Renaldo, il flop del Deportivo che si paragonava a Ronaldo e a Rivaldo!

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Arrivato al Deportivo la Coruna e accolto come un fuoriclasse, il brasiliano Renaldo pensò bene di paragonarsi subito ai connazionali Ronaldo e Rivaldo. Sul campo, però, le cose non andarono affatto bene e l’attaccante viene ricordato come uno dei peggiori acquisti di sempre nella Liga!

RENALDO, IL RINFORZO INVERNALE DEL DEPORTIVO LA CORUNA

E’ una prerogativa del bidone. Arriva nel nuovo club e, cavalcando l’onda di entusiasmo che percepisce nei suoi confronti, finisce per alzare l’asticella in conferenza stampa e alzare ulteriormente le aspettative su di lui. Spesso e volentieri, il bidone medio promette traguardi irraggiungibili, sia individuali che di squadra. Talvolta, invece, finisce per paragonarsi a qualche fuoriclasse del panorama calcistico mondiale, facendosi così terra bruciata attorno. E’ il caso, ad esempio, del brasiliano Renaldo. Uno che in patria, a metà degli anni ’90, la buttava dentro spesso e volentieri. Attaccante tipicamente verdeoro, non era dotato di un grande fisico ma sopperiva con una notevole tecnica e un’ottima rapidità di manovra.

Furbo, piuttosto egoista e grande tiratore di rigori, Renaldo riuscì a laurearsi capocannoniere del campionato nazionale nel ’95. All’epoca, il centravanti vestiva la maglia dell’Atletico Mineiro e si mise talmente in mostra da convincere il CT Zagallo a convocarlo con la Selecao. L’occasione fu un’amichevole tra il Brasile e il Camerun in cui i padroni di casa si concessero più di un esperimento. Renaldo entrò nel corso della ripresa, sostituendo il centravanti Osesas. Nella mezzora a disposizione, riuscì a regalare l’assist per il 2-0 finale a Giovanni, dopo il vantaggio firmato Djalminha. Insomma, la sua carriera sembrava davvero prendere la giusta direzione, anche perché, poche settimane dopo, si concretizzò il trasferimento in Spagna. Ad assicurarsi le prestazioni di Renaldo fu il Deportivo la Coruna, uno dei club più in crescita di quegli anni nella Liga.

I TRAGICOMICI PARAGONI CON RONALDO E RIVALDO

I buoni propositi affinché quello di Renaldo potesse essere l’ennesimo colpo azzeccato del Deportivo in Brasile c’erano davvero tutti. Il club galiziano, infatti, da quelle parti difficilmente sbagliava. Erano arrivati elementi come Mauro Silva, Rivaldo, Donato, Flavio Conceicao e Bebeto. Da lì a poco, sarebbe arrivato anche Djalminha. Renaldo appose la sua firma sul contratto durante la finestra del mercato invernale. Il Depor stava lottando nelle zone alte della classifica e inseguiva il duo di testa formato dal Real Madrid di Fabio Capello e dal Barcellona del Fenomeno Ronaldo. Per dare ulteriore scelta al tecnico Toshack si decise di aggiungere una pedina al reparto offensivo. Renaldo si presentò in conferenza stampa con una baldanza quasi irritante.

La sua prima frase fece semplicemente scalpore. “Sono un mix tra Ronaldo e Rivaldo“. In poche parole, quanto di meglio il Brasile forniva in quegli anni. Del Fenomeno, affermò di avere il dribbling, la velocità e la freddezza sotto porta. Alle dimostranze dei giornalisti presenti, aggiunse di aver già dimostrato tutto ciò in Brasile e che l’unica differenza col collega del Barcellona era la E nel cognome. Di Rivaldo, invece, tirò in ballo la fantasia e le capacità balistiche, a suo dire presenti in egual misura nel suo repertorio. Già partendo da queste aspettative, da lui stesso messe sul piatto, sarebbe stato difficile riuscire a soddisfare il pubblico. Ma Renaldo riuscì a fare peggio di quanto ci si potesse aspettare, fin dalle prime gare.

