Taribo West, il pastore pentecostale dell’Inter pervaso dalla spiritualità!

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TARIBO WEST, DAL CALCIO A PASTORE PENTECOSTALE

Come dimenticare Taribo West, ex difensore dell’Inter di fine anni ’90 che si rivelò una vera e propria meteora. Probabilmente quei Giochi Olimpici del 1996 vinti con la nazionale nigeriana furono l’unico apice della sua carriera da calciatore. Tra l’altro, la finale che giocò la sua fortissima Nigeria con gente del calibro di Okocha, Babayaro, Kanu e Oliseh, batté in finale proprio l’Argentina di Crespo, Zanetti e Simeone, simboli di un’epopea interista, specie il Pupi. Taribo passò l’infanzia ad aiutare la madre a vendere torte di fagioli e andando a pescare per portare del cibo alla sua famiglia. La sua vita da professionista di calcio iniziò in Francia, all’Auxerre, club in cui vinse 2 coppe nazionali e 1 campionato. Evento unico nella sua carriera fu l’intervista rilasciata al Daily Mail e condotta da Zarko Zecevic, ex presidente del Partizan.

In quell’intervista, eseguita verso la fine degli anni ’80, venne messa in dubbio la data di nascita presente sul suo documento (26 marzo 1974), asserendo che il ragazzo non potesse avere 15 anni ma 7 0 8 in più. Anche West confermò questa tesi, visto che era un modo molto furbo per strappare qualche ingaggio da parte di squadre europee. Questo metodo divenne una sorta di usanza nei paesi africani, con le famiglie dei piccoli calciatori che cercavano in ogni modo di mandare il proprio figlio altrove in modo da guadagnare soldi per vivere. Calcisticamente parlando, West era un difensore centrale dotato di un’imponente stazza fisica che gli permetteva di giganteggiare sugli attaccanti avversari, specialmente in Francia.

LA CHIAMATA DELL’INTER NEL 1997

Nel 1997, l’Inter di Gigi Simoni e Massimo Moratti sborsò 6 miliardi di lire per accaparrarselo. Ovviamente quell’estate verrà immortalata da ogni tifoso nerazzurro per l’arrivo di Ronaldo il Fenomeno, reduce da un’annata a Barcellona a dir poco clamorosa. Nei primi mesi, una certa spiritualità pervase l’esistenza del nigeriano e questo influenzò il rapporto con moglie, allenatori, compagni e dirigenti. West caratterialmente era anche spiritoso e amante degli scherzi ai suoi compagni di squadra, per questo motivo strinse grandi rapporti di amicizia con Javier Zanetti, futuro capitano. Una sera il difensore argentino venne invitato da Taribo a cena a casa sua e, prima di sedersi a tavola a mangiare, tutta la famiglia del nigeriano si impuntò qualche ora a ripassare la Bibbia e il Vecchio Testamento, atti degli Apostoli compresi.

Nella prima stagione nerazzurra il difensore fu grande protagonista nel cammino in Coppa Uefa, poi vinta in finale contro la Lazio. Divenne titolare sul finale di stagione nella difesa a 4 impostata da Simoni con lui e Fresi centrali, a sinistra Zanetti e a destra Colonnese. In realtà West aveva compiti più da stopper, visto che Fresi faceva il libero. Tatticamente soffrì nel giocare di reparto, infatti ci mise diverso tempo per assimilare i diversi automatismi della retroguardia nerazzurra. D’altronde è il problema che vige ancora oggi per chi arriva da campionati totalmente diversi da quello italiano. La stagione seguente reagì molto male all’esonero di Simoni e di conseguenza non andò d’accordo con il vice, Mircea Lucescu.

L’APPARIZIONE DI DIO

Con il tecnico rumeno giocò circa la metà delle partite ma quando gettò la maglia a terra a seguito di un cambio, non vide più il campo. La stagione 98/99 fu disastrosa per l’Inter, unica rosa che registrò un maggior numero di tesserati stranieri anziché italiani. Con quell’acconciatura improponibile, West incominciò a non essere più tollerato dalla società e l’arrivo di Lippi fu la scintilla che portò il nigeriano a fare le valige. Prima di farle però, chiamò in causa un piano divino. Un giorno andò da Lippi e disse: “Dio ha detto che devo giocare”. E il tecnico rispose: “Strano, a me non ha detto niente”.

Un altro siparietto con l’ex tecnico della Juventus si ebbe in un’amichevole, quando al posto di giocare nel suo solito ruolo di difensore, si trasformò in attaccante. A questa sua scelta decisamente scellerata, non potevano mancare le sonore bestemmie da parte di Lippi nei confronti di West, che, sentendole, rispose: “Non sono io a voler giocare in quel ruolo, è Dio che mi spinge ad andare avanti”. Sentendo tutte queste risposte, inevitabile era la cessione. L’Inter capì che aveva in squadra un pazzo totale. Le premesse per cambiare aria lo portarono sull’altra sponda di Milano, quella rossonera, il Milan. Disputò solamente 4 partite che saranno sufficienti per andare a segno solo una volta, contro l’Udinese.

TARIBO WEST, IL PASTORE PENTECOSTALE

Dopo le due esperienze italiane, il calcio incominciò ad andargli stretto e girovagò nei primi anni 2000 una serie di squadre. Passò dalla Germania al Qatar per arrivare in Serbia e Inghilterra fino a chiudere in Iran. Litigò pressoché con tutti gli allenatori, che non vollero ascoltare la sua spiritualità interna. Decise nel 2007 di smettere col pallone e si autoproclamò pastore pentecostale, fondando nella periferia milanese la congregazione denominata “Shelter in the Storm”, Rifugio nella Tempesta. Anche il rapporto con la futura moglie si deflagrò col tempo. Nel 2002 West venne portato in tribunale: sapete qual è il motivo? Non c’entrano niente le sue vicende spirituali e divine.

Questo il verbale deposto dalla futura moglie: “Il denunciato si rifiuta dall’ottobre 2000, senza motivo e fornire spiegazioni, di consumare il matrimonio”. Insomma, Taribo West ne ha combinate di tutti i colori nel calcio. E’ passato dall’essere uno dei difensori più cattivi del calcio italiano (famosa la sua entrata killer sul russo della Fiorentina, Andrei Kanchelskis), a capro espiatorio per non volersi sposare. Poi il suo “taglio” di capelli, la spiritualità interna, la vocazione con Dio. Rimarrà nella storia il buon Taribo!

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