Walter Baseggio, l’infallibile rigorista italo-belga che toppò del tutto a Treviso

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Il Treviso, nella sua prima e unica stagione in Serie A, cercò di rinforzare l’organico nel mercato invernale, ingaggiando diversi elementi tra cui Walter Baseggio. Ex grande promessa dell’Anderlecht, il regista italo-belga arrivava da un periodo difficile, caratterizzato da molti infortuni. Il suo rendimento in Veneto fu alquanto scadente e faticò perfino in Serie B l’anno seguente.

IL DISASTRATO TREVISO 2005-2006 E L’INGAGGIO DI WALTER BASEGGIO

E’ un denominato comune di molte delle “peggiori” squadre, in quanto a rendimento, della nostra Serie A il fatto di compiere inspiegabili rivoluzioni estive, smantellando la rosa che aveva portato alla promozione. E’ il caso, ad esempio, della Reggiana 96-97, oppure del Como 2002-2003, dell’Ancona 2003-2004 e così via. Anche il Treviso, giunto per la prima volta nella sua storia (e finora unica) nel massimo campionato italiano, attuò una politica simile. Gran parte della squadra che aveva clamorosamente raggiunto la promozione, fu cambiata a favore di calciatori di maggior nome ed esperienza, almeno sulla carta. Agli ordini del riconfermato Ezio Rossi (che poi fu esonerato) arrivarono Matteo Sereni, i gemelli Filippini, Gianni Guigou, William Viali, Dino Fava, Andrea Dossena e tanti altri, tra cui i giovanissimi Handanovic e Borriello.

Insomma, una squadra con un volto totalmente nuovo che, però, non riuscì mai a trovare la giusta amalgama. In definitiva, il club veneto fece una stagione all’inseguimento affannoso di un’improbabile salvezza, che in effetti non arrivò. E, come capita spesso a queste neopromosse dall’acquisto facile, attinse a piene mani anche dal mercato invernale. Un disperato tentativo di raddrizzare una stagione ormai compromessa, riuscendo quasi a fare peggio. Il Treviso, infatti, decise di regalare al nuovo tecnico Cavasin alcuni calciatori teoricamente importanti, tra cui spiccava l’italo-belga Walter Baseggio. Ex grande promessa dell’Anderlecht, fino a circa un anno prima era un titolare della sua Nazionale e vantava un importante pedigree internazionale.

UN INFALLIBILE RIGORISTA DI ORIGINI VENETE

Nato da una famiglia di origine italiana, con la madre di Anversa e il padre curiosamente proprio trevigiano, Walter Baseggio crebbe però in Belgio. Classe ’78, si impose alla fine degli anni ’90 come uno dei registi più interessanti nel panorama calcistico europeo. Solido fisicamente, robusto e in grado di garantire una notevole fase difensiva, aveva anche un piede sinistro di alto livello con cui disegnava lunghi lanci ma, soprattutto, si sapeva rendere micidiale da palla inattiva. Basti pensare che, nel campionato belga, aveva una media talmente infallibile di tiri dal dischetto, da far parlare di sè per una curiosa sfida. Ormai in serie utile da innumerevoli rigori, Baseggio, che di natura era un bel po’ spavaldo, provocò i portieri della Jupiler League. In una celebre intervista, indicò loro esattamente dove e come avrebbe tirato i seguenti rigori, dichiarandosi certo di non sbagliarne nessuno.

E, in effetti, la media realizzativa dagli 11 metri del centrocampista continuò ad essere elevatissima. Eppure, quel piede sinistro così preciso e sensibile, era in grado di trasformarsi anche in una vera e propria dinamite, che poi era anche il suo soprannome. Merito anche di un impressionante tiro in porta scagliato durante una partita del suo Anderlecht nel 2004 che fece letteralmente esplodere il pallone. L’episodio provocò enormi polemiche, dato che gli avversari del La Louviere tentarono in tutti i modi di dimostrare che la sfera fosse già bucata prima del tiro. Nonostante ben 5 appelli, il giudice sportivo alla fine convalidò il punteggio finale della gara. Paradossalmente, da quel momento in poi, per Walter Baseggio iniziarono svariati problemi con il suo club che lo portarono a firmare per il Treviso.

L’APPRODO NELLA TERRA NATIA DEL PADRE

Nell’estate del 2005, Walter Baseggio era ancora un desiderato uomo mercato. Il suo rapporto con l’Anderlecht e con il tecnico Broos era ai minimi termini e il centrocampista tentò di lasciare il Belgio in ogni modo. Si parlò di importanti interessamenti della Lazio e del Milan, intenzionato a farne il vice Pirlo. Alla fine, gli affari non andarono in porto e Baseggio rimase nel club bianco-malva. Limitato anche da diversi guai fisici, Dinamite si ritrovò ai margini del progetto. Davvero una situazione incredibile per uno che, fino a pochi mesi prima, era un titolare nel Belgio e aveva tantissimo appeal sul mercato. L’addio, tuttavia, fu soltanto posticipato al mercato invernale. A sorpresa, però, a farsi sotto per averlo non fu un top club ma proprio il Treviso, alla disperata caccia di rinforzi da mettere a disposizione di Alberto Cavasin.

