Zoran Mirkovic: il jolly della Juve pupillo di Lippi, emarginato da Ancelotti

Zoran Mirkovic

Zoran Mirkovic, un jolly comprimario nella Juventus di Lippi e Ancelotti

Quella di Zoran Mirkovic, è stata una delle tante operazioni di mercato intercorse tra Atalanta e Juventus, sicuramente però una delle meno fortunate. E dire che questo terzino jugoslavo (poi serbo), all’occorrenza difensore centrale e centrocampista, era arrivato in bianconero decisamente voluto da Marcello Lippi. Le cose, però, prenderanno un’altra piega con le dimissioni del tecnico viareggino.

Da Belgrado all’Atalanta: gli esordi di Mirkovic in Italia

Classe 1971, Zoran Mirkovic nacque a Belgrado nel cuore della Serbia, o meglio della Jugoslavia. Cresciuto calcisticamente nel Radnicki, approda successivamente al Rad. Nel 1993 ebbe la grande occasione della sua carriera approdando in uno dei due club più blasonati della sua città, ovvero il Partizan Belgrado. Con i bianconeri belgradesi giocò tre stagioni. Il Partizan sarà un trampolino di lancio per un’altra chiamata importanta. Stavolta da quello che era ancora all’epoca il campionato più bello del mondo, ovvero la Serie A. A scommettere su di lui nel 1996 fu l’Atalanta. Mirkovic arrivò a Bergamo per sostituire l’uruguaiano Pablo Montero,  nel frattempo passato alla Juve. Il serbo si impose come un terzino destro di grande sacrificio e votato alla fase di copertura. Doti che, due anni più, tardi, gli varranno l’interesse dalla squadra più blasonata d’Italia: la Juventus. Il bianconero entrò così ancora una volta nel suo destino.

Zoran Mirkovic e il suo biennio bianconero tra Lippi, la Guerra di Jugoslavia e la “guerra” con Ancelotti

Fu Marcello Lippi è richiederlo espressamente per la sua Juve, stregato dalle sue doti difensive e dalla sua duttilità. Mirkovic conquistò Lippi ritagliandosi un discreto spazio in una retroguardia ricca di grandi giocatori come Ferrara, Montero, Torricelli per citarne alcuni. Il tecnico viareggino stravedeva per lui, tanto da schierarlo anche come difensore centrale e all’occorrenza come centrocampista. Le cose però ben presto cambieranno. Gli echi della Guerra dei Balcani non ancora si erano spenti. La Repubblica Federale Jugoslavia, governata da Slobodan Milosevic, aveva iniziato una guerra con il Kosovo. Per tutta risposta, la NATO decise di bombardare Belgrado e la Serbia. In quei giorni Zoran era in ritiro con la sua nazionale per una partita contro gli odiati rivali della Croazia che non si giocherà mai. I giocatori fuggirono dal ritiro, consapevoli di quello che stava per succedere nella capitale serba. Tutti tranne uno. Zoran Mirkovic che rimase in una città bombardata dagli americani pur di portare con sé in Italia la madre e i nipotini. Nel frattempo, la Juve aveva letteralmente perso le sue tracce, ma miracolosamente, il 27 marzo il giocatore riuscì a tornare in Italia con la famiglia dopo un viaggio a dir poco avventuroso. A Torino però le cose erano cambiate. Lippi si era dimesso e al suo posto era arrivato Carlo Ancelotti. Con Ancelotti non scoppiò la scintilla e il difensore serbo finì relegato perennemente in panchina. Poco male rispetto a quello che aveva visto a Belgrado. Tuttavia, nel 2000, Mirkovic fece le valigie per andare in Turchia per andare al Fenerbahçe, prima di tornare al Partizan. Una storia a lieto fine.

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