La maledetta e sfortunata stagione del Livorno 97-98: ad un passo dalla B

Il Livorno 97-98 verrà ricordato per aver disputato una stagione maledetta, iniziata con grandi aspettative e terminata nel peggiore dei modi

livorno 97 98

IL LIVORNO 97-98, UNA STAGIONE IELLATA

Il Livorno 97-98 verrà ricordato per la striscia di continue vittorie inanellate durante la stagione ma che alla fine non portarono a niente. Un mini record suggellato dai continui tre punti ottenuti la domenica con l’obiettivo di andare in Serie B, smantellato sul finale di stagione. Che il calcio sia lo sport del diavolo non lo scopriamo di certo oggi. Purtroppo non basta dimostrare a tutti di essere i più forti durante la stagione, a volte possono capitare delle grane, i famosi “imprevisti” del Monopoly, che possono minare un intero lavoro. La stagione precedente (96-97) venne coronata con la promozione in C1 per il Livorno, dopo 8 anni complicati tra dilettantismo e fallimenti societari. In vista della nuova annata, gli amaranto pensarono subito in grande: riprendersi la cadetteria che mancava dal lontano 1972. In panchina venne confermato l’uomo della promozione nella C “suprema”, Paolo Stringara, così come gran parte della rosa.

I giocatori cardine di quel Livorno erano il difensore d’esperienza Mauro Nardini, ex Cagliari che vantava diverse presenze in Serie A, e il bomber Enio Bonaldi, classico centravanti di categoria, già protagonista di una promozione in B con la maglia del Modena nel 1990. Il Livorno si ritrovò nel raggruppamento A, in cui spiccavano squadre ostiche come Cesena e Cremonese. Anche il livello delle altre non era basso: Como, Modena, Lecco e Lumezzane erano compagini da temere. Da matricola nella nuova categoria, la squadra amaranto cercò come sempre di sfruttare il fattore casa dell’Armando Picchi, con i tifosi che ribollivano ogni domenica.

IL GRANDE INIZIO

I ragazzi di Stringara partirono fortissimo, non dando la minima sensazione di essere al debutto assoluto nel nuovo campionato. I toscani fecero nove vittorie consecutive, tra cui un 5-1 al Carpi e diverse vittorie di misura contro Lecco, Saronno e Cremonese, acerrima rivale. Anche il derby contro il Siena fu a senso unico: 3-1 per il Livorno che continuò il suo magic-moment in cima alla classifica. Gli amaranto impartirono subito il loro calcio veloce, intenso e volto all’attacco. L’intesa che si era venuta a creare nella stagione precedente venne ripetuta anche in C1 e nel primo mese e mezzo non ci fu scampo per alcun avversario.

IL GRANDE AVVIO E UNA CONSEGUENTE CRISI

Il Livorno pensava già in grande, come se fosse già in Serie B. I continui festeggiamenti della piazza si fecero sentire ma Stringara fece rimanere tutti con i piedi per terra. Il suo timore era che la squadra si sedesse sugli allori delle nove vittorie consecutive e infatti la decima partita si rivelò un tracollo: scontro diretto a Cesena, sconfitta per 4-0. Gli amaranto si rivelarono anche loro umani e non imbattibili; non restava da capire se la debacle fosse un incidente di percorso oppure avrebbe rivelato il reale valore della squadra. In ogni caso, nove vittorie e un pareggio nelle prime dieci non era un bottino affatto male. La settimana dopo i labronici persero ancora, 2-1 contro l’Alessandria. Stringara sapeva che alla minima difficoltà la sua squadra potesse subire un’involuzione, visto che un’ondata di entusiasmo e autostima può essere cavalcata da tutti.

Non rimaneva altro che rimettersi con la testa a posto e tornare a vincere. Missione che venne completata il 23 novembre, quando il Livorno batté al Picchi 2-0 il Como. Neanche il tempo per affermare che i toscani erano “guariti” che contro il Modena in casa, l’weekend successivo, persero 2-1. Stringara aveva quel presentimento e al termine del match disse: “Non vorrei che le 9 vittorie iniziali avessero fatto pensare che il Livorno potesse chiudere il campionato con 34 successi”. Dopo un 3-0 rigenerante in casa della Carrarese, il Livorno chiuse l’anno con una sconfitta contro il Prato, avvenuta ancora in casa, e una vittoria contro la Fiorenzuola per 3-2.

UN ANDAMENTO ALTALENANTE

Il 1998 gli amaranto lo aprirono con i tre punti contro l’Alzano. In compenso, le battute d’arresto non tardarono ad arrivare e il Livorno si rivelò troppo altalenante per stare fermamente in prima posizione. Il Cesena veleggiava di bolina e sembrava la squadra destinata a prendersi la B direttamente. Le sconfitte contro Saronno e Lumezzane interferirono nella corsa alla cadetteria dei labronici, che comunque continuarono a galleggiare tra la seconda e terza posizione. Il 25 gennaio scoppiò anche il caso Montevarchi, con l’arbitro Baglioni che denunciò una presunta corruzione per la partita persa dal Livorno nel derby toscano. Indiscrezioni varie fecero trapelare il fatto che il direttore di gara fosse stato corrotto di 20 milioni di lire per truccare il risultato della gara a favore del Livorno.

