Mauro Goicoechea, il disastroso portiere uruguaiano della Roma di Zeman

Mauro Goicoechea Roma

Mauro Goicoechea arrivò alla Roma in prestito dal Danubio, su precisa richiesta di Zeman. Sembrava inizialmente destinato al ruolo di terzo portiere ma, complice la fiducia del boemo, scalò rapidamente le gerarchie. In 15 partite giocate ne combinò di ogni colore, compreso un tragicomico autogol contro il Cagliari. Il proseguo della carriera ha rappresentato piuttosto bene il reale valore di questo estremo difensore uruguaiano…

MAURO GOICOECHEA E LA ROMA, ESPERIENZA DA INCUBO

I tifosi giallorossi tremeranno solo a leggere il suo nome, ne siamo certi. Forse il peggior portiere che la società giallorossa abbia mai avuto. Arrivato nel più totale anonimato, si è trovato catapultato in una realtà troppo più grande di lui. C’è chi, ancora oggi, prova piuttosto timidamente a difenderlo ma il vasto corredo di orrori di cui si è macchiato lascia poco scampo alle interpretazioni. Stagione 2012-2013: la Roma, dopo la complicata annata con Luis Enrique, decide nuovamente di azzerare il proprio progetto tecnico. Alla guida del club capitolino viene richiamato, a distanza di 13 anni, Zdenek Zeman, reduce dal meraviglioso campionato di B vinto col Pescara. In giallorosso, il boemo aveva lasciato buoni ricordi, ridando vita ad una squadra che con Carlos Bianchi aveva rischiato la retrocessione.

L’entusiasmo della piazza, inizialmente, è dilagante. Questo nonostante il calciomercato non sia proprio fatto su misura per il 4-3-3 del tecnico. Da subito, vi sono diversi punti interrogativi. Il più evidente, è la mancanza di un terzino destro di spinta, visto che Ivan Piris può essere solo un gregario e ha altre caratteristiche. In mediana, è evidente come possa nascere da un momento all’altro un caso De Rossi, dato che Zeman chiede e ottiene l’acquisto del modesto Tachtsidis. Fin dai primi giorni di ritiro, inoltre, la stampa parla anche di forti dubbi del boemo nei confronti del portiere Stekelenburg. L’olandese, arrivato l’anno prima dall’Ajax dopo essere stato eletto miglior portiere del Mondiale 2010, ha fondamentalmente deluso nella sua prima stagione. Non una bocciatura, ma neanche quel rendimento strepitoso che i tifosi si aspettavano.

La società, e in primis Walter Sabatini, continua però a puntarci forte, ritenendolo in grado di far ricredere la piazza. Secondo i giornalisti, però, le caratteristiche dell’estremo difensore non sarebbero gradite a Zeman. Non si capisce esattamente in base a cosa abbiano sostenuto ciò, ma la realtà dei fatti ha dimostrato che avevano ragione. Pur essendo da sempre etichettato come un portiere bravo con i piedi, l’olandese sembra non piacere al boemo proprio per questo fondamentale. Inizialmente qualcuno ipotizza la promozione a titolare del rumeno Bogdan Lobont, storico secondo. Negli ultimi giorni di mercato, però, la società annuncia un nuovo acquisto. La Roma, infatti, preleva in prestito con diritto di riscatto l’uruguaiano Mauro Goicoechea dal Danubio.

LA RAPIDA SCALATA ALLA MAGLIA DA TITOLARE

Goicoechea è un portiere completamente sconosciuto. Non vanta alcuna presenza neanche nella sua Nazionale, che pure da anni non è che abbondi di portieri di qualità. Basti pensare come un Muslera qualunque, che in Italia ha spesso commesso errori grossolani, conti più 100 presenze con la Celeste. Già questa totale mancanza di esperienza internazionale avrebbe dovuto fa riflettere. Eppure, almeno inizialmente, l’ex Danubio arriva per ricoprire il ruolo di terzo portiere, senza grosse pretese. Sembra quasi un atto dovuto di Zeman nei confronti del mai dimenticato Franco Mancini, prima suo portiere a Foggia e poi preparatore dei portieri a Pescara sino alla tragica morte.

