Reinaldo, una versione fake e spuntata di Ronaldo per il Verona 96-97

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l’Hellas Verona 96-97 acquistò il giovane brasiliano Reinaldo. Ex compagno d’attacco a livello di nazionali giovanili del ben più celebre Ronaldo, l’ex Palmeiras non mantenne nessuna delle premesse che lo accompagnarono. Fumoso come non mai, il ragazzo fu bocciato praticamente subito, totalizzando una sola presenza!

REINALDO, L’EX PARTNER DI RONALDO FINITO AL VERONA

Non solo l’assonanza nel nome che ricordava il ben più famoso collega. Reinaldo Rosa Dos Santos, infatti, arrivò in Italia accompagnato da referenze importantissime. In Brasile, per anni, si erano scatenato le più improbabili discussioni su in confronto tra lui e Ronaldo. Stessa età, stesso ruolo, stessa entusiasmante precocità nell’imporsi. Colui che diventerà poi il Fenomeno regalava gol e magie con la maglia del Cruzeiro. Viceversa, Reinaldo faceva sognare i sostenitori dell’Atletico Mineiro. Ben 12 reti in campionato a 16 anni: un biglietto da visita niente male. Proprio i due attaccanti formavano la micidiale coppia offensiva delle selezioni brasiliane giovanili.  Divennero amici, mentre sul campo si divertivano dispensando giocate di alta scuola e gol a grappoli.

Più potente Ronaldo, più sgusciante Reinaldo, a tratti quasi complementari. Ancora col dubbio di chi fosse più forte tra i due, i brasiliani sognavano un tandem d’attacco che avrebbe potuto guidare la Selecao per anni e anni verso gloriosi successi. Le cose non andarono esattamente così ma di certo non per colpa di Ronaldo. Che Reinaldo non fosse in grado di mantenere le premesse lo si era già capito un paio di anni dopo. Lasciato l’Atletico Mineiro, infatti, l’attaccante cominciò lentamente a perdersi. Fu acquistato dal Parma, che in quegli anni aveva importanti agganci in Brasile e aveva fiutato l’affare.  Impossibilitato a tesserarlo per via del limite di extracomunitari in rosa, fu girato in prestito ai belgi dell’Anderlecht, compagine da sempre attenta ai giovani talenti in giro per il mondo.

L’avventura in Belgio fu del tutto fallimentare. Prima l’immancabile Saudade, poi la fastidiosa pubalgia, infine la movida notturna. Con la maglia bianco-malva, Reinaldo fece parlare di sè soprattutto per ciò che combinò fuori dal campo, mostrando una certa propensione nel cacciarsi in mezzo ai guai. I pochi che lo ricordano all’Anderlecht, giurano di averlo visto molto più spesso in discoteca che sul campo di allenamento durante la settimana. Totalizzò 6 insignificanti presenze e poi fu rispedito al Parma. I ducali, per nulla intenzionati a trattenerlo, lo spedirono al Palmeiras, società satellite in Brasile. Anche qui, Reinaldo fece flop ma ciò non gli impedì di farsi ingaggiare dal Verona per la stagione 96-97!

UNA VERA E PROPRIA METEORA

L’acquisto di Reinaldo non fu del tutto casuale. Giusto qualche settimana prima, quando ancora il Verona stava disputando le ultime partite di Serie B prima della promozione, il club annunciò l’arrivo dell’olandese Ferrier. Un difensore di colore che, evidentemente, non trovò il gradimento da parte di una frangia della tifoseria scaligera. Seguì un bruttissimo episodio di razzismo, con un manichino nero impiccato in curva che fece desistere la dirigenza dal ratificare l’acquisto del giocatore. Alla fine, un calciatore di colore arrivò comunque e fu proprio il brasiliano. Complice anche la forte scia di polemiche che la situazione Ferrier aveva provocato, Reinaldo fu accolto da vero eroe dai tifosi del Verona. Oltre 400 impazziti gli diedero il primo caloroso saluto, bissando il tutto anche con un quanto mai provvidenziale calcio al razzismo.

