Quando il Campobasso, nell’86-87, fu allenato dallo svedese Tord Grip!

La breve avventura del tecnico svedese, mentore di Sven Goran Eriksson, alla guida del Campobasso in Serie B

Tord Grip Campobasso

Nella stagione 86-87, il Campobasso attuò una scelta coraggiosa, affidando la panchina allo svedese Tord Grip. Mentore di Eriksson, in patria era conosciuto come un integralista della zona con una predisposizione nel lanciare giovani. I risultati, però, non furono positivi e l’avventura di concluse con un esonero dopo 19 giornate.

TORD GRIP, UNO SVEDESE SULLA PANCHINA DEL CAMPOBASSO

Tord Grip in Svezia era considerato un vero e proprio guru. Uno dei volti principali di una nuovissima schiera di allenatori folgorati dalle idee della zona e che avevano letteralmente rivoluzionato il calcio nazionale. Già tecnico dell’Under 21, si fece apprezzare per l’ampio spazio che dava ai giovani anche durante la successiva parentesi al Malmoe. Inoltre, nei primissimi anni di carriera da allenatore, quando era alla guida del Karlskoga, si ritrovò ad allenare un esperto difensore come Sven Goran Eriksson. Proprio il futuro allenatore di Roma, Fiorentina, Sampdoria e Lazio rimase particolarmente colpito dalle idee di Grip e lo considerò sempre il suo vero e proprio riferimento.

Anche per questo curriculum piuttosto importante, che vantava anche una Coppa di Svezia vinta nel 1983, destò particolare stupore la scelta del Campobasso di affidargli la panchina per il campionato 86-87 di Serie B. I molisani erano reduci da ben 5 anni in cadetteria, avevano una rosa collaudata ed venivano da un ottimo piazzamento di metà classifica nella stagione precedente, con Mazzia come tecnico. La scelta di Tord Grip rappresentava un possibile punto di svolta nella storia del Campobasso. La convinzione della dirigenza era che se la squadra, già rodata al torneo di B, avesse immagazzinato le rivoluzionarie idee dello svedese, avrebbe davvero potuto fare il salto di qualità.

UN INTEGRALISTA DELLA ZONA PURA

Il Campobasso che Tord Grip si ritrovò ad allenare era una compagine valida, fatta di tanta gente di categoria. Si possono citare elementi come Marco Maestripieri, Franco Baldini, Carlo Perrone, Fabio Lupo, Roberto Russo o Luca Evangelisti. Sul mercato arrivarono i difensori Accardi e Pochesci e il centrocampista Mauti. Pochi colpi ma mirati, a dimostrazione che, in società, c’era grande fiducia nella rosa storica e nelle capacità dell’allenatore di valorizzarla. Purtroppo, le intenzioni rimasero tali. Grip lavorò da subito sui suoi nuovi concetti, trovando l’entusiasmo dei calciatori, affascinati da quelle idee rivoluzionarie. Nella realtà dei fatti, però, trovarono enormi difficoltà nell’applicare in campo la teoria.

In quegli anni, infatti, la Serie B era un campionato durissimo, in cui giocavano praticamente tutti a uomo. Si segnava poco e la maggior parte delle squadre preparava la partita dettagliatamente per inibire la manovra avversaria. Grip, invece, non conosceva a fondo questa dimensione e rimase convinto che la giusta applicazione dei suoi dettami potesse essere l’unica vera arma tattica. Si giocava una zona integrale, talmente pura che in Italia era difficile vederla perfino in Serie A. Lo svedese, infatti, applicava i concetti anche ai movimenti del quartetto di centrocampo. Un qualcosa che mandò abbastanza in confusione i componenti della rosa.

L’ESONERO E LA RETROCESSIONE

In fin dei conti, il problema principale del Campobasso di Tord Grip fu proprio quello di convertire la propria mole di gioco in gol. La squadra praticava un buon calcio ma faceva una gran fatica a concretizzare. Di contro, i non sempre perfetti movimenti della linea difensiva, rendevano la retroguardia tutt’altro che impenetrabile. Le difficoltà furono evidenti sin dalle prime giornate. Arrivarono numerosi pareggi e 2 sole vittorie. Al termine del girone d’andata, la situazione si era fatta piuttosto preoccupante. Il Campobasso era in piena zona retrocessione, con soltanto 12 punti in classifica. A quel punto, la scelta della dirigenza fu dolorosa ma necessaria. Al fine di provare a salvare una stagione negativa, esonerarono Tord Grip e si affidarono a Vitali. Liberi dalle catene tattiche di Grip, i calciatori mostrarono subito un altro piglio.

Il girone di ritorno fu decisamente migliore e la squadra ottenne anche degli importanti successi come il 4-0 al Catania, il 3-0 al Lecce o la vittoria per 2-0 col Vicenza. Il buon cammino permise ai Lupi di recuperare diverse posizioni, totalizzando ben 21 punti nelle seguenti 19 partite. Al termine del torneo, i molisani avevano agguantato Lazio e Taranto al quartultimo posto. Un piazzamento che rese necessario un triangolare di spareggio a Napoli per determinare l’ultima squadra che sarebbe andata in C. Il Campobasso, dopo il pari col Taranto, si giocò tutto nell’ultima sfida con la Lazio, con ben 2 risultati su 3 a disposizione. Il gol di Poli al 53′, però, permise ai capitolini di evitare una rovinosa caduta in C, destino che invece toccò ai molisani. Curiosamente, anni dopo, Grip tornò in Italia proprio per approdare alla Lazio, collaborando con Eriksson negli anni d’oro di fine XX secolo per il club!

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