Winston Bogarde, il colossale bidone ex Milan che strappava ingaggi d’oro

Winston Bogarde Milan

L’olandese Winston Bogarde, ex anche del Milan, rappresenta uno dei più grandi misteri nella storia del calcio. Pur con degli evidentissimi limiti, ha sempre strappato contratti faraonici senza giocare quasi mai.

WINSTON BOGARDE, IL “BIDONE” CHE CONVINSE IL MILAN

Una vera e propria carriera da miracolato. Il conto in banca che cresceva, anno dopo anno, mentre le presenze si facevano sempre più un’utopia. Un cammino da “gambero” quello dell’olandese Winston Bogarde, transitato in alcuni dei club più importanti d’Europa, tra cui il Milan, e fallendo ovunque. Nel descrivere la sua vicenda, useremo dei termini anche forti: d’altronde la categoria “Bidoni e Meteore” esiste anche per farsi due risate, che poi è ciò che scatena la carriera di Bogarde. Ma andiamo con ordine. Il ragazzo ha un fisico più da pugile che da calciatore e si dice che in gioventù sia anche piuttosto propenso alla scazzottata. Originario di Aruba, si appassiona follemente al calcio all’età di 12 anni, mentre è davanti alla TV col fratello a vedere il match del Mondiale 82 tra Brasile e URSS.

Da quel giorno, il suo sogno diventa, per l’appunto, quello di fare il calciatore. Un sogno che, probabilmente, sarebbe stato meglio che fosse rimasto tale, anche grazie al poco entusiasmo mostrato dal padre all’idea di Winston. Il quale, però, si mette di impegno, entra nelle giovanili del SVV, società di Rotterdam (la sua città) e fa tutta la trafila. L’esordio in prima squadra arriva con l’Excelsior. Poche partite per convincere gli osservatori dello Sparta, la seconda squadra della città. Qui, prosegue la sua crescita, trovando sempre più spazio come titolare e mettendosi in testa di voler giocare con il Feyenoord, il club per il quale tifa. Tenta ripetutamente la strada che lo conduca alla squadra dei suoi sogni ma trova sempre la porta sbarrata, anche solo per un provino. Evidentemente i dirigenti biancorossi ci avevano visto lungo…

IL PASSAGGIO ALL’AJAX DI LOUIS VAN GAAL

Allo Sparta, Winston si dimostra un difensore molto roccioso e duttile. Agli inizi della carriera, aveva militato spesso come ala sinistra ma era decisamente troppo lento, visti i quasi 90 kg di peso. L’abbassamento sulla linea difensive sembra giovare al suo rendimento. E’ più che altro un terzino bloccato ma si disimpegna anche da centrale. Forte di testa, cattivo al punto giusto, con un sinistro discreto. Qualità che convincono L’Ajax ad aggiungerlo alla loro squadra, che nel frattempo stava diventando fortissima. Allenata da Van Gaal, la compagine di Amsterdam presentava tantissimi talenti in erba che condurranno la squadra sul tetto del mondo. Bogarde arriva ai Lancieri nel 94-95 e l’impatto è sconvolgente. I metodi di allenamento da sergente di ferro di Van Gaal lo traumatizzano ma sono soprattutto le sue sedute tattiche a farlo uscire di testa.

Già, perché ci siamo dimenticati di aggiungere che il nostro Winston non è poi così sveglio. All’unanimità, nel corso della sua carriera, verrà etichettato come un calciatore molto indisciplinato tatticamente. Con un uomo di riferimento da marcare riesce a mascherare le sue lacune nel gioco di squadra. Chiamato a interpretare una rigida zona come quella del tecnico Van Gaal, va in tilt totale. Sarà lui stesso, in un’intervista, a dichiarare che degli schemi dell’allenatore non capiva praticamente nulla. Nonostante i limiti, pian piano, però, Bogarde si guadagna un posticino nella lista dei prediletti del tecnico. Quest’ultimo, ne apprezza comunque le qualità fisiche e lo utilizza come primo cambio ai titolari.

In 3 anni con i Lancieri, Bogarde totalizza 91 presenze, sommando quelle raggranellate anche nelle varie coppe. Non numeri di un titolarissimo ma un dato che gli permette di conquistare due scudetti, due supercoppe d’Olanda, una Coppa dei Campioni (contro il Milan), due supercoppe europee e una Intercontinentale. L’ultima stagione all’Ajax sarà la peggiore, con la squadra a fine ciclo e Louis Van Gaal che aveva già deciso e comunicato il suo addio. Winston Bogarde si conceda dai Lancieri e, a fine stagione, comunica il suo passaggio al Milan, assieme al bomber Patrick Kluivert. In rossonero, inoltre, ritrova altri due artefici dei successi del passato: il terzino Reizinger e il centrocampista Davids.

