Rabiu Afolabi, un improbabile Thuram nigeriano per il Napoli di Zeman

Paragonato prematuramente al forte difensore francese, Afolabi fu immediatamente bocciato in Italia e non totalizzò neanche una presenza.

Rabiu Afolabi Napoli

Rabiu Afolabi fu una vera e propria meteora nel disastroso Napoli della stagione 2000-2001. Nessuna presenza per il giovane difensore nigeriano, immediatamente bocciato e stroncato da Zeman. Neanche l’avvento, sulla panchina partenopea, di Emiliano Mondonico, migliorò la condizione dell’ex Standard Liegi, ricordato soltanto per la sua “paura” dell’acqua fredda e per una furiosa lite con un compagno!

RADIU AFOLABI, METEORA TOTALE DEL NAPOLI 2000-2001

Difendere in una squadra di Zeman è spesso stato un compito alquanto proibitivo. I centrali che hanno giocato per il boemo si sono spesso trovati a presidiare 50-60 metri di campo e a duellare in parità (o addirittura inferiorità) numerica con gli avanti avversari. Un problema ancor più evidente negli anni ’90 e nei primi tornei del nuovo millennio, quando la vecchia interpretazione della regola del fuorigioco, portava le sue squadre ad un’interpretazione di essa quasi estrema. Meccanismi talmente delicati da esporre i diretti interessati a numerose “figuracce”. Nacque, così, proprio in quegli anni, una sorta di definizione di prototipo di difensore zemaniano: veloce, bravo negli anticipi, abile nell’uno contro uno, possibilmente giovane.

Identikit che il DS del Napoli, Gigi Pavarese, annotò sul suo taccuino per cercare il nuovo centrale da regalare al tecnico boemo. Zeman, reduce dalla breve e poco gratificante esperienza turca col Fenerbahce, era stato scelto per guidare la neopromossa squadra campana nel nuovo campionato di Serie A al posto di Walter Novellino. La maggior parte dei difensori centrali in rosa (Lopez, Nilsen, Sbrizzo e Scarlato) furono immediatamente tagliati poiché ritenuti pochi adatti al gioco del nuovo allenatore. La rivoluzione portò a numerosi nuovi volti, come ad esempio Fresi e l’interessante argentino Quiroga, che anni dopo si impose nello Sporting Lisbona. Inoltre, il Napoli andò a pescare in Belgio un giovane nigeriano, Rabiu Afolabi, del quale si parlava un gran bene in giro, tanto da leggere incauti paragoni con un certo Lilian Thuram.

SUBITO BOCCIATO DA ZEMAN

Ovviamente, del fortissimo difensore francese del Parma, Afolabi non aveva praticamente nulla. In quegli anni, era diventata una sorta di moda quella di andare a ingaggiare calciatori nigeriani, dopo i meravigliosi exploit della Nazionale. Le Aquile Verdi, infatti, avevano sorpreso ai due precedenti Mondiali, vincendo anche clamorosamente l’Olimpiade del 1996. Lo stesso Afolabi, era già in ambito di prima squadra, nonostante i soli 20 anni. Pur al fronte della giovane età, inoltre, il centrale giocava ormai stabilmente nella massima divisione belga da ben 3 stagioni. Il prestito, con tanto di diritto di riscatto, sembrò la formula migliore per farlo sbarcare in Italia e metterlo a disposizione di Zeman.

Ben presto, tutto l’ambiente si rese conto di come, quel prestito, fosse davvero la soluzione eccellente per tutti. Di ciò che si diceva sul suo conto, il difensore non riuscì a mostrare praticamente nulla. Apparve evidente che Rabiu Afolabi non era assolutamente quel granitico centrale dalla velocità supersonica, in grado di reggere da solo gli urti degli attacchi avversari in 50-60 metri di campo. Zeman, dopo pochissimi giorni, lo stroncò del tutto, definendolo meno prestante di un pensionato e mettendolo completamente ai margini. Una situazione alla quale Afolabi non riuscì assolutamente ad abituarsi. Anziché lottare per far cambiare idea al proprio allenatore, il nigeriano mostrò il peggio di sé, sedendosi totalmente sugli allori.

