Super Marco Delvecchio e la parentesi in Eccellenza con la Pescatori Ostia

Marco Delvecchio Pescatori Ostia Sorry! You are blocked from seeing ads

L’ex attaccante di Inter, Roma e Nazionale, Marco Delvecchio, ha concluso la sua carriera in Eccellenza, vestendo la maglia della Pescatori Ostia. Un’esperienza agrodolce quella del centravanti, che ha segnato valanghe di gol ma ha avuto grossi problemi con gli arbitri. Una situazione che, poi, lo ha portato alla decisione di ritirarsi durante il secondo anno in gialloverde.

MARCO DELVECCHIO, DALLA NAZIONALE ALLA PESCATORI OSTIA

E’ un po’ l’incubo dei tifosi della Lazio per quei 9 gol spalmati in soli 6 anni nei derby di Roma, che lo hanno fatto entrare nella leggenda di questa stracittadina. Marco Delvecchio ha vissuto ben 10 stagioni con la maglia giallorossa, riuscendo a farsi amare da una tifoseria che inizialmente non era totalmente dalla sua parte. Attaccamento ai colori sociali, grande disponibilità, uomo spogliatoio e totale dedizione alla causa le sue qualità migliori. Giunse alla Roma nel 1995 dall’Inter, dopo uno scambio con Marco Branca. Nella stagione vissuta con Carletto Mazzone fu l’alternativa, assieme a Totti, alla coppia sudamericana Balbo-Fonseca. Con Carlos Bianchi iniziò a trovare sempre più spazio da titolare mentre con Zeman riuscì ad approfittare degli screzi tra il boemo e Balbo per entrare nell’11 base.

Proprio nel biennio col tecnico di Praga si trasformò in goleador, diventando un punto fermo anche nelle convocazioni azzurre. Nello stesso periodo, si sbloccò nei derby, segnando quasi in ogni partecipazione. Tuttavia, pur mettendo a referto 18 gol nel 98-99, fu costretto spesso a convivere con i mormorii del pubblico, che lo accusava di fallire troppe occasioni e chiedeva un nome di maggior grido. Con l’avvento di Capello ogni dubbio fu fugato. Il tecnico friulano lo trasformò lentamente in un esterno sinistro di attacco, l’uomo che dava equilibrio tattico al reparto offensivo. Perse totalmente la vena realizzativa, riuscendo ad andare in doppia cifra solo nel primo anno di Fabio Capello a Roma. Lo scudetto fu il punto massimo raggiunto nella sua avventura giallorossa, che si prolungò fino alla stagione 2004-2005.

Ormai tormentato da diversi acciacchi muscolari e da una fastidiosa fascite plantare che lo perseguitò per anni, non riuscì più a trovare la giusta continuità. Le parentesi di Brescia, Parma e Ascoli furono tutte similari. Poche presenze in campo, tante in infermeria e la consapevolezza che continuare così iniziava a diventare dura. Così, dopo un guaio al ginocchio nel periodo nelle Marche, Delvecchio rescisse il contratto e restò fermo per un anno intero, meditando sul futuro. Ne approfittò per curarsi e rimettersi in sesto fisicamente, notando che il corpo rispondeva bene e la voglia di giocare era ancora la stessa. In attesa di decidere cosa fare, nell’estate del 2008 Marco Delvecchio decise di iniziare ad allenarsi con la Pescatori Ostia, squadra che militava nell’Eccellenza Laziale.

LA FIRMA DEL CONTRATTO E LA VALANGA DI GOL

Inizialmente, sarebbe dovuto essere solo un modo per tenersi in forma. Una concessione di due suoi amici: il presidente della società Giuseppe Ciotoli e il vice Paolo Paone. Poi, col trascorrere dei giorni, la situazione iniziò sempre più a delinearsi. Marco Delvecchio aveva qualche proposta dalla Serie A e dalla B ma nulla che riuscisse davvero a stimolarlo. Non era convinto di allontanarsi da Roma, la città dove ormai viveva da tempo. Nel mentre, i compagni della Pescatori, lo staff tecnico e la dirigenza, in maniera scherzosa, lo pressavano sempre più. Prima dell’inizio del campionato di Eccellenza, il bomber milanese accettò di firmare il tesseramento ma ad una condizione. Qualora avesse avuto una proposta allentante dal mondo del professionismo, avrebbe potuto rescindere in qualsiasi momento.

