Marco Macina, il talento sammarinese che si perse a soli 23 anni

Marco Macina

Marco Macina e Roberto Mancini, due promesse del calcio dai destini differenti

Il calcio, come la vita, è fatto di sliding doors. Lo sa bene anche un certo Marco Macina, ex calciatore sammarinese che a 13 anni era considerato uno dei talenti Under-15 più forti al mondo e la cui carriera sembrava dovesse prendere una parabola eccezionale, come poi la ebbe quella del talento “gemello” Roberto Mancini. Tuttavia, i destini di questi due ragazzini, saranno totalmente diversi fra di loro.

Marco Macina, il Messi ante-litteram che si perse troppo presto per strada

Classe 1964, Marco Macina veniva da San Marino. Nel 1977 la svolta della sua vita. Il Bologna chiamò due ragazzini tredicenni per un provino: uno è appunto Macina che giocava nel Tre Penne, l’altro si chiamava Roberto Mancini, anche lui del ’64 proveniente da Jesi. I due ragazzini furono entrambi presi dal club felsineo, dove giocheranno per quattro anni. La stagione 1981/82 fu quella del grande passo per entrambi, promossi in prima squadra a neanche diciotto anni. Il grande passo però fu condizionato da una stagione tribolata per i rossoblù che retrocessero in Serie B sotto la guida prima di Tarcisio Burgnich e poi di Liguori. Qui i destini di quei due “enfants prodige” del vivaio bolognese cominciarono a prendere strade differenti. Se Mancini riuscì a mettersi in mostra con 30 presenze e 9 reti, risultando addirittura il migliore del Bologna, Macina vide il campo solo 8 volte senza segnare.

La fine dell’esperienza col Bologna e i primi prestiti

Nel 1982 l’amico Mancini spiccò il volo verso la Sampdoria, dove si consacrerà come uno dei giocatori più talentuosi della sua generazione. Marco Macina, invece, decise di restare a Bologna, ma la scelta fu tutt’altro che azzeccata. Il club felsineo retrocesse addirittura in Serie C1, dopo aver cambiato tre allenatori. Il 21 febbraio 1983, poi, accadde il primo episodio che segnò la sua carriera. Quel giorno arrivò una raccomandata firmata dall’allora direttore sportivo Giacomo Bulgarelli che lo metteva fuori rosa a tempo indeterminato per essere stato “pizzicato” in un locale da alcuni dirigenti. In estate un mezzo riscatto con la vittoria degli Europei Under-16, insieme all’amico Roberto Mancini (allora i giocatori sammarinesi erano considerati calcisticamente italiani). Da quel momento, però,  iniziò per il ventenne sammarinese iniziò una lunga serie di prestiti: prima ad Arezzo in B con 11 apparizioni e un’operazione al naso, poi al Parma con retrocessione in C con 26 presenze e 3 reti. Un bottino che gli valse l’interesse del Milan. Macina arrivò sotto la disastrata gestione Farina con Liedholm allenatore.

La sliding door nel Milan di Berlusconi e il precoce finale di carriera

Con i rossoneri però il talento di Marco Macina fu chiuso da attaccanti del calibro di Hateley, Paolo Rossi Virdis. Poche presenze, nonostante l’amore incondizionato da parte di Liedholm che stravedeva per lui. Nel 1986 il Milan fu prelevato da Silvio Berlusconi, ma Macina andò in prestito alla Reggiana. Poi un altro prestito ad Ancona. Sarà l’ultima avventura della sua carriera. Durante un match contro l’Ospitaletto accusò un dolore ad un ginocchio. Sembrava una cosa da poco e invece divenne una rottura del legamento collaterale. La sua carriera, di fatto, si concluse dopo quell’infortunio a 23 anni. Così si concluse l’avventura calcistica del più grande talento di San Marino. Un talento che, come dirà recentemente il CT dell’Italia, si “perse per strada”. 

FOTO: Luci Twitter.

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