Per quel match, Baglioni era stato sostituito da un collega e venne fatta partire una denuncia che andò contro il Livorno, penalizzato di ben quattro punti. La drastica decisione fece cadere le speranze di promozione a tutta Livorno, dai tifosi ai magazzinieri. Le vittorie contro Lecco e Cremonese diedero nuova linfa vitale ai toscani, costretti ad affrontare un’ingiustizia che mise la parola fine alla cavalcata degli amaranto. Il 15 marzo il Livorno perse il derby contro il Siena 1-0, ma ciò che successe al termine dei 90 minuti fu incredibile: i giocatori labronici vennero aggrediti e il Giudice Sportivo optò per ribaltare il risultato e dare la vittoria a tavolino alla squadra di Stringara.

LO SCONTRO DIRETTO

Il 22 marzo si giocò lo scontro diretto tra Livorno e Cesena, finito 0-0 e che consegnò il primo pareggio stagionale ai toscani. Il Cesena scappò definitivamente in testa alla classifica, mettendo un piede già in Serie B. Gli amaranto dovevano vincere quello scontro diretto per poter credere al primo posto, ma negli ultimi due mesi di campionato vinsero una sola partita, il 26 aprile contro la Carrarese.

LA DECISIONE DELLA CAF

Il Livorno terminò il campionato in seconda posizione con 61 punti, a -6 dal Cesena campione Nel complesso, il piazzamento finale fu un buonissimo risultato, considerando i 4 punti di penalizzazione e il fatto che la squadra era una matricola del campionato. Il sogno della B non era ancora infranto. C’erano da giocare i famosi playoff. Prima di questi, però, era ancora in atto il ricorso presentato dal Siena per la sconfitta a tavolino nel derby. La CAF cambiò il risultato di quella partita e confermò la sconfitta per 1-0 del Livorno, scivolato in terza posizione a 59 punti, dietro la Cremonese seconda. Una sentenza che non venne digerita in toscana, visto che sarebbe stato uno svantaggio negli spareggi.

La stagione sembrava maledetta per i livornesi, che non avevano più pace. Quelle nove vittorie consecutive ad inizio campionato erano ormai un lontano ricordo. La tifoseria, comunque, non fece mancare il supporto in vista dei playoff; nulla era ancora perduto. Oltre agli amaranto, Cremonese, Alzano e Lumezzane erano le altre squadre coinvolte. La squadra di Stringara giocò la semifinale contro l’Alzano: l’andata finì 0-0, mentre al ritorno il Livorno vinse 3-2 con qualche sofferenza di troppo. La finale si giocò il 14 giugno 1998 a Perugia, invasa di tifosi amaranto arrivati in 20.000 per sostenere la propria squadra. L’avversario era la Cremonese, battuta ben due volte dal Livorno in campionato. I labronici partirono fortissimo in un caldo aberrante.

UNA STAGIONE MALEDETTA

Il tifo toscano surclassò nettamente quello lombardo. Insomma, c’erano tutti gli ingredienti per far sì che il Livorno raggiungesse il suo sogno tanto atteso. Geraldi fece venire giù per un attimo il Renato Curi, mettendo alle spalle del portiere dalla Cremonese. Poco dopo, però, il gol venne annullato per fuorigioco. Il Livorno continuò ad attaccare, ma senza trovare la giocata giusta per concludere a rete. Sembrava una stagione maledetta e tristemente segnata. La traversa di De Vincenzo e il gol sfiorato da Bonaldi (salvato sulla linea da un difensore avversario) rappresentarono la iella dei livornesi. Era la classica gara dove la palla non voleva proprio entrare.

Si arrivò così ai tempi supplementari. Le squadre erano stanche, la Cremonese aveva fatto poco o nulla per meritarsi la Serie B, ma era rimasta appesa agli episodi e alla fortuna. Al 119′ una punizione di Guarnieri spedì la squadra lombarda in cadetteria, spegnendo definitivamente i sogni di gloria di un Livorno mai domo, che ci ha provato e riprovato, ma che alla fine ha dovuto abdicare. La delusione per l’obiettivo mancato fu evidente agli occhi dei giocatori amaranto. Senza quei tre punti di penalizzazione, il Livorno avrebbe potuto disputare la finale con due risultati su tre a disposizione. Danno e beffa, insomma, con quella decisione della CAF, per i toscani. La Serie B dovrà aspettare altri 4 anni; ci penserà il Livorno 2001/2002 targato Osvaldo Jaconi e Aldo Spinelli. Questa non è altro che una storia malaugurata.

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