Fu così che Super Marco scoprì un mondo che non immaginava neanche minimamente. Allenatori preparati, allenamenti duri e quotidiani, lavoro atletico e tattico. Insomma, certamente non una passeggiata e la cosa lo stimolò oltremodo. In campo, gli effetti dei sacrifici furono immediati. Marco Delvecchio divenne il fulcro assoluto della Pescatori Ostia, tornando il bomber principe come non gli accadeva dagli anni di Zeman. Illuminato anche dagli assist dell’ex compagno ai tempi della Roma, Massimiliano Cappioli, iniziò a segnare a raffica. Già all’esordio, sul campo del Centro Italia a Rieti, mise a referto una doppietta. Fisicamente finalmente integro, motivato e con la scaltrezza accumulata da tanti anni di grande calcio, l’attaccante ebbe una media gol straordinaria, segnando ben 34 gol in 39 partite.

L’IMPROVVISO RITIRO IN SEGNO DI PROTESTA

Se l’impatto con il calcio dilettantistico sembrava, inizialmente, stimolare il bomber ex Roma, ben presto Delvecchio scoprì anche il lato negativo dei campi di periferia. Il primo episodio che lo fece riflettere circa la situazione che stava vivendo, avvenne nel corso della prima stagione nel club. Durante una gara tra la sua Pescatori Ostia e il Tanas Casalotti, Marco Delvecchio fu espulso per proteste, sul risultato di 2-1 a suo favore (con tanto di gol). La reazione dell’attaccante fu veemente e sfociò in reiterati attacchi nei confronti del direttore di gara. Nel calcio dilettantistico capita, talvolta, che gli arbitri, avendo il coltello dalla parte del panico, esagerino nell’elaborazione dei referti post gara.

Così, dopo quel cartellino rosso, Delvecchio si vide comminare anche 4 giornate di stop per frasi ingiuriose nei confronti del direttore di gara. Dopo aver chiuso il primo anno con 29 gol in campionato, che ne fecero il capocannoniere, il centravanti ripartì anche la stagione successiva con la maglia giallo verde del club. L’obiettivo, neanche troppo nascosto, era quello di provare a raggiungere la promozione in Serie D, sfuggita l’anno precedente. La partenza fu buona, anche dal punto di vista personale, con 5 gol realizzati nelle prime gare. Poi, durante il sentito derby contro l’Ostiamare, accadde il secondo episodio, che fu decisivo per la conclusione di questa vicenda. Sull’1-0 a favore degli avversari, Delvecchio fu ammonito per simulazione in area. Qualche minuto dopo, l’arbitro fischiò una punizione a favore della Pescatori.

La barriera, palesemente non a distanza, infastidì l’attaccante, che in segno di polemica contò i passi per mostrare al direttore di gara il suo evidente errore. Il gesto indispettì il signor Ortuso di Ciampino, che tirò fuori il secondo giallo. Delvecchio, infuriato, aspettò l’arbitro negli spogliatoi ed esagerò con le protesta, millantando anche importanti conoscenze in federazione. La successiva squalifica di 5 giornate fu una mazzata troppo pesante da digerire. Il centravanti, con effetto immediato, annunciò il suo ritiro dall’attività. Appese le scarpette al chiodo, si dilettò spesso nel beach soccer e prese parte ad alcune trasmissioni televisive. Non certo l’addio al calcio che sognava e sicuramente una macchia in una carriera lunga e ricca di soddisfazioni, che avrebbe meritato ben altra fine…

Acquista Frammenti di Calcio, il nostro nuovo libro! Clicca QUI per saperne di più!!!

LEGGI ANCHE: BIERHOFF E I SUOI QUATTRO ANNI CON l’ASCOLI

error: Content is protected !!