RABIU AFOLABI AI MARGINI DEL DISASTROSO NAPOLI DI ZEMAN

Già nel corso del ritiro precampionato, caratterizzato dagli impressionanti carichi di lavoro di Zeman, Afolabi poteva considerarsi fuori dal progetto tecnico. Nelle amichevoli in cui fu testate, dimostrò di avere palesi limiti di natura tattica e di non riuscire assolutamente a comprendere le indicazioni del tecnico. Per sua stessa ammissione, anni dopo, disse di non aver mai parlato con Zeman, col quale non riusciva a capirsi per via delle lingua. Oltre alle continue lamentele sulla metodologia di allenamento (specialmente sui gradoni) e sulla ferrea dieta imposta dal boemo, Afolabi si ribellò anche alla richiesta di Sdengo di immergersi nell’acqua di un torrente, come invece erano soliti fare tutti i suoi compagni. Alla base del rifiuto, il nigeriano affermò che la temperatura dell’acqua era troppo fredda.

Insomma, di certo i tifosi del Napoli non si trovavano di fronte ad un Terminator, come qualcuno, probabilmente, aveva sperato. L’inizio di campionato della squadra fu semplicemente terrificante. La squadra si mostrò del tutto allergica al 4-3-3 zemaniano, totalizzando soltanto due punti in 6 partite e portando all’esonero dell’ex allenatore di Lazio e Roma. Una notizia che, probabilmente, diede nuova linfa al povero Rabiu Afolabi, praticamente mai chiamato in causa nelle prime partite del Napoli. A sostituire Zeman, arrivò Emiliano Mondonico, tecnico dalle idee completamente opposte e che dimostrò, se ancora ce ne fosse stato bisogno, la totale mancanza di organizzazione societaria di quella squadra. L’ex Atalanta era un allenatore che curava tantissimo la fase difensiva e chiedeva centrali in grado di marcare a uomo e rimanere concentrati in ogni fase di gara. Qualità che, evidentemente, Afolabi non aveva!

UNA CARRIERA DI DISCRETO LIVELLO NEGLI ANNI SUCCESSIVI

Anche nella restante parte di campionato, il difensore nigeriano rimase completamente ai margini. Non scese in campo neanche per un minuto, nè in Serie A e nè in Coppa Italia, totalizzando più tribune che convocazioni. Una totale meteora che non lasciò alcuna traccia di sé se non per una scazzottata in allenamento con un tipetto piuttosto focoso come Matuzalem. Il Napoli, che a fine anno retrocesso (pur lottando) decise ovviamente di non riscattare Rabiu Afolabi e lo rispedì al mittente. Il previdente addio liberò un posto da extracomunitario nella rosa dei partenopei, permettendo il tesseramento del brasiliano Amauri. Il nigeriano si mostrò alquanto sorpreso della totale assenza di spazio avuta, ricordando a più riprese di essere un Nazionale e di aver disputato ben 3 stagioni da titolare in Belgio.

Nel susseguirsi della carriera, in ogni caso, il difensore riuscì anche a fare buone cose. Cambiò numerose squadra, vivendo i suoi momenti migliori nel Salisburgo che si apprestava a dominare il calcio austriaco, ma anche in terra francese con la maglia del Sochaux. Un rendimento che gli permise di restare a lungo nel giro della Nigeria, guadagnandosi anche una convocazione ai Mondiali del 2002 (senza mai giocare) e totalizzando 18 presenze totali. Probabilmente, la Serie A di quegli anni era un campionato troppo difficile, popolato dai migliori calciatori del mondo e contraddistinto da una qualità difensiva elevatissima. Un vero e proprio Everest da scalare per un ragazzino di appena 20 anni che, sicuramente, non mostrò neanche quella fame e quella voglia di arrivare necessari a imporsi in quel contesto!

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