Dopo ben 242 presenze e 42 gol, il centrocampista lasciò il suo Anderlecht e approdò, curiosamente, proprio nella città natia del padre. Un valido motivo per dare tutto per la maglia ed essere utile alla causa. Al suo arrivo, ovviamente, ci fu fermento nella piazza. I veneti, infatti, accoglievano un calciatore dall’ottimo curriculum, strappato alla concorrenza di diversi club più importanti. Lo stesso Cavasin dichiarò che un simile elemento non aveva bisogno di presentazioni e sarebbe stato fondamentale nei suoi schemi. Tutto ciò, purtroppo, non si verificò mai. Il Walter Baseggio approdato al Treviso era il lontano parente del regista ammirato fino ad un anno prima. Sovrappeso, ben distante dalla miglior forma e tatticamente non molto evoluto per affrontare un campionato impegnativo come la Serie A italiana, giocò da subito in maniera molto mediocre.

WALTER BASEGGIO E LA DECISIONE DI RESTARE A TREVISO ANCHE IN B

Dopo un paio di uscite del tutto negative, dove mostrò un preoccupante livello atletico, Walter Baseggio iniziò a finire anche in panchina, talvolta. Nel corso della parte finale del campionato, che sostanzialmente non cambiò il destino del Treviso, il belga riuscì a trovare un solo (bel) gol, peraltro inutile data la sconfitta col Cagliari. L’ultimo posto sancì la retrocessione dei veneti, anche se lo scossone dato da Calciopoli rischiò di cambiare le carte in tavola. In un primo momento, il Treviso fu ripescato, date le retrocessioni a tavolino di diverse società. Quando poi la maggior parte delle sentenze furono tramutate in penalizzazioni, i veneti si ritrovarono al penultimo posto, precedendo la sola Juventus, finita ultima. Walter Baseggio, in ogni caso, decise di restare a Treviso, nella speranza di aiutare il club a ritrovare la massima serie e guadagnare, lui stesso, la miglior condizione.

L’esito della sua seconda annata trevigiana fu, per certi versi, perfino peggiore. Neppure in cadetteria, l’italo-belga riuscì a trovare un rendimento soddisfacente. Il tecnico Bortuluzzi, poi sostituito dopo 10 giornate dal ritorno di Ezio Rossi, non lo riteneva indispensabile e gli preferiva sempre più spesso i vari Poli, Muntasser, Guigou e Gissi. Inoltre, nel mese di dicembre, Baseggio fu colto da un grave lutto. Improvvisamente, infatti, venne a mancare l’amato papà Gianni, forse l’unica vera ragione che lo legava ancora a Treviso. A quel punto, cercando di dare un netto taglio alla dolorosa situazione, il centrocampista chiese la cessione e si accordò in fretta e furia con il suo vecchio club, l’Anderlecht. Ricucito il rapporto dopo i dissapori del passato, Baseggio tornò a Bruxelles convinto di riconquistare anche la Nazionale.

LA LOTTA CONTRO IL CANCRO

Nemmeno l’aria di casa, però, permise a Walter Baseggio di ritrovare la gloria perduta a Treviso. L’esperienza bis all’Anderlecht fu del tutto negativa. Palesando le stesse difficoltà mostrate in Italia, Dinamite finì presto ai margini del progetto. Come già accaduto in passato, accettò controvoglia le decisioni dello staff tecnico e inasprì all’inverosimile i rapporti personali. Ormai poco sopportato da tutto l’ambiente, fu ceduto nel 2008 al Mouscron, allenato da Vincenzo Scifo, curiosamente anche lui ex centrocampista di origini italiane e transitato per la Serie A. Sia l’esperienza con l’Excelsior che la seguente al Tubize si rivelarono del tutto deficitarie, cosicché Baseggio decise di trasferirsi in Francia per firmare con il Lensois. Durante le visite mediche, però, gli fu diagnosticato un tumore alla tiroide. Seguì una lunghissima lotta di 4 anni contro la malattia, che fece temere anche per la sua stessa vita.

Walter Baseggio riuscì a vincere la partita più importante mai giocata e, dopo un lungo e forzato stop, si tolse la soddisfazione di tornare in campo. Militò per alcun anni nelle divisioni inferiori belghe, dovendo talvolta fermarsi per alcune ricadute nella sua guerra contro il cancro. Successivamente, ormai guarito, si è riciclato come opinionista sportivo in TV, occupandosi principalmente di campionati esteri, tra cui quello italiano. Un calcio che avrebbe voluto conquistare sul campo, mostrando quelle doti che lo avevano portato a essere uno dei giovani centrocampisti più promettenti in Europa. Purtroppo, la versione ammirata a Treviso era davvero troppo sbiadita per poterlo riportare al periodo in cui bucava i palloni con le sue cannonate e indicava con spavalderia ai portieri dove avrebbe calciato i rigori!

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