Marcus Allback, l’impalpabile attaccante svedese del Bari 97-98

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MARCUS ALLBACK, IL BIDONE DEL BARI 97-98

Il Bari degli anni ’90 ha avuto un forte legame con la Svezia, visti i numerosi giocatori che arrivarono in quel periodo. Da Kenneth Andersson a Klas Ingesson, da Osmanovski a Daniel Andersson. Insomma, una sorta di storia d’amore con la Scandinavia che, non sempre, portò gli effetti sperati. Il decennio dei Novanta sarà comunque il periodo più illustre della storia del Bari, che vinse la Mitropa Cup nel ’90 e offrì un calcio spumeggiante grazie ai suoi giovani talenti tra il 1998 e il 2000. La stagione 97-98, per i pugliesi, diede il via ad un grande triennio, con risultati importanti e calciatori che col tempo faranno la storia del calcio italiano, come Gianluca Zambrotta ad esempio. La squadra era guidata da Eugenio Fascetti, un genio nel lanciare giovani e farli valorizzare al meglio, come fece con Antonio Cassano diversi anni dopo.

Al Bari c’era anche Carlo Regalia, direttore generale nonché consulente di Fascetti. Un uomo tutto d’un pezzo che aveva un credo calcistico unico: colpi di mercato a sorpresa e, molte delle volte, in serie; acquisti low-cost; valorizzare al massimo il settore giovanile; il tutto per ottenere alla fine grandi quantità di denaro con le cessioni. Tra i tanti giovani che poteva vantare quel Bari nella rosa, figurava Nicola Ventola (19enne), il grande atteso in Serie A dopo i 10 gol messi a segno in cadetteria l’anno precedente. Il centrocampista partì fortissimo ai nastri di partenza della stagione, facendo gol a Firenze contro la Fiorentina. Poi ad Empoli subì uno dei tantissimi calvari che lo limiteranno tantissimo durante la sua carriera futura, gli infortuni. Così, a novembre, Regalia andò a pescare in Svezia il sostituto, Marcus Allback, in prestito per 250 milioni di lire.

Classe 1973, Allback era un attaccante di discreto valore. Coi piedi ci sapeva fare ma, a differenza dei suoi coetanei scandinavi, non aveva quel fisico da spilungone in grado di poterlo far rendere al meglio nel campionato italiano. Dopo aver iniziato la carriera in patria con l’Orgryte, nel 1997 decise di provare l’esperienza estera, trasferendosi in Danimarca per giocare metà campionato con la maglia del Lyngby. Dopo 4 presenze e una sola rete, Regalia lo portò a Bari.

L’ESPERIENZA

Quel biondino imberbe di 24 anni era del tutto inesperto in campo internazionale, ma venne scelto lo stesso per sostituire l’infortunato Ventola. Prese la maglia numero 29 e in campo andò a ricoprire il ruolo di punta centrale, come lo era Andersson diversi anni prima seppur con caratteristiche diverse. Avere o non avere Ventola, per Fascetti e il Bari, faceva tutta la differenza del mondo, visto che Allback non riuscì a sopperire con la sua presunta classe l’assenza del futuro giocatore dell’Inter. Fascetti cercò di integrare Marcus in ogni modo possibile, cercando anche di instaurare un rapporto umano col giocatore. Niente da fare, lo svedese era un corpo estraneo alla squadra. Allback giocò tutte le prime quattro partite, salvo poi sedersi in panchina nelle successive tre settimane.

Gli unici sprazzi di talento dello scandinavo si intravidero nella partita contro il Napoli a gennaio. Con il fatto che Masinga era in Nazionale, Allback fece coppia con Guerrero, colombiano basso e rapido che veniva sfruttato soprattutto nei secondi tempi. Nel secondo tempo, Neqrouz lanciò lungo, Allback stoppò di petto e fece un filtrante da numero 10 per Marcolini, che con un diagonale perfetto beffò Taglialatela. Fu l’unico lampo degno di nota dello svedese. Alla penultima di campionato, Fascetti lo fece entrare al 26′ per De Ascentis, facendolo poi uscire al 67′ per Ventola, al rientro dall’infortunio. Un recupero fondamentale per i galletti, visto che Nicola firmò il 2-1 che valse la salvezza aritmetica del Bari. L’ultima gara italiana Marcus la giocò al San paolo contro il Napoli e anche lì il copione fu sempre lo stesso: zero giocate, zero gol, zero appoggio alla squadra.

16 presenze totali e nessuna rete messa a referto. Se dovessimo scrivere una pagella, oltre all’insufficienza del voto, la descrizione che calzerebbe a pennello sarebbe “impalpabile”. L’impatto con la realtà italiana fu alquanto disastrosa in tutto: sia a livello di ambientazione, sia a livello puramente tecnico. Allback non riuscì a ripercorrere le orme di Andersson. L’unico suo acuto degno di nota sarà la partita contro il Napoli, conclusasi in maniera sorprendente. Mentre tutti i giocatori stavano uscendo dal terreno di gioco, l’attaccante svedese si accorse di aver perso una catenina d’oro in mezzo al campo e si mise a cercarla. Nella disperazione più totale, arrivò in soccorso un tifoso che aiutò il ragazzo a trovarla. Riavuta la catenina, Allback regalò i suoi pantaloncini al fan.

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