Jehad Muntasser, una carriera sotto l’ala protettrice di Saadi Gheddafi

Scopriamo che fine ha fatto Jehad Muntasser, ex calciatore libico che ebbe diverse esperienze tra Italia e Inghilterra grazie all’influenza di Saadi Gheddafi.

Jehad Muntasser

Jehad Muntasser, il talento della Libia di Gheddafi “sbocciato” in Italia

Tutti ricordiamo Saadi Gheddafi e le sue avventure nella Serie A. Ancor più significativa (seppur dimenticata) è la storia di Jehad Muntasser, altro talento libico la cui carriera, in realtà non molto esaltante, si sviluppò tra Italia e Inghilterra. Il tutto anche per merito di un personaggio assai influente che era appunto il figlio di Gheddafi, dittatore della Libia.

Dalle giovanili all’Atalanta ai 60 secondi con l’Arsenal

Classe 1978, Jehad Muntasser è nato a Tripoli ma fin dalla prima infanzia ha vissuto nel nostro paese con i suoi genitori. Proprio in Italia iniziò la sua carriera calcistica nelle giovanili dell’Atalanta. Un ottimo ambiente per giocare a calcio e per poter sperare di diventare un promettente calciatore professionista. Per lui, crescere in Italia era una fortuna anche perché nel suo paese di origine, il Colonnello Mu’ammar Gheddafi non consentiva ai calciatori di giocare all’estero per timore che un talento calcistico potesse offuscare la sua immagine. Dopo una stagione con la Primavera atalantina, Muntasser andò a a farsi le ossa alla Pro Sesto e a 19 anni arrivò la sua prima grande opportunità. Nella stagione 1997/98 gli osservatori dell’Arsenal misero gli occhi su di lui e la giovane promessa libica ebbe modo di approdare ai Gunners. Un’esperienza durata appena 60 secondi! Sì perché il giocatore fece una sola presenza con il club londinese subentrando al 119′ minuto di una partita contro il Birmingham City. Dopo questo cameo, l’Arsenal lo mandò in prestito al Bristol City. Qui addirittura non riuscì a giocare nemmeno un minuto, concludendo così la sua avventura inglese. Non restava che tornare in Italia e così fu.

Jehad Muntasser e la carriera italiana sotto la potente influenza di Saadi Gheddafi

Nel 1999 Jehad Muntasser arrivò all’Empoli, anche qui però il giovane centrocampista non riuscì a collezionare nemmeno una presenza. Le cose migliorarono leggermente l’anno successivo alla Viterbese con 10 presenze in Serie C. Il pellegrinaggio proseguì anche nella stagione successiva al Catania, dove mise a segno anche il suo primo gol tra i professionisti. Nel 2001/2002 sbarca invece al L’Aquila in Serie C1. Il momento della svolta arriva nei due anni successivi con la Triestina, culminati con 41 presenze e 2 reti. A Trieste Muntasser riuscì ad attirare l’attenzione nel suo paese di origine di un personaggio alquanto influente: ovvero il già citato Saadi Gheddafi che aveva iniziato anche lui a muovere i primi passi nel calcio e nella Serie A e che  si interessò delle sorti del suo connazionale giocatore. Gheddafi jr. chiamò Jehad a giocare nella nazionale libica e seguì da vicino la sua carriera, acquistando anche un terzo delle quote della Triestina. Una carriera che da quel momento si intreccerà con il figlio del Rais. E infatti Muntasser passò nel 2004 al Perugia di Luciano Gaucci (dove aveva militato anche Saadi), appena retrocesso in B. Il figlio del Colonnello aveva rimpinguato le casse del Grifo, oberate di debiti anche se l’operazione non bastò ad evitare il fallimento per gli umbri. Così Muntasser traslocò al Treviso. Altri due anni prima di una rescissione di contratto, dovuta a quanto pare ad un mancato accordo con uno sponsor libico.

Le ultime esperienze tra Dubai e la Libia e la nuova vita da talent scout ecco che fine ha fatto Muntasser

Quella di Treviso fu anche la sua ultima esperienza italiana. Nel 2007 Muntasser si trasferì in Qatar nell’Al-Wakrah, prima di concludere la carriera a soli 30 anni con l’Al-Ittihad Tripoli, club della famiglia Gheddafi. Della fine di Saadi sappiamo abbastanza ma che fine ha fatto Jehad Muntasser? Una volta appese le scarpe al chiodo, si è trasferito a Dubai dove è diventato un talent scout del calcio arabo. È stato lui da direttore sportivo a portare un certo Fabio Cannavaro al’Al-Ahly. Ha inventato un talent show sul calcio, andato in onda in diversi paesi arabi ed oggi oggi ha aperto una società a Dubai che collabora con diversi procuratori di fama internazionali. Decisamente meglio che la sua vita da calciatore, forse.

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