Saadi Gheddafi a Perugia, uno dei tanti bidoni portati da Gaucci in Italia

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Saadi Gheddafi, l’ennesimo colpo “bidone” di Luciano Gaucci

Che la figura di Luciano Gaucci sia stata una delle più intraprendenti, comiche e strambe nel mondo del calcio non è una novità. Storico azionista tifosissimo della Roma – oltrechè dirigente – che provò in più di un occasione a rilevare la presidenza giallorossa dopo le dimissioni di Dino Viola senza riuscirci mai. Di lui si ricorda principalmente la presidenza Perugina durata 13 anni, dal 1991 al 2004. In questi anni abbiamo visto la qualunque: dallo squallido teatrino tra lui e Matarrese ( ex presidente del Bari) fuori dal Curi di Perugia, ad una campagna acquisti che ha visto in Italia giocatori provenienti da tutto il mondo. Ma ciò che stona di più è il fatto che ogni calciatore che arrivava in Umbria era uno peggio dell’altro: bidoni colossali

Tra i tanti, ci focalizziamo su uno in particolare: Saadi Gheddafi. Non uno falso, o la copia. Stiamo parlando del terzo genito di Mu’ Ammar Gheddafi, leader della Libia. Il noto Colonnello che ha preso in mano giovanissimo il Paese nel 69′ per poi essere ucciso dai ribelli nell’ottobre del 2011. Dall’inizio del nuovo millennio (2000) il giovane Saadi, proprietario dell’azienda petrolifera Tamoil ( sponsor della Juventus dal 2006 al 2010), fa il calciatore. E diventa anche il capocannoniere del campionato. Per lui il pallone era un passatempo – sicuramente non un lavoro – e il neo CT della Libia Franco Scoglio lo capisce subito non tenendolo in considerazione: “Non vale niente Saadi”, dirà Scoglio.

L’approdo a Perugia in maniera comica

Quel “Non vale niente” sarà condiviso da tutti tranne da Luciano Gaucci che nel 2003 decise di portarlo nel suo Perugia come calciatore. Una trattativa facilitata e movimentata dai frequenti intrecci politici che in quegli anni dominavano su tutto. Una trattativa che nacque per puro caso, anche perchè Gaucci in un intervista che rilasciò un mese prima dirà: “Noi Gheddafi Junior non lo vogliamo”. Frase che venne subito confutata pochi giorni dopo quando l’ambasciatore libico, presso la Santa Sede, chiama il presidente Umbro chiedendogli spiegazioni su quelle parole rilasciate in merito a Saadi. Gaucci, forse spaventato, dirà che non ci saranno problemi nell’ ingaggiarlo.

Saadi debuttò dopo mesi visto che dovette scontare la squalifica per la positività al nandrolone. Calcisticamente parlando era un attaccante che preferiva agire più da seconda punta/trequartista visto che era consapevole delle proprie qualità. Qualità che non aveva, o almeno, non si erano mai viste. In campionato giocò la bellezza di 13 minuti contro la Juventus (la squadra che ha sempre tifato). Toccò mezzo pallone e sbagliò ogni appoggio. Un nullafacente che non diede nulla ad un Perugia già retrocesso. In pratica un bidone colossale. L’ennesimo dell’epopea Gaucci dopo il primo cinese Ma-Ming Yu, Pablo Guinazu, Kaviedes, Silvio Spann e tanti altri. Un personaggio che mise addirittura la prima donna ad allenare una squadra maschile, la Viterbese. Si tratta di Carolina Morace (LEGGI QUI L’ARTICOLO IN MERITO).

Poi Udinese e Sampdoria con lo stesso risultato

Dopo due anni senza giocare Saadi volle concedersi un altra occasione lontano da Perugia. Era talmente convinto delle sue qualità che aspettò una chiamata di un altro club. Lo prese l’Udinese, sempre con Cosmi in panchina. Ma cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. E così fu. Più che in campo, Udine lo ricorderà per le sue pazze feste in giro per la città: auto di lusso, champagne, suite, e fughe notturne con alcuni compagni di squadra che poi non si presentavano agli allenamenti del giorno successivo perchè troppo stanchi dopo le serate ‘devastanti’ organizzate dal Signor. Gheddafi.

Infine, grazie allo stretto rapporto tra la Tamoil e la famiglia Garrone, arrivò a Genova nel 2007. Anche qui aggiunse un altro zero alle sue presenze in campionato. Il suo obiettivo era quello di giocare l’amichevole nel Febbraio 2007 tra Libia e Sampdoria prevista a Tripoli. Finì 2-1 per i Libici. Ma soprattutto il 2007 fu l’anno in cui si concluse definitivamente la carriera calcistica di Saadi Gheddafi, ricordato per essere stato il primo figlio-calciatore di un capo di Stato a giocare in Italia.

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