Luis Carlos Toffoli, il bidone del Lecce che veniva paragonato a Pelé

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LUIS CARLOS TOFFOLI E QUELLA DISASTROSA ESPERIENZA AL LECCE

Luis Carlos Toffoli, meglio conosciuto come Gaucho, a Lecce è stato il simbolo del disastro in persona. I leccesi, infatti, lo ricorderanno più per i gol sbagliati che per quelli realizzati. Brasiliano classe 1964, Toffoli era un centravanti mobile, uno di quelli che dava pochi punti di riferimento. In compenso, poteva vantare di un fiuto del gol davvero invidiabile, tanto da contraddistinguersi in patria come un goleador provetto. Nel 1991, con la maglia del Flamengo, realizzò 17 reti, utili per conquistarsi il titolo di capocannoniere del campionato carioca (oltre che averlo vinto). 98 furono i sigilli totali in 200 partite con il Flamengo, numeri che lo fecero annoverare come uno dei più forti giocatori brasiliani di quel periodo. Toffoli vestì anche la maglia del Palmeiras, dove in un’occasione giocò come portiere contro il Flamengo nel 1988, quando il titolare Zetti uscì dal campo per una frattura alla tibia.

El Gaucho indossò così il numero 1 parando addirittura due rigori. Insomma, oltre a farli, i gol li evitava anche. Un tuttofare. Nella stagione 90-91, secondo la IFFHS, fu il 7° attaccante più prolifico del mondo. In Brasile Toffoli era adorato a dismisura e nel 1993 gli si presentò l’occasione di andare a giocare altrove. Venne ingaggio dal Lecce tra mille celebrazioni e aspettative, tanto che in Salento si parlò subito di “nuovo Pelé”. Tutti ne parlavano benissimo di Toffoli, anche perchè pareva che avesse segnato oltre 400 gol in carriera. Dichiarazione che, a posteriori, si rivelò palesemente falsa. Era la stagione 93-94, che il Lecce si apprestava ad affrontare senza grosse pretese, seguendo la linea dell’austerity e prendendo giocatori a basso costo.

La dirigenza dovette fare i conti con un bilancio che piangeva e consapevole che difficilmente sarebbe riuscita ad allestire una squadra competitiva per il mantenimento della Serie A. Le parole del Ds Mimmo Cataldo, infatti, andarono in questa direzione: “Per venire al Lecce i calciatori devono costare poco, ma se non costano nulla è ancora meglio”. Nemmeno bomber Rizzolo venne trattenuto, decisivo per la promozione dