L’Internapoli, la squadra del Vomero che lanciò campioni sfiorando la B

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L’Internapoli fu, per circa 15 anni, la seconda squadra di Napoli. Riconducibile al quartiere Vomero, arrivò tra i professionisti e sfiorò per due stagioni la Serie B. Inoltre, si fece conoscere come un club particolarmente attento al lancio di giovani promesse. Da quelle parti hanno iniziato calciatori come Chinaglia, Wilson, Cordova, Massa e molti altri.

LA NASCITA DELL’INTERNAPOLI

Napoli è una città che, da sempre, respira calcio. Un amore viscerale per la squadra partenopea e una lunga storia fatta di successi e di grandi campioni. Ma, nel corso degli anni, ci sono state anche altre realtà che hanno riscaldato, seppur per brevi periodi, il cuore degli appassionati napoletani. E’ il caso, ad esempio, del Campania Ponticelli, un club che arrivò ad un passo dalla B, facendo innamorare tanti sostenitori. A fine articolo, troverete un link con la loro storia. Ma, tornando indietro di alcune stagioni, c’è stata anche un’altra squadra che sfiorò una simile impresa e, inoltre, lanciò diversi campioni. Stiamo parlando dell’Internapoli, società nata nel 1964 dalle ceneri del Dopolavoro Cirio, altra gloriosa compagine che raggiunse la C  e e vi restò per un paio di anni.

Il presidente Peter Signorini, nel corso della sua gestione, investì importanti somme per metter su squadre dignitose, che riuscirono ad attirare anche fino a 10-12 mila spettatori. Le gare interne si giocavano allo stadio Collana, riuscendo ad attirare molti tifosi dalla zona del Vomero. Dopo il ritorno nei dilettanti, avvenuto al termine della stagione 60-61, il Dopolavoro Cirio conobbe una crisi di risultati che allontanò in buona parte i sostenitori. Per questo motivo, nel 1964, i due imprenditori napoletani Giovanni Proto e Carlo Del Gaudio decisero di rilanciare il club, cambiandone denominazione e spostando definitivamente la sede sociale proprio al Vomero. La nuova società, che si chiamava Internapoli, dal nome di un’antica squadra della città (l’Internazionale Napoli), ottenne ottimi risultati, riportando un grande entusiasmo e seguito.

LA SCALATA

Carlo Del Gaudio si dimostrò subito un dirigente abilissimo, anche nel farsi largo all’interno della Federazione. Anni dopo, infatti, riuscì a diventare perfino capo delegazione della nazionale Campione del Mondo di Enzo Bearzot. I suoi buoni uffici furono senz’altro fondamentali per dare la spinta al progetto dell’Internapoli, che ovviamente continuò a giocare nel glorioso stadio Collana. Un impianto, che, suo malgrado, aveva vissuto anche un breve periodo di dramma durante la Seconda Guerra Mondiale. Soprannominato anche campo sportivo del Littorio, ospitò le gare interne del Napoli nel 1933-34 e, successivamente, nel 1942 prima di essere requisito dalle SS naziste un anno dopo. Adibito a campo di concentramento per i napoletani che dovevano essere deportati, fu teatro di una famosa rivolta, sfociata nei 4 Giornate di Napoli.

Già nel corso del primo anno di attività, l’Internapoli dimostrò di essere un’ottima compagine e non nascose le importanti ambizioni. Il  5°posto all’esordio fu certamente un piazzamento di prestigio ma che non accontentò minimamente la dirigenza. I costanti miglioramenti portarono ad un 3° posto nel campionato successivo e alla vittoria della D nel 66-67. Dopo soli 3 anni dalla fondazione, il club del Vomero era già nel professionismo. Gli abitanti del quartiere mostrarono un immenso orgoglio per le imprese di quei ragazzi, che giocavano un ottimo calcio, lanciavano talenti e ottenevano risultati importanti. Il primo anno in C si concluse con un importante piazzamento a metà classifica. A rendere idea del grandioso progetto di Del Gaudio e Proto ci fu anche la costruzione di una palazzina, a pochi metri dall’impianto, che avrebbe ospitato i calciatori della squadra. L’edificio divenne successivamente uno spogliatoio e, in seguito, addirittura il Liceo Classico Adolfo Pansini.

