Quando Enrico Chiesa si fece le ossa in C1 con la maglia del Chieti

Enrico Chiesa Chieti

Un giovane Enrico Chiesa, agli albori della sua carriera, ebbe una doppia esperienza in prestito in Abruzzo, tra Teramo e Chieti. Proprio la parentesi in neroverde gli consentì di tornare momentaneamente alla Sampdoria. Nel chietino, l’ancora acerbo attaccante incontrò inizialmente molte difficoltà ma poi seppe ritagliarsi un ruolo più importante.

ENRICO CHIESA, DAL TERAMO AL CHIETI VIA SAMP

All’inizio degli anni ’90 Enrico Chiesa è una giovanissima promessa della Primavera della Sampdoria. I blucerchiati l’hanno fatto debuttare in Serie A a 19 anni e ne seguono attentamente lo sviluppo. Il ragazzo ha grandi doti balistiche, specialmente quando può calciare dalla distanza. Tecnica importante, buona velocità ma un fisico ancora troppo gracile e una mancanza di un ruolo definito. Considerato leggero per giocare come attaccante, viene dirottato principalmente sulla fascia come tornante di destra e si adatta con abnegazione. Com’è abitudine del tempo, la società doriana decide di mandarlo “a farsi le ossa” nelle paludi della Serie C. Un’esperienza davvero formativa, data la durezza degli scontri, le piazze calde e i primi impatti con spogliatoi fatti di leader tutt’altro che silenziosi. Chiesa, così, ad appena 20 anni, si ritrova a Teramo, compagine abruzzese che si appresta a disputare la Serie C2.

La squadra è affidata ad un giovane Luigi Del Neri e coltiva buone ambizioni. Il girone C è davvero di ferro e la concorrenza è tanta. C’è la Sambenedettese, c’è il Chieti e poi Vis Pesaro, Francavilla, Rimini e Giulianova. Tutte piazze che hanno assaggiato spesso e volentieri la C1 e, in qualche occasione, anche la B. La stagione del giovane talento della Samp è in chiaroscuro. Gioca molto, soprattutto sulla fascia, ma non sempre mostra tutte le sue doti. Il Teramo battaglia a lungo per la promozione ma alla lunga cede il passo al Chieti capolista e alla Sambenedettese, che a fine anno sono promosse. Proprio il derby con i chietini diventa uno dei temi principali della stagione teramana. Accresce una forte rivalità, che sommata a quella storica col Giulianova, “impegna” e non poco la tifoseria. Proprio nel corso dello scontro diretto tra Teramo e Chieti, terminato 0-0, i dirigenti neroverdi rimangono colpiti dalle qualità di Enrico Chiesa e, l’estate seguente, lo chiedono alla Samp.

LE DIFFICOLTA’ INIZIALI

La Sampdoria, che era in ottimi rapporti con il Chieti, non esita a concedere il prestito del calciatore. Tuttavia, l’impatto non è dei migliori. Innanzitutto, nella mente della tifoseria, è ancora viva l’accesa rivalità della stagione precedente con il Teramo e l’idea di avere un ex biancorosso in squadra non è che li faccia fare esattamente i salti di gioia. Inoltre, Chiesa è ancora un calciatore molto acerbo, soprattutto dal punto di vista fisico. Incontra difficoltà nell’inserirsi in un gruppo molto coeso e anche nell’adattarsi allo stile di vita della città. Dorme a Chieti Scalo e cena sempre e soltanto in un ristorante a pochi passi, convenzionato con la società. Proprio grazie a queste cene di squadra, però, riesce pian piano a inserirsi. Sul campo, invece, le cose non vanno benissimo. Se la squadra, nonostante il salto di categoria, nei primi mesi vola, Chiesa trova poco spazio.

Il tecnico Ezio Volpi, una garanzia per la Serie C, lo aveva voluto fortemente, intravedendone le doti del campione a Teramo. Tuttavia, nel suo 3-5-2, almeno inizialmente, per il giovane talento di spazio ce n’è poco. Alla 6°giornata, Chiesa rischia di rovinare già tutta la sua avventura abruzzese. Spedito in campo nel match casalingo contro il Fano, l’ex Teramo sputa ad un avversario e viene espulso. Si parla di immaturità, di totale mancanza di adattamento alla situazione, perfino di un’interruzione anticipata del prestito. Volpi, assieme ai leader dello spogliatoio, cerca di proteggerlo, capendone le difficoltà nel vivere lontano da casa e nel giocare poco. Sempre in quei giorni, un sempre più nervoso Enrico Chiesa si rende protagonista anche di una forte lite in allenamento con Andrea Pallanch, uno dei fulcri di quel Chieti, che lo accusa di eccessiva morbidezza nei tackle.

