Quando la stella di Rivaldo si eclissò al Milan

Vent’anni fa il Milan ingaggiava il brasiliano Rivaldo.

Rivaldo Milan

28 luglio 2002: Rivaldo firma con il Milan

Esattamente venti anni fa veniva messa la firma su uno dei colpi più sensazionali dell’era di Silvio Berlusconi. Rivaldo Vitor Borba Ferreira, più semplicemente Rivaldo, diventava un giocatore del Milan. Quel 28 luglio del 2002 i tifosi rossoneri andarono in estasi vedendo approdare nella loro squadra del cuore uno dei giocatori più cristallini dell’epoca, fresco di un Mondiale che lo aveva visto trai protagonisti con il suo Brasile. Le premesse, tuttavia, non furono totalmente mantenute.

Un asso che firmò un patto con il Diavolo

Rivaldo arrivò in quell’estate a Milano, dopo essere stato scaricato dal Barcellona di Lous Van Gaal. L’amministratore delegato milanista Adriano Galliani non si fece sfuggire l’occasione e iniziò un serrato corteggiamento nei confronti del giocatore, raggiungendolo fino in Brasile. Nell’arco di poche settimane si arrivò così alla sospirata firma. Un contratto triennale a 4 milioni di euro l’anno. Un ingaggio che scatenò anche qualche polemica, visto che il dirigente rossonero (all’epoca anche presidente della Lega Calcio) aveva denunciato giorni prima gli “ingaggi troppo alti” nella nostra Serie A. In particolare, il presidente della Roma Franco Sensi e il capitano Francesco Totti puntarono il dito su quella operazione. Il Milan però non poteva che gongolare. La dirigenza aveva aggiunto un altro elemento di classe ed esperienza con i suoi 30 anni appena compiuti. In un centrocampo che vantava già giocatori di talento come Rui Costa, Seedorf e il giovane talento di Andrea Pirlo. All’allenatore Carlo Ancelotti l’arduo compito di mettere insieme quei calciatori fortissimi. Con il rischio però di scontentare qualcuno.

Rivaldo, il grande campione diventato uno dei più grandi flop rossoneri

Arrivaldo” titolò “La Gazzetta dello Sport” all’indomani della firma del giocatore. Un gioco di parole forse banale, ma che raccoglieva l’entusiasmo di un popolo e la curiosità di tutti gli sportivi italiani. Rivaldo arrivò a Milano ai primi di agosto, per esordire in rossonero il mese successivo. Il brasiliano debuttò a gara in corso contro la matricola Modena. Un esordio dolceamaro con un bellissimo gol di tacco, annullato dall’arbitro senza troppe proteste da parte del giocatore. Forse pensava che ci sarebbe stato tempo per segnare ma non fu così. Piano piano l’ex Barça iniziò a diventare un equivoco tattico. Ancelotti lo schierava a sinistra, complice l’abbondante concorrenza nel suo ruolo. E a sinistra il fuoriclasse sembrava brutta copia del calciatore ammirato a Barcellona. Così arrivarono anche i fischi nelle sue sporadiche apparizioni in campo. Alla fine l’esperienza rossonera di Rivaldo si condensò in un gol annullato all’esordio, un mancato gol (traversa) contro il derelitto Como e un gol, stavolta vero, nella finale di Coppa Italia del 2003 vinta contro la Roma. Un gol non festeggiato con tanto di calcio rabbioso al pallone che rimbalzava dalla porta. Unica consolazione la Champions League vinta in quella stagione, anche se da spettatore in panchina. A complicare le cose l’esplosione del fenomeno Kakà l’anno successivo. A settembre del 2003 si consumò l’addio con tanto di rescissione per tornare in Brasile, iniziando poi un lungo girovagare per il mondo. Si concluse così l’esperienza italiana di uno dei talenti più cristallini espressi dal calcio brasileiro. Una stella che si eclissò all’ombra della Madonnina.

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