LA B SFIORATA E I GRANDI CAMPIONI

Nella stagione 68-69, la guida tecnica della squadra fu affidata al giovane allenatore brasiliano Luis Vinicio, ex stella del Napoli e alla sua prima esperienza in panchina. Al suo fianco, nelle vesti di vice, anche Gianni Di Marzio. Uno staff di tutto rispetto ma anche una rosa di livello assoluto. Basti pensare che tra i calciatori di punta c’erano anche elementi come Giorgio Chinaglia, Pino Wilson e Giuseppe Massa. I tre fecero talmente bene che l’anno seguente furono ingaggiati dalla Lazio, diventandone dei fulcri. Nella fattispecie, Giorgio Chinaglia formò una coppia di attacco micidiale con Porro. Arrivò un fantastico 3° posto, con l’Internapoli che chiuse col secondo miglior attacco ma subì qualche gol di troppo. Un problema che, alla lunga, fece “scappare” via in classifica la Casertana (penalizzata di 6 punti) e il Taranto, vincitore del torneo.

La squadra biancoceleste, grazie alle grandi imprese sul campo, stava attirando sempre più sostenitori. Non più un club nell’ombra del grande Napoli ma una vera e propria alternativa che rendeva orgogliosa una gran parte della città. Nonostante le cessioni dei talenti nel campionato seguente, il 69-70, la squadra riuscì a confermarsi ad altissimo livello. Affidata alle cure del nuovo allenatore Gianni Seghedoni, dopo il passaggio di Luis Vinicio al Brindisi, il club bissò il terzo posto dell’anno prima. A precedergli ci fu la Casertana, che vinse il girone e proprio il Brindisi dell’ex tecnico. Tuttavia, l’impresa del club del Vomero fu anche l’ultimo vero colpo di coda perchè da quel momento in poi iniziò il lento declino.

IL FALLIMENTO DELL’INTERNAPOLI E LE SUCCESSIVE SOCIETA’

Le ingenti spese e le energie anche mentali profuse nel progetto, presentarono il salatissimo conto nella stagione 70-71. Dopo i mitici due terzi posti consecutivi e le importanti premesse che c’erano nell’ambiente, l’Internapoli andò incontro ad una clamorosa retrocessione. Ormai in caduta libera, la società retrocesse nuovamente l’anno dopo, finendo in Promozione. Il vortice negativo non si assestò e il club continuò ad accumulare retrocessioni, anno dopo anno, ritrovandosi addirittura in Seconda Categoria. Nel ’74, ormai senza seguito e con una situazione economica deficitaria, ci fu un passaggio di consegne a livello societario, con una nuova denominazione “SC Nuovo Vomero”. Pur riuscendo, nel giro di alcune stagioni, a ritrovare la Serie D, la società non conoscerà più pace.

Arriveranno numerosissimi cambi di denominazione, fusioni e spostamenti di sede. Negli anni, il club prenderà il nome di Nuovo Napoli (spostandosi a Posilipo), verrà assorbito dalla Puteolana, rinascerà come Gabbiano Napoli. Nel 1996, verrà ripristinata la storica denominazione di Internapoli ma nel 2001 sfocerà in una fusione con il Savoia. Solo nel 2011 la squadra tornerà definitivamente al vecchio nome, salvo spostare la sede sociale a Marano prima e a Pozzuoli poi. Una storia di incredibili alti e bassi, dettati da numerosi ragioni. Le ingenti spese per raggiungere la gloria, un campo da gioco divenuto, nel tempo, fatiscente, numerosi presidenti cambiati e i migliori calciatori venduti. Nel cuore dei tifosi napoletani, soprattutto del Vomero, restano però i ricordi di quei ragazzi che per un biennio sfiorarono la B, in quello che sarebbe stato un traguardo unico.

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