L’ESPLOSIONE DI ENRICO CHIESA AL CHIETI

Le doti di Chiesa, però, sono di primissimo ordine e che prima o poi debba mostrarle è chiaro a tutti. Nel sistema tattico di Volpi, l’ex Samp viene schierato da quinto a destra, a tutta fascia. Un ruolo che può sembrare incredibile se rapportato alle sue qualità di attaccante che arrivò perfino in Nazionale ma che in quel momento appare l’unico possibile per lui. Il ragazzino si adatta, ha grande corsa ma, ovviamente, le cose migliori le fa quando deve attaccare. Punta l’avversario e con la sua rapidità e il suo dribbling, riesce spesso e volentieri ad arrivare sul fondo. Il primo gol arriva a dicembre, nell’ultima partita dell’anno solare. E’ un match tiratissimo contro il Bisceglie e la decide proprio lui. Con quel successo, il Chieti vola al secondo posto. E’ un sogno per tutta la città, che inizia davvero a pregustare uno storico salto in B. Con l’avvento del 1992, però, le cose cambiano.

Le altre compagini che lottano per la promozione si rinforzano pesantemente sul mercato. E’ il caso delle due favorite, Andria e Perugia, che investono per riportare le piazze in categorie più blasonate. Il Chieti, invece, continua a dare fiducia al gruppo iniziale, convinto della bontà della rosa e del progetto. Per gli abruzzesi, però, l’inizio del nuovo anno è da incubo. La squadra di Volpi si ritrova ad affrontare, in rapida successione, tutti gli scontri diretti. Prima la sconfitta di Acireale e poi un doppio impegno casalingo contro Andria e Perugia. Con i pugliesi, per il Chieti arriva un 1-1 con gol proprio di Enrico Chiesa. Con gli umbri, invece, il Guido Angelini è stracolmo, con il chiaro intento di spingere i propri beniamini verso l’impresa. E’ una gara durissima, con continue mischie e interventi al limite della regolarità. Il Chieti passa proprio con Chiesa ma l’arbitro annulla tra le pesanti contestazioni. Dopo essersi visti negare anche un solare rigore, i nerazzurri vengono beffati e perdono la partita. Da lì in poi, la squadra abruzzese va quasi a picco.

GLI ULTIMI MESI PRIMA DEL RITORNO ALLA SAMPDORIA

Il periodo di difficoltà, paradossalmente, coincide con la fase migliori di Enrico Chiesa a Chieti. Il calciatore, partita dopo partita, mostra una crescita esponenziale. Diventa un vero trascinatore con le sue entusiasmanti progressioni e mette a segno ben 6 gol. Niente male per un ragazzo di appena 21 anni, con neanche 50 presenze tra i professionisti e costretto a giocare anche fuori ruolo. Il Chieti, invece, continua la sua pericolosa discesa in classifica e la tifoseria, ad un certo punto, vede perfino lo spauracchio di una clamorosa retrocessione. Nelle ultime settimane, però, la compagine abruzzese rialza la testa, specialmente nel mese di maggio. Contro il Monopoli, in trasferta, è proprio Chiesa il protagonista. L’esterno ubriaca di continuo il diretto avversario sulla destra e in una delle tante occasioni create, pennella il cross per il gol del vantaggio. I suoi vinceranno per 2-1, cogliendo 2 punti fondamentali per la salvezza.

Il Chieti ottiene la matematica permanenza nella categoria alla penultima di campionato, pareggiando per 2-2 contro l’Acireale in casa. In quell’occasione, Chiesa si infortuna e lascia il posto a Mimmo Presicci. A detta di molti, durante la stagione, tra i due c’era stato un dualismo e una conseguente staffetta degna di quelle tra Rivera e Mazzola. In realtà, Presicci gioca maggiormente da interno destro e Volpi lo manda in campo quando ha in mente di cambiare sistema tattico. Proprio il subentrato centrocampista sigla il gol della salvezza. Al termine dell’anno, Enrico Chiesa ha totalizzato 24 presenze, mettendo a referto 6 gol. E’ cresciuto sul piano fisico, sul piano tattico e, soprattutto, come uomo. Una maturazione che gli permette di rimanere nella rosa della Sampdoria per l’anno successivo, salvo poi andare a Cremona e dar vita alla sua definitiva consacrazione. Il Chieti, invece, in quegli anni continuerà a svezzare campioni. Basti pensare, ad esempio, a Fabio Quagliarella o a Fabio Grosso, che curiosamente in Abruzzo giocava da fantasista!

Frammenti di Calcio è il nostro libro, clicca QUI per acquistarlo!

LEGGI ANCHE: LA GRANDIOSA ANNATA 95-96 DA 28 GOL DI VINCENZO MONTELLA AL GENOA