Proprio Mancini, infatti, aveva scoperto Goicoechea, segnalandolo al boemo per un’eventuale sostituzione di Anania al Delfino nella stagione seguente. Nelle prime partite di campionato, Stekelenburg è regolarmente al suo posto come titolare. L’impressione, però, è che possa essere crocifisso da un momento all’altro per i suoi errori. Di contro, non si capisce bene chi sia la sua riserva e chi il terzo portiere. Si tratta, infatti, del primo campionato di A con le panchine “allargate”. La presenza di 23 convocati, permette a Zeman di portare in distinta sia Lobont che l’uruguaiano. Le prime giornate trascorrono all’insegna della discontinuità. La squadra giallorossa alterna ottime partite, come la vittoria contro l’Inter, a crolli assurdi.

Le rimonte subite in casa contro Bologna e Udinese pesano come macigni, anche per come si sono svolte le due gare. Stekelenburg ha un rendimento similare a quello dei suoi compagni. E’ imponente in alcune partite (ad esempio con l’Atalanta), incerto in altre.  Tuttavia, niente di così disastroso da far presupporre ad un cambio di titolarità. Ad accelerare, però, un processo che Zeman ha in mente da settimane, arriva un piccolo infortunio muscolare per l’olandese durante l’intervallo di Parma. Sotto al diluvio, i giallorossi stanno lentamente crollando, non riuscendo minimamente a mettere in atto il loro gioco palla a terra. Nella ripresa, la Roma si presenta con Mauro Goicoechea tra i pali. Da lì in poi, quantomeno con Zeman, non uscirà più…

L’ESCALATION DI ORRORI DI MAURO GOICOECHEA ALLA ROMA

Dopo aver trascorso le prime due partite nella quasi più totale inoperosità, Mauro Goicoechea è chiamato al primo vero banco di prova nel derby di Roma. Per i giallorossi è una partita fondamentale, visto che può dare delle certezze che fino a quel momento non ci sono state. La gara inizia benissimo, con la squadra di Zeman padrona del campo e meritatamente in vantaggio con Lamela. Poi, improvvisamente, inizia a diluviare sempre più forte. La partita si trasforma in una guerra ma i giallorossi sembrano tenere discretamente il campo. Poi, a 7 minuti dall’intervallo, Antonio Candreva calcia una punizione da oltre 35 metri. Il destro è potente ma decisamente centrale e non sembra rappresentare un pericolo. Goicoechea si avventa tranquillamente sul pallone per respingerlo di pugni ma, clamorosamente, ne manca del tutto l’impatto.

E’ il pareggio, una papera clamorosa che dà il via al successo della Lazio. Qualche settimana dopo, con la Roma che intanto appare in ripresa, all’Olimpico arriva la Fiorentina. Nel complesso, una delle migliori esibizioni del portiere uruguaiano, che pure rimane inspiegabilmente in porta in occasione del momentaneo 1-1 viola. La giornata seguente, nella trasferta contro il Chievo, con i compagni all’attacco per sbloccare la gara, esce completamente a farfalle fuori area nel finale. E’, di fatto, l’unica occasione dei veronesi, che segnano con Pellissier e vincono la gara. Prima di Natale, poi, la Roma asfalta il Milan, toccando il punto più alto dell’annata zemaniana e sembrando la più seria candidata al quarto posto. Goicoechea, per giunta, pur a gara ormai in cassaforte, perde un innocuo pallone e non trova di meglio che stendere Pazzini, regalando un rigore.

SEMPRE PEGGIO, FINO AL CLAMOROSO AUTOGOL

Da gennaio in poi, la situazione generale della Roma degenera. Gran parte della rosa non digerisce i metodi di Zeman e la tensione è palpabile. Il boemo, per giunta, discute vivacemente con la dirigenza, chiedendo un’applicazione più ferrea del regolamento interno. La squadra va sempre più a picco, con alcuni calciatori che forniscono prestazioni sconcertanti. Mauro Goicoechea è sempre più allo sbando, un bimbo spaurito in preda agli squali. Veniva etichettato come portiere abile con i piedi: una qualità che non si vedrà mai. Anzi, ad ogni retropassaggio, l’uruguaiano si limita ad aprire il piattone e sparare la palla il più lontano possibile, spesso direttamente in fallo laterale. Talvolta, poi, tende a partire troppo dentro la porta e non ha quel coraggio tipico dei portieri zemaniani.

Sulle uscite alte, poi, è un totale disastro, non avendo neanche la fisicità per fronteggiare le mischie. A Napoli, nella prima del 2013, è quanto mai catastrofico. La Roma gioca bene e crea tantissimo, ma Destro sciupa l’impossibile. Nell’altra metà campo, invece, si ha la sensazione che la porta sia praticamente vuota, con Mauro Goicoechea ormai allo sbaraglio. Inesistente e mal posizionato nei primi tre gol, è quasi ridicolo nell’uscita che porta al 4-1 finale. La sconfitta di Catania e il pari interno con l’Inter servono solo a certificare la crisi dei giallorossi. Zeman, intanto, rilascia un’intervista non gradita alla dirigenza e sembra ad un passo dall’esonero. A Bologna lo salva il suo pupillo Tachtsidis nel finale, siglando il 3-3 che permette ai capitolini di strappare un sofferto punto. Tutto viene rinviato alla seguente sfida casalinga contro il Cagliari di Ivo Pulga.

“ANVEDI GOICOECHEA”

L’ultima di Zeman sulla panchina della Roma inizia nel peggiore dei modi, con il futuro giallorosso Nainggolan a sbloccare subito la gara. Pur giocando una delle peggiori partite stagionali, i giallorossi pervengono al pareggio grazie a Totti. Il capitano, dopo il gol su punizione, si volta verso il boemo e indicandolo dice “Io nun te mollo“. Purtroppo per Zeman, sarà uno dei pochi a non farlo. Al primo minuto del secondo tempo, infatti, accade un qualcosa di assolutamente clamoroso. Avelar, terzino dei sardi, arriva sul fondo e fa partire un innocuo cross, lento e molto alto. All’interno dell’area di rigore non c’è quasi nessuno. Sembra un intervento di ordinaria amministrazione per Goicoechea. Evidentemente, però, nessuno lo avvisa della mancanza di avversari, altrimenti l’uruguaiano avrebbe perfino potuto far sfilare la palla.

Il portiere si inarca, calcolando malissimo la traiettoria. Poi, facendo un gesto che un estremo difensore non dovrebbe mai fare, ruota il tronco verso la propria porta. Come gli capita spesso sulle prese, finisce per perdere la sfera, che rotola lentamente in porta. E’ un autogol tragicomico, di quelli che farebbero le fortune della Gialappa’s Band. Il mitico Carlo Zampa, telecronista fazioso della Roma, non trattiene la rabbia e in telecronaca esplode con un eloquente “Anvedi Goicoechea“. La partita terminerà poi con un umiliante 4-2 a favore del Cagliari, con conseguente esonero di Zeman. Sulla panchina della Roma arriva il collaboratore tecnico Aurelio Andreazzoli, che come prima cosa ripristina le gerarchie in porta e fa fuori Mauro Goicoechea.

IL PROSEGUO DELLA CARRIERA NEL PIU’ TOTALE ANONIMATO

Col cambio di guida tecnico, Marteen Stekelenburg si riprende il posto da titolare che aveva lasciato clamorosamente quel 31 ottobre a Parma. L’olandese, tra l’altro, era stato ad un passo dal Fulham nel mercato invernale, richiamato indietro quando ormai era partito alla volta di Londra per firmare. L’ex Ajax però, non convincerà mai fino a fondo, infortunandosi anche più volte nei mesi rimanenti. Al suo posto, Andreazzoli non ha alcun dubbio e ogni qual volta serva schiera Lobont. Mauro Goicoechea è in naftalina ma viene rispolverato nel finale della gara tra Fiorentina e Roma per l’infortunio del rumeno. In una partita equilibratissima (decisa poi da Osvaldo nel recupero) i tifosi giallorossi tremano ogni qual volta la palla si avvicini all’area.

L’uruguaiano, comunque, riesce a cavarsela, limitandosi ad un paio di uscite. Sarà la sua ultima presenza in giallorossa. A fine anno, ovviamente, la società del presidente Pallotta non lo riscatta. L’ex Danubio finisce in Romania, all’Otelul Galati, riuscendo a perdere la maglia da titolare dopo appena 15 partite. Non va meglio l’anno dopo in Portogallo, nelle fila dell’Arouca, dove gioca ma subisce valanghe di gol. Poi, dal 2015 in poi, il passaggio al Tolosa per ricoprire il ruolo di riserva, che meglio di addice alle sue modeste qualità. In 6 stagioni ha visto il campo una dozzina di volte. Quel  campo che, non fosse stato per Zeman, probabilmente a Roma nessuno gli avrebbe mai fatto vedere…

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