IL RENDIMENTO INSODDISFACENTE DI RENALDO AL DEPORTIVO

Il bottino di Renaldo al Deportivo recita 23 partite e 5 gol. Davvero poco se rapportato a ciò che aveva promesso, quasi offensivo se avvicinato al rendimento che, in quegli stessi anni, avevano Ronaldo e Rivaldo in Liga. Delle presunte qualità comuni paventate durante la sua presentazione, Renaldo non mostrò praticamente nulla. Tatticamente poco incline al calcio europeo e fisicamente non in grado di competere con le difese della Liga, si mostrò fumoso e caotico. Ai rari lampi di classe mostrati, fece seguire lunghi periodi di oblio, in cui irritò oltremodo i tifosi del club galiziano. A sua parziale discolpa, però, occorre anche specificare che poche settimane dopo il suo arrivo in Spagna, fu colpito da un vero e proprio dramma.

Alla preoccupazione per lo stato di salute del figlio, già gravemente malato al momento della sua partenza per l’Europa, si aggiunse la perdita della mamma. Soltanto 15 giorni dopo che Renaldo era volato in Brasile per presenziare al funerale della donna, arrivò la notizia di un ictus che aveva colpito il papà. L’attaccante si affrettò a tornare nel suo Paese per poter stare vicino al genitore, ma al momento del suo arrivo, l’anziano era già morto. La pesante situazione famigliare influenzò sicuramente il rendimento dell’ex Atletico Mineiro. A ciò, si aggiunse anche la reazione inconscia che il centravanti ebbe. Per sfogare la rabbia e i dispiaceri, si tuffò a capofitto nella movida galiziana. Una serie di atteggiamenti da non professionista che irritarono oltremodo la dirigenza del Deportivo, tant’è al termine della stagione fu mandato via.

LA GIRANDOLA DI ESPERIENZE TRA COREA E BRASILE

Avendo ormai assodato che quel ragazzo arrivato dal Brasile non era pronto per giocare a certi livelli, soprattutto da un punto di vista mentale, il Depor decise di mandarlo in prestito. Renaldo fu rispedito in Brasile, con cui disputò una decina di partite con la maglia del Corinthians, senza incantare assolutamente. A quel punto, il centravanti venne mandato a giocare in Seconda Divisione spagnola, con la speranza che potesse finalmente adattarsi al calcio europeo. Il primo club scelto fu il Las Palmas, con cui Renaldo disputò un’annata e mezza da titolare e segnò 15 gol complessivi. Nell’avventura al Lleida le reti furono 8 mentre l’esperienza all’Extremadura fu di, di gran lunga, la peggiore. Soltanto una marcatura che ormai confermò quello che era il timore generale. Renaldo non aveva i mezzi, soprattutto mentali, per imporsi in Europa.

Da quel momento in poi, il ragazzo iniziò un lungo girovagare che lo portò a militare in Corea del Sud e a tornare più volte in Brasile. Praticamente mai, pur avendo giocato fino a 42 anni suonati, riuscì a ripetere quanto aveva mostrato con la maglia dell’Atletico Mineiro. Un rendimento rimasto isolato nella sua carriera e che lo aveva illuso di poter davvero emulare campioni come Ronaldo o Rivaldo. Anni dopo, l’ex presidente del Deportivo la Coruna, Lendoiro, intervistato ad una TV spagnola, criticò pesantemente Renaldo. Secondo l’ex patron del club galiziano, l’attaccante non aveva mai perso i genitori, come tentò più volte di sostenere per difendere la sua causa. A suo dire, Renaldo utilizzò la stessa scusa anche nei successivi club per giustificare il suo pessimo rendimento, da attribuire, invece, alla vita ben poco professionale che conduceva.

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