Bierhoff e i suoi quattro anni con l’Ascoli

Bierhoff

Oliver Bierhoff, un tedesco diventato campione in Italia

Oliver Bierhoff è stato uno dei centravanti più prolifici degli anni ’90. L’attaccante tedesco deve molto all’Italia, il paese che lo ha reso un campione. Nel nostro paese il Panzer sbarcò nel 1991. A puntare su di lui l’Inter, rimasta “stregata” dal rendimento di questo allora semisconosciuto centravanti che nella stagione 1989-90 segnò 23 reti con il Salisburgo. Tuttavia,  i nerazzurri per farlo maturare decisero di girarlo in prestito all’Ascoli. E sarà una scelta decisiva per la carriera di Bierhoff.

Bierhoff e i quattro anni ascolani

Bierhoff approdò in riva all’Adriatico nella stagione 1991-92, parcheggiato dall’Inter all’Ascoli che in quel campionato militava in Serie A. Una scelta però che, almeno inizialmente, non si rivelò azzeccatissima per i marchigiani e ber il tedesco che mise a segno solo due reti in 17 gare. Ne risentirono anche i bianconeri che retrocessero in B a fine stagione. Nonostante ciò, il club del vulcanico presidente Costantino Rozzi, decise di puntare ancora sul centravanti teutonico. La stagione 1992/93 fu quella del riscatto. Bierhoff vinse il titolo di capocannoniere del campionato con 20 reti, sfiorando la promozione in A con l’Ascoli che arrivò sesto. Risultato eguagliato anche nella stagione seguente con i piceni che si piazzarono ancora una volta al sesto posto nel campionato cadetto, trascinati ancora dal loro bomber teutonico autore di 17 reti in 32 gare. Tre partite in meno rispetto all’anno prima e tre gol in meno. Comunque un bel bottino. La stagione 1994/95 doveva essere quella del salto di qualità ma non andò così. Bierhoff mise a segno solamente nove reti e l’Ascoli retrocesse amaramente in Serie C 1.

La consacrazione italiana

Con la retrocessione dell’Ascoli in Serie C si concluse anche l’avventura ascolana di Bierhoff. L’anno successivo fu un’altra squadra bianconera a puntare su di lui: l’Udinese. In Friuli, il tedesco ebbe modo di misurarsi finalmente con la Serie A. Il resto è storia. Il primo anno a Udine coinciderà con l’Europeo della consacrazione con la Nazionale tedesca. Poi la qualificazione in Coppa UEFA e il terzo posto della stagione 1997-98 con tanto di titolo di capocannoniere. Fu così che il brutto anatroccolo divenne un cigno. Un cigno re nei colpi di testa.

FOTO: Germania Calcio – La pagina del calcio tedesco Facebook.

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