Sebastian Rambert, l’aereoplanino dell’Inter che non decollò mai

sebastian rambert inter Sorry! You are blocked from seeing ads

SEBASTIAN RAMBERT, IL GRANDE FLOP DELL’INTER ARRIVATO CON ZANETTI

L’estate 1995 difficilmente potrà essere dimenticata da qualche tifoso interista. A giugno di quell’anno sbarcò a Milano uno sconosciuto Javier Zanetti, colui che diventerà poi capitano e bandiera dell’Inter per 19 lunghi anni. Accanto al suo arrivo, però, ci fu un altro giocatore: si chiamava Sebastian Rambert, attaccante argentino ma più fantasista che realizzatore. Un nove e mezzo per intenderci. La Beneamata lo andò a prendere dall’Independiente per circa 5 miliardi di lire e passò alla storia come il primo acquisto dell’era Moratti. Di lui ne parlava molto bene Omar Sivori, storico attaccante della Juve che consigliò ai bianconeri l’acquisto di Rambert. In patria lo chiamavano “Avioncito” (l’areoplanino), per via del suo modo di esultare dopo i gol. Un soprannome che verrà affibbiato poco tempo dopo a Vincenzo Montella, visto che anche lui esultava mimando con le braccia il volo di un aereo.

Peccato che, mentre l’italiano effettuò quel gesto circa 150 volte in Serie A, per il sudamericano il bottino di reti non si riempì mai. Rambert rappresentava uno dei volti nuovi del calcio argentino e aveva vinto con l’Independiente il torneo di Clausura del 1994, la Recopa 1995 e per due volte la Supercoppa sudamericana, oltre a mettersi in evidenza con la maglia della Nazionale albiceleste alla Confederations Cup del ’95, chiusa al secondo posto dietro la Danimarca. Alto 1 metro e 80, magro e agile, Rambert rappresentò il colpo soffiato a Juventus e Parma, e che di fatto diede sempre più fama e credibilità alla nuova era Moratti, subentrato ad Ernesto Pellegrini. L’Inter puntò tantissimo sul talento del 21enne, credendo che grazie ai suoi gol la squadra potesse tornare a lottare per lo scudetto. Per la stagione 1995/96, venne confermato in panchina Ottavio Bianchi.

I CAMPANELLI D’ALLARME

Ancor prima di iniziare le gare ufficiali di campionato, suonarono dei campanelli d’allarme preoccupanti su Rambert. Gli inviati del ritiro estivo interista dissero che il ragazzo era troppo chiuso, timido e che avesse un tipo di carattere che non piaceva particolarmente allo spogliatoio. Insomma, in quelle condizioni, risultava difficile potersi affermare, dentro e fuori dal campo. E pensare che l’oggetto misterioso, in quell’estate ’95, fu proprio Javier Zanetti. Mai nessuno avrebbe scommesso un euro su quel giocatore coi capelli a caschetto e che proveniva dal Banfield. Un certo Diego Maradona dichiarerà poi come “il vero colpaccio l’Inter l’ha fatto con Zanetti, un autentico fenomeno, altro che Rambert”. Già queste parole, provenienti dal più forte sulla faccia della terra, non potevano far dormire sonni tranquilli a Moratti.

Tra Ganz, Delvecchio, Fontolan e Benito Carbone, di Rambert non si ebbe più traccia. All’inizio si pensava che il problema fosse Bianchi, ma in realtà il problema risultò essere “l’aereoplanino” e basta. Il tecnico non lo prese in considerazione neanche per la panchina e qualcuno, di conseguenza, si pose qualche interrogativo in merito. Neanche nel primo turno di Coppa Italia contro il Venezia Rambert debuttò. Per l’esordio si dovette aspettare fino al primo turno di Coppa Uefa, quando l’Inter affrontò il Lugano in una partita tutt’altro che banale. All’andata finì 1-1 in Svizzera, mentre a San Siro ci fu un cataclisma inaspettato, con il Lugano che vinse 1-0 a 5 dal termine grazie al gol del cileno Carrasco (in gol anche all’andata) che trafisse Pagliuca. Fu una beffa clamorosa per l’Inter, che portò alla rabbia impietosa del presidente Moratti, il quale esonerò Bianchi per far spazio a Luisito Suarez per due partite prima dell’avvento di Roy Hodgson.

LA BOCCIATURA FINALE

La seconda apparizione di Rambert in maglia nerazzurra fu il 24 ottobre, nel secondo turno di Coppa Italia in casa del Fiorenzuola, squadra di Serie C. L’Inter faticò tantissimo, ma alla fine vinse solamente 2-1 grazie al gol vittoria a mezz’ora dalla fine del difensore Gianluca Festa. L‘avioncito si prestò al calcio italiano come un fantasma, con l’arietta di quello che voleva impegnarsi ben poco. Quella gara diventò una bocciatura unanime, tanto che Hodgson e Moratti riconobbero il fallimento di quell’acquisto. Un flop totale.

Un aereo che non decollò mai, non solo con l’Inter, ma anche in tutto il resto di carriera. Sebastian Rambert rappresentò il classico giocatore talentuoso mai sbocciato. Una promessa mancata. Deluse qualsiasi tipo di aspettativa una volta sbarcato in terra milanese e presentato alla Terrazza Martini. Parallelamente, il connazionale Zanetti lo staccò di “appena” 615 presenze con la maglia nerazzurra, facendo riemergere un accostamento che oggi, probabilmente, farebbe ridere.

LEGGI ANCHE: DANNY DICHIO, L’ATTACCANTE DEEJAY DELLA SAMPDORIA CHE SI RIVELO’ UN BIDONE

E’ uscito il nostro libro “frammenti di calcio”. Clicca QUI per acquistarlo

error: Content is protected !!