L’attaccante, entusiasta per l’accoglienza ricevuta, si dichiarò pronto a ripagare sul campo la fiducia a suon di gol, riservandosi di specificare che solo Dio potesse sapere quanti ne avrebbe fatti. Gli inizi furono anche incoraggianti. Dopo averlo visto in allenamento, Gigi Cagni ne rimase favorevolmente impressionato. Iniziò a provarlo largo a sinistra nel suo 4-3-3 nel corso del precampionato. L’occasione più importante si presentò a pochi giorni dall’inizio del campionato. Al Bentegodi andò in scena un’amichevole di lusso contro la Roma, passata da poco nelle mani dell’argentino Carlos Bianchi. Per questa sfida, Cagni affidò una maglia da titolare al suo nuovo “asso” brasiliano. Reinaldo componeva il tridente titolare con Orlandini e De Vitis.

Il giovane ex Parma si fece apprezzare per il suo dinamismo e per l’esuberanza con cui tentò spesso l’uno contro uno con il suo marcatore Enrico Annoni. L’amichevole si concluse con un 2-1 a favore della Roma e i giudizi nei confronto del brasiliano furono piuttosto unanimi. Una buona prestazione ma una posizione di partenza troppo distante della porta avversaria e una certa tendenza ad essere fumoso. Considerata, però, la giovane età, c’era comunque la sensazione che potesse tornare utile nel corso di una stagione che, per il Verona, si preannunciava lunga e difficoltosa. Curiosamente, nella gara contro i giallorossi, il gol degli scaligeri portò la firma di un’altra meteora assoluta come il camerunese Bietek. Costui, in prova con l’Hellas, esultò come un pazzo al momento della segnatura ma non riuscì a strappare un contratto col club.

UN SOLO GETTONE IN SERIE A

In tutta la sua esperienza italiana al Verona, Reinaldo riuscì a totalizzare una sola presenza. La “soddisfazione” giunse proprio alla prima di campionato, nella sfida contro il Milan. Sul punteggio di 2-1 per i padroni di casa, Gigi Cagni decise di tentare il tutto per tutto e si affidò alla freschezza e all’ingenua esuberanza del giovane brasiliano in maglia numero 10. Spedito in campo a 15 minuti dal termine nel glorioso stadio di San Siro, Reinaldo toccò una manciata di palloni, senza mai incidere. Nello stesso lasso di tempo, il Milan andò a segno per ben 2 volte con Weah (fantastico assolo di 90 metri) e Roberto Baggio.

Nonostante la curiosità dei tifosi dell’Hellas, Reinaldo non vide mai più il campo. Ritenuto acerbo e anarchico tatticamente da Cagni, riprese a far parlare di sè più per la vita privata che per altro. Pare che il ragazzo avesse coltivato anche una certa passione per la birra e spesso si faceva vedere ubriaco per i locali notturni della città e a caccia di compagnia femminile. Il Verona, di contro, non riuscì mai a trovare davvero il bandolo della matassa e finì per retrocedere. Da quel momento in poi, la carriera di Reinaldo prese una piega piuttosto tragicomica. Il fumoso attaccante cambiò quasi 20 squadre nel corso dei 15 anni da calciatore.

Al di là di una buona esperienza al Bragantino, impreziosita da 10 gol, fallì praticamente ovunque. Il delirante valzer di maglie cambiate lo portò perfino in Qatar, dove avrebbe dovuto comporre un improbabile tandem d’attacco con Batistuta. Fu meteora anche in quel caso. Nel 2007, ad appena 31 anni, il ritiro dall’attività, con la consapevolezza di non aver mai nemmeno lontanamente avvicinato la carriera di Ronaldo, colui a cui, da adolescente, lo paragonavano! Appese le scarpette al chiodo dopo l’ultima avventura al Villa Nova, Reinaldo cambiò totalmente mestiere. Appassionato di samba, divenne cantante e percussionista della band Pagode do Rei, trovando sicuramente maggiori soddisfazioni!

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