paulo Roberto Falcão. La trasferta oltre cortina sembrava dunque una formalità ma così non fu.

Carl Zeiss-Roma, la grande batosta europea che diede il là al grande ciclo della Lupa negli anni Ottanta

Poco prima del fischio di inizio, Liedholm ricordò ancora una volta ai suoi il piano tattico della gara: gestire il risultato, senza ricorrere all’italianissimo catenaccio. Tuttavia, il copione fu decisamente diverso. La Roma spumeggiante dell’andata lasciò il posto ad una squadra timida e impaurita al cospetto di un Carl Zeiss che invece sembrava trasformato andando a velocità doppia rispetto agli avversari. Conseguenza logica fu il parziale di 2-0 in favore dei tedeschi orientali con le reti di Krause al 26′ e Lindemann al 38′. Nel secondo tempo le cose si misero ancora peggio per i romanisti. La Roma rimase in dieci per l’espulsione di Scarnecchia, subentrato a Conti. La squadra di casa si galvanizzò ancora di più inserendo un altro attaccante. Il suo nome era Andreas Bielau e fu lui il giustiziere dei giallorossi completando una clamorosa rimonta con una doppietta al 26′ e al 42′ della ripresa. Carl Zeiss-Roma 4-0. Una partita che si trasformò in un incubo per tanti cuori giallorossi. Un incubo che dura da oltre quarant’anni. Eppure fu forse proprio da quella serata horror in Germania Est che nacque la fenomenale squadra che vinse lo scudetto due anni dopo e sfiorò la Coppa dei Campioni. Ad astra per aspera, dicevano non a caso i romani.

Un’impresa macchiata da forti sospetti di doping

La Roma uscì metaforicamente con le ossa rotte da quella partita in terra teutonica. Ma anche gli avversari, nonostante la grande impresa, uscirono dal campo in condizioni tutt’altro che ottimali. Raccontò Liedholm anni dopo di aver visto alcuni calciatori del Carl Zeiss uscire dal campo con con una strana bava alla bocca. Altri invece non riuscivano a camminare e ad orientarsi venendo accompagnati a braccio negli spogliatoi. All’epoca però non erano previsti controlli anti-doping nelle gare del primo turno di Coppa delle Coppe. Il sospetto di quello che anni dopo sarà noto come doping di stato da parte della squadra della DDR rimase molto forte, seppur non dimostrabile. La Roma comunque riuscì a metabolizzare quella tremenda batosta. già dalla partita successiva in campionato, strapazzando l’Inter 4-2 a San Siro. Fu il primo passo verso l’obiettivo scudetto che sfumò solo in quel fatidico scontro diretto con la Juve con quel famigerato gol di Turone. Gli uomini di Liedholm però ebbero modo anche in quel caso di prendersi una bella rivincita.

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