Il calcio ad Aosta: gioie e dolori per uno sport che ora vive nel ricordo

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LA STORIA DEL CALCIO AD AOSTA

Quasi 100 anni di vita, in mezzo tante difficoltà a riemergere e rifondazioni su rifondazioni. Il calcio ad Aosta, storicamente parlando, ha avuto il coraggio di rappresentare un’intera regione (persino più del Cagliari in Sardegna) ma per sua sfortuna è rimasto inghiottito da discipline come lo sci, il fiolet e la rebatta (famoso sport valdostano). La prima squadra di pallone nata ad Aosta fu la sezione football dell’Augusta, creata nel 1908 e scioltasi nel 1910. Nell’estate 1911 sorse la prima società sportiva calcistica, l’Augusta Praetoria Sport, che terminò di esistere con la Prima Guerra Mondiale. Era un calcio di pionieri, poco sotto al dilettantismo e che destava tanta curiosità ai giovani, attratti principalmente (come detto sopra) da altri sport. Tra le due guerre, l’Aosta Calcio si affiliò alla FIGC, disputando alcuni campionati regionali fino alla promozione in Serie C all’inizio degli anni ’40.

In quel decennio, il club venne amministrato e gestito da Raffaele Tognoni, che divenne successivamente allenatore. La permanenza nella categoria permase anche dopo il conflitto mondiale, quando la denominazione fu cambiata in Unione Sportiva Aosta in segno di discontinuità col periodo fascista. Lo juventino Giuseppe Domenico Donna e Angelo Tabanelli furono i primi allenatori che si trovarono a gestire la squadra. Parlando di giocatori, la prima grande stella calcistica ad Aosta si chiamava Giorgio Dal Monte, una sorta di pivot dotato di una forza fisica impressionante e un tiro dalla lunga distanza micidiale.

Centravanti che l’Aosta coltivò sin dalle giovanili e che a neanche 18 anni divenne capocannoniere del torneo regionale per due anni consecutivi (1950 con 32 reti e ’51 con 30). Venne poi ceduto prima al Milan e infine al Genoa. Ma neanche la presenza di un piccolo campione fece cambiare la credibilità e la visibilità del calcio valdostano.

LA STABILITA’ DEGLI ANNI ’80 E LE SODDISFAZIONI DEI ’90

La squadra dal simbolo del leone rampante oscillava continuamente tra Serie D, Eccellenza e Promozione, non trovando mai fortuna fuori dal Piemonte. Nei primi anni ’40, l’Aosta tornò ad essere protagonista in ambito regionale e Vincenzo Bianchi si contraddistinse come uno dei migliori giocatori della squadra. Ad oggi la regione valdostana è l’unica italiana a non aver portato una sua squadra neanche in Serie B, condividendo il primato col Molise prima della promozione del Campobasso in cadetteria nel 1982. Quell’anno l’Aosta faticava nell’Interregionale (attuale Serie D), categoria nella quale i rossoneri riuscirono a stabilizzarsi all’inizio degli anni ’80 grazie alla politica dei presidenti Pugliatti e Guglielmotti. I due decisero di aprire i portafogli seguendo una logica di competenza personale, che alla fine bastò per garantire la sopravvivenza del club e puntare ad una salvezza tranquilla della squadra in campionato.

Insomma, ci volevano personalità forti dietro alla scrivania per garantire ambizione nell’Aosta. Gli anni ’80 infatti furono di stabilità e gioia. Al termine del campionato 84-85 la squadra arrivò seconda a soli 4 punti dalla promossa Cairese. Dopo la grande paura di retrocessione nel 1987, invece, evitata grazie ad un ripescaggio, la cavalcata trionfale arrivò all’inizio del nuovo decennio (1990-91). I rossoneri, guidati in panchina dal tecnico Agostino Alzani, arrivò prima nel girone B dell’Interregionale con 49 punti, 5 in più del Bellinzago secondo, ma non poté festeggiare visto che la riorganizzazione dei campionati impediva la promozione di tutte le prime classificate dei gironi che dovevano fare gli spareggi. I rossoneri giocarono il loro spareggio contro gli emiliani del Brescello: l’andata ad Aosta finì 2-2, mentre al ritorno la squadra di Alzani vinse 3-1, conquistandosi una meritatissima promozione in C2.

L’ESORDIO IN C2

Il 1991 divenne così la data più importante della storia calcistica ad Aosta. I leoni si apprestavano a fronteggiarsi con il professionismo, che prevedeva squadre di rango molto più superiore e con giocatori più forti. L’esordio in C2 avvenne l’8 settembre 1991, quando al Mario Puchoz (stadio casalingo) i rossoneri vennero sconfitti 1-0 dal Valdagno. La squadra era affidata a Natalino Fossati, allenatore pragmatico che non poteva contare su una rosa di livello ma su piccoli gregari. La prima vittoria arrivò alla terza giornata contro i rivali del Cuneo. Il campionato si rivelerà complicatissimo per l’Aosta, che alla fine raggiunse due traguardi importanti: la salvezza con 36 punti, di “corto muso” sulla zona retrocessione e i 16 gol di Marco Girelli, capocannoniere del girone A.

QUEL RIPESCAGGIO FORTUNATO

Dopo aver raggiunto un’altra salvezza, il sogno rischiò di interrompersi a giugno 1994. A seguito di un campionato sofferto, l’Aosta si ritrovò terz’ultima con 35 punti, gli stessi del Trento. Era necessario uno spareggio, che le due squadre disputarono a Pavia il 26 del mese. La partita fu condizionata dal clima aberrante causa il caldo. Nei tempi regolamentari il punteggio rimase sullo 0-0 e ai rigori prevalse il Trento per 4-3, condannando l’Aosta ad un’amarissima retrocessione. Alla fine prevalse la fortuna, con un ripescaggio che permise ai rossoneri di mantenere la categoria nonostante la sconfitta sul campo. Ma fu solo questione di tempo per lo sgretolamento complessivo. Ben presto i fondi societari finirono e l’annata ’94-’95 si rivelerà un incubo per l’Aosta, che cambiò ben tre allenatori (Taffi, Ciravegna e Ferruccio Mazzola), senza cambiare l’inerzia di una stagione disgraziata conclusa al penultimo posto con 28 punti e appena 5 vittorie. 

Nell’estate 1998, il presidente Pavan mollò tutto dopo mesi passati a scongiurare il fallimento causa debiti, sponsor mancati e imprenditori locali che facevano pressione sul suo conto. L’Aosta non riuscì a mantenersi in piedi e venne dichiarato fallito. Da quel momento il calcio valdostano non esisterà più, scomparendo dai radar e non venendo più rifondato. A parte la piccola parentesi dello Chatillon Saint Vincent, rinominato come Valle D’Aosta Calcio e che giocò in Serie D dal ’98 al 2004, nessun’altra compagine valdostana verrà fatta nascere. I cancelli dello stadio Puchoz rimasero chiusi, inondati da tristezza e malumore. Ancora oggi il calcio nella regione rimane espressione di un ricordo, indelebile da una parte, ma profondamente triste dall’altra. Una storia da gioie e dolori.

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