L’AVVENTURA DI WINSTON BOGARDE AL MILAN

Winston Bogarde firma un contratto triennale da 2 miliardi a stagione con il Milan. A volerlo, è stato Galliani, su suggerimento di Arrigo Sacchi. Solo che, al suo arrivo in rossonero, Bogarde non trova più il tecnico di Fusignano in panchina, bensì Fabio Capello. Il friulano non appare entusiasta del suo ingaggio e non fa molto per nasconderlo. Di pari passo, anche gli altri olandesi incontrano enormi difficoltà. Reizinger viene ceduto immediatamente al Barcellona, dove nel frattempo è approdato il loro mentore Van Gaal. Davids, invece, finisce nelle retrovie delle gerarchie tecniche e inviso da gran parte dello spogliatoio. In inverno, farà i bagagli e andrà alla Juventus, con ben altri risultati. L’unico di loro che trova frequentemente spazio è Patrick Kluivert. Fischiato insistentemente dal pubblico di San Siro, il centravanti andrà incontro ad una stagione pessima.

E Bogarde? Il difensore inizia a dimostrare di che pasta è fatto già nelle amichevoli. Capello lo prova da centrale e si accorge che è un disastro totale. E’ lentissimo, macchinoso e incapace di tenere la linea difensiva. Nei test del precampionato, si rende protagonista di innumerevoli errori, anche a livello tecnico. Ad inizio campionato fatica a rientrare nelle rotazioni della squadra. Inoltre, il Milan del Capello bis è una squadra a fine ciclo, costruita male e allenata non al meglio dal friulano che si focalizza sistematicamente sul 4-4-2 pur non avendone gli interpreti. Come centrali, si alternano vari giocatori: Costacurta, Desailly, Maldini, Cruz e perfino il giovane Smoje. Bogarde, invece, viene considerato a tutti gli effetti un terzino sinistro. Una posizione nella quale, però, trova la concorrenza dello stesso Maldini e del tedesco Ziege.

Accumula solo 4 spezzoni di partita tra campionato e coppa. Uno di questi sarà agghiacciante. Non si sa bene per quale motivo, Capello decide di spedirlo in campo in una trasferta a Udine, col punteggio fermo sull’1-1. Probabilmente, nelle intenzioni del tecnico, la fisicità di Bogarde avrebbe potuto contrastare l’abilità aerea di Oliver Bierhoff. Al minuto 85, pochi giri di lancette dopo il suo ingresso in campo, Taibi gli passa il pallone. Winston è completamente solo ma si attarda nel decidere. Si può tranquillamente dire che non sappia proprio cosa fare e decide di “riappioppare” la sfera al suo portiere. Solo che in quel momento si è inserito proprio Bierhoff tra i due. Il tedesco ringrazia e sigla a porta vuota il definitivo 2-1. Bogarde è definitivamente bocciato. (Clicca QUI per il video dell’errore).

L’ADDIO ALL’ITALIA

A gennaio, l’addio diventa inevitabile. Capello ne ha le tasche piene del difensore olandese e del suo connazionale Davids e si libera di entrambi. Il mediano passa dal Milan alla Juventus, mentre Winston Bogarde raggiunge il suo mentore Van Gaal a Barcellona. Riesce perfino a strappare un aumento di stipendio, portando il suo ingaggio a 3 miliardi di lire. Dopo il trasferimento, Costacurta lo definirà un personaggio alquanto curioso e poco propenso al dialogo. In ogni caso, sbarcato in Catalogna, ritrova anche il suo vecchio compagno di Reizinger. Una difesa da brivido per i tifosi blaugrana, costretti ad ammirare le prestazioni della banda del buco abitualmente.

Già, perché Van Gaal da gennaio a giugno lo impiega con frequenza. E il ragazzo, tutto sommato, lo ripaga anche con discrete prestazioni. L’anno successivo, però, finisce ai margini del progetto. Vede il campo soltanto 2 volte in tutta la stagione. Le cose migliorano  leggermente nell’ultimo campionato giocato a Barcellona. Complici le difficoltà della squadra, Bogarde si ritaglia un suo spazio, mimetizzandosi bene nella sempre più mediocre difesa dei catalani. Con l’addio di Van Gaal, anche il suo percorso spagnolo giunge al termine. Viene messo fuori squadra e finisce ovviamente sul mercato. Ora voi giustamente vi chiederete: chi potrà mai prendersi un simile pacco, ormai 30enne e con un ingaggio altissimo per quel tempo???

I 4 ANNI “A SCROCCO” AL CHELSEA

Quello che succede d’ora in avanti è tragicomico. Bogarde, ovviamente, non ha mercato ma che sia nato con la camicia lo si è già abbondantemente capito. Sicuramente ha dei santi in paradiso, di certo ne ha uno in terra e corrisponde al nome di Mario Melchiot. I più nostalgici lo ricorderanno come un onesto terzino destro con le treccine, nel giro della Nazionale olandese ma, soprattutto, in forza al Chelsea di Vialli. Il tecnico italiano è stato anche calciatore di quella squadra e, pertanto, ha un rapporto che va oltre quello da allenatore e giocatore con molti elementi della rosa. Evidentemente, Melchiot è uno di questi. Complici diversi infortuni accorsi ai difensori della squadra, Vialli si ritrova a dover tamponare l’emorragia con un innesto.

Di nomi buoni, sul mercato, non ce ne sono molti. Occorre un giocatore esperto, che possa farsi trovare pronto da subito per poi accettare di accomodarsi in panchina quando Lebeuf e Desailly torneranno disponibili. Melchiot confida a Vialli di prendere Bogarde, dicendosi convinto che possa essere la soluzione tampone perfetta. Il buon Gianluca decide di fidarsi del consiglio e, tra il clamore di tutti, in primis del Barcellona, gli offre un contratto. Ma la follia ha appena avuto inizio. Bogarde, infatti, firma un quadriennale da ben 3 milioni di euro (altro aumento). Inoltre, in Spagna finisce un assegno da 12 milioni!!! Al suo arrivo, Winston è determinato a fare bene e trova spazio nelle prime partite stagionali.

Il destino, però, vuole che a settembre Vialli venga esonerato e al suo posto subentri un altro italiano, Claudio Ranieri. Il tecnico testaccino ha ben altre idee. Una di queste appare chiara fin da subito: Bogarde è totalmente inutile. L’olandese finisce fuori rosa. Di fatto, le 9 presenze accumulate fino a quel momento in campionato, resteranno le uniche di tutta la sua avventura londinese. Un’esperienza durata fino al termine del contratto, col club che ha provato in tutti i modi a disfarsene. Allenamenti solitari, convocazioni con la squadra riserve, proposte di rescissione, inserimento in qualunque trattativa come pedina di scambio. Lui, senza scomporsi minimamente, ha sempre risposto “Potrei giocare titolare in altre squadre, ma qui mi pagano profumatamente, perché andarmene?”.

IL RITIRO E LA NUOVA VITA DA ALLENATORE (!?)

Appunto, perchè avrebbe dovuto andarsene? E infatti Bogarde non lo fa. Rimane per ben 4 anni a stipendio di Roman Abrahamovic, beccandosi fino all’ultimo centesimo. Il magnate russo ha perfino tentato di percorrere la strada del licenziamento per giusta causa. Vederlo così grasso, fuori forma e consapevole del suo ruolo poteva far presupporre che avesse qualche vizio fuori dal campo. Niente di tutto ciò. Nonostante i pedinamenti di vari detective privati, la vita privata di Winston Bogarde risulta impeccabile.  Terminato il contratto del Chelsea, l’olandese mette fine anche alla sua carriera, conscio che nessun altro dirigente con un po’ di sale in zucca potrà più offrirgli un contratto.

A chi gli fa notare che è considerato uno dei più grandi bidoni del calcio inglese, risponde candidamente “chi se ne frega“. Molti dei suoi pensieri, a tal proposito, li riporta in un’autobiografia dal titolo “Questo negro non si inchina a nessuno“. Rimane fuori dal calcio per molti anni, riciclandosi nel ruolo di organizzatore di concerti. Sembra ormai sparito definitivamente dai radar ma, improvvisamente, un altro suo vecchio amico si ricorda di lui nel 2015. Un altro angelo in terra alza la cornetta e lo chiama: è Micheal Reizinger, il suo vecchio compagno nella rinomata banda del buco.

Divenuto allenatore nelle giovanili dell’Ajax, chiama Winston come preparatore dei difensori, prima nell’Under 15 e poi nell’Under 17 (ruolo che ricopre tuttora). E anche qui ci sarebbe molto da ridire, visto che per stessa ammissione dell’olandese, da giocatore era un vero e proprio anarchico, tatticamente parlando. La speranza concreta, per i ragazzi che allena, è che nella sua nuova carriera riesca a basarsi sui (tanti) errori che faceva in campo per trarre i giusti insegnamenti. Quegli stessi errori, talvolta clamorosi, che rendono Winston Bogarde uno dei più grandi bidoni della storia del Milan, del Barcellona e del Chelsea. Ma a lui, credeteci, non importa proprio nulla!

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