Luther Blissett, l’offuscato bidone del Milan 83-84 che non segnava mai

Acclamato come un grande colpo, si rivelò un bidone colossale per l’incapacità di segnare sotto porta

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LUTHER BLISSETT, GRANDE BIDONE DEL MILAN

Che i calciatori inglesi abbiano faticato ad esprimersi e rendere al meglio una volta sbarcati nel nostro campionato, è un dato di fatto. Paul Gascoigne è stato forse l’emblema di tutto questo; giocatore straordinario in patria che fece innamorare milioni di italiani al Mondiale del 1990 ma che, una volta approdato alla Lazio, visse di alti e bassi nei due anni e mezzo di mandato. Se tecnicamente era indiscutibile, tatticamente lasciava a desiderare: in più metteteci le “ragazzate” fuori dal campo e le sbronze con gli amici in un’epoca in cui la cultura calcistica italiana era particolarmente ferrea sulla disciplina, ed ecco spiegate le difficoltà del Gazza. Probabilmente, Inghilterra e Italia sono i due paesi più diversificati sotto ogni punto di vista a livello calcistico; questo spiega la difficoltà storica dei giocatori nell’adattarsi quando passano da una sponda all’altra.

Rimanendo nel tema pallone, l’Italia è uno dei paesi più goliardici di tutti. Sei forte e verrai acclamato, sei scarso e verrai perseguitato (sportivamente parlando). Anzi, a volte sono rimasti impressi maggiormente nella testa di tutti noi quei giocatori che non si sono rivelati altro che degli autentici bidoni della Serie A. Calciatori diventati dei veri e propri miti della Gialappa’s per via dei loro limiti tecnici o per l’allergia dai gol. Insomma, i campioni al contrario del mondo del pallone. Luther Blissett rientra sicuramente nella categoria dei più grandi bidoni della storia del calcio italiano. Centravanti di origini giamaicane degli anni ’80 e ’90, naturalizzato inglese, che da grande goleador con la maglia del Watford arrivò ad essere un fumosissimo attaccante del Milan.

Dopo aver vinto il titolo di capocannoniere nella First Division 82/83 con 27 gol alle spalle di Ian Rush, il Milan di Giuseppe Farina, tornato nel massimo campionato, si preparò a rinforzare la rosa per la stagione 83/84 in modo da potersela competere con le big.

LE ASPETTATIVE INIZIALI

La squadra venne rinnovata soprattutto in difesa e a centrocampo. Partirono Cuoghi, Romano e Jordan, mentre Canuti, Pasinato e Serena non furono riscattati. In panchina venne confermato l’artefice della promozione, Ilario Castagner. L’estate 1983 si rivelerà bollente per gli arrivi a Roma di Cerezo e Falcao, due acquisti che alzarono enormemente il tasso tecnico del campionato. Per quanto riguardava la campagna acquisti, arrivarono Luciano Spinosi e il belga Eric Gerets. L’ultimo tassello doveva essere un centravanti, uno di quelli abituati a segnare e che potesse così prendersi sulle spalle l’intero attacco. Gli scout rossoneri individuarono l’anglo-giamaicano Luther Blissett, un nove puro, forte fisicamente e dotato di una grande potenza fisica nonostante i 180cm di altezza.

Ad approvare l’acquisto del giocatore fu Gianni Rivera, che disse apertamente: “Ci farà fare un salto di qualità“. Così, Farina sborsò 2 miliardi di lire per assicurarsi le prestazioni del giocatore, allora sconosciuto in Italia. Soprannominato “Black Flash”, “Lampo Nero”, aveva passato l’intera giovinezza calcistica tra le fila del Watford, consacrandosi come uno dei migliori talenti del paese e della squadra. Una volta approdato coi più grandi, Blissett cominciò a segnare a raffica, guadagnandosi anche la chiamata della Nazionale inglese e diventando uno dei primi giocatori di colore a indossare quella maglia.

Il 15 dicembre 1982 segnò una tripletta contro il Lussemburgo che gli fece raggiungere il picco più alto di carriera. Le squadre italiane si accorsero del colpo che aveva fatto il club rossonero e anche Liedholm disse la sua in merito: “Blissett è un po’ come Altafini”. Questa la prima etichetta sulle spalle dell’attaccante. Luther sbarcò nello Stivale con numerose aspettative ma anche con un’ampia dose di responsabilità. Da sé stesso cominciò a pretendere tantissimo, infatti nella prima intervista che gli fecero lanciò subito un messaggio: “Diventerò l’idolo dei giovani, voglio superare le reti di Platini”.

LE PRIME GRANDI DIFFICOLTA’

Dentro di sé aveva una carica incredibile. Il classico giocatore che arriva e vuole spaccare il mondo perché troppo sicuro delle sue grandi qualità. “Blissett è un bomber”, replicò il presidente Farina quando gli chiesero di spendere due parole per il nuovo acquisto del Milan. Le difficoltà, in compenso, non tardarono ad arrivare; sin dai primi allenamenti Castagner notò l’incapacità di Blissett a destreggiarsi in area di rigore. Anche nei movimenti a dettare il passaggio, l’anglo-giamaicano era troppo macchinoso e prevedibile, tanto che nelle partitelle non segnava quasi mai. L’estenuante tattica su cui si lavorava in quegli anni fu il primo grande ostacolo per l’ex Watford, che non diede mai la sensazione di adattarsi alle nuove metodologie della Serie A.

Le prime partite di Coppa Italia furono un disastro per l’inglese, incapace di fare giocate semplici e smarcarsi per poter fare ciò per cui era stato comprato: gol. Nel 4-4-2 di Castagner, Blissett giocava in coppia o con Damiani o con Incocciati, a seconda delle scelte dell’allenatore. In campionato i rossoneri alternarono buone prove ad altre meno buone e per Luther le cose sembrarono migliorare. Già alla seconda giornata il Lampo Nero andò a segno a San Siro contro il Verona nella vittoria per 4-2. I tifosi milanisti sperarono che potesse essere la prima di tante reti e invece non si rivelò altro che una mera illusione. Oltre ad avere limiti tattici, venendo quasi sempre fermato dai difensori avversari, l’ex Watford aveva delle palesi difficoltà tecniche.

Il controllo palla era da mani nei capelli, come se avesse perso tutto quel talento sviluppato in patria. Di conseguenza, la poca sensibilità con la sfera tra i piedi lo portò a sbagliare dei gol clamorosi sotto porta. Su tutti, uno a porta vuota nel derby contro l’Inter del 6 novembre 1983; un errore che Castagner non digerì affatto, mandando letteralmente a quel paese il suo attaccante.

IL NUOVO “LUTHER MISS IT”

I rossoneri persero 2-0 contro l’Inter e Blissett rientrò nella cerchia dei capri espiatori di quella disfatta. Dopo 3 mesi, la piazza aveva capito che tutto quell’arrosto di cui si vociferava in estate, in realtà era soltanto fumo. Luther venne preso di mira dalla critica italiana, in particolare dalla storica penna del giornalismo Gianni Brera, che lo soprannominò “Luther Callonissett” in riferimento ad Egidio Calloni, storico attaccante del Milan contraddistintosi per i gol sbagliati. Il suo rendimento disastroso arrivò a conoscenza anche degli inglesi, i quali lo etichetteranno come “Luther miss it”, ovvero “Luther sbaglialo”. Insomma, il Lampo Nero stava venendo sbeffeggiato da tutti.

“L’immagine che ho di lui è quella di un giocatore affacciato alla finestra che guardava verso i campi di gioco con area triste. Si sentiva come un uccellino in gabbia, non vedeva l’ora di tornare a casa, disse tempo dopo Castagner di lui. Nonostante gli innumerevoli difetti, Blissett continuò a giocare, non raddrizzando mai la mira davanti alla porta e divorandosi dei gol che probabilmente avrebbero realizzato anche i magazzinieri. Il Milan chiuse il campionato in ottava posizione e Luther, non sembra vero, si rivelò il giocatore con più presenze della squadra (39 tra Serie A e Coppa Italia). Di gol riuscì a farne 6, che potevano essere almeno 15 per il quantitativo di occasioni sciupate.

Il calcio di rigore battuto dritto in tribuna in una partita di Coppa Italia sarà la fotografia della sua tragica esperienza milanista. Blissett sarà la fonte d’ispirazione per la rubrica “Mai dire Gol” della Gialappa’s Band: i suoi innumerevoli gol sbagliati passarono ad essere la satira del calcio italiano anni ’80. Nell’estate ’84 il Milan lo rispedì dritto dritto nel posto da cui lo aveva prelevato un anno prima, al Watford. Un biglietto di sola andata per uno dei più grandi bidoni della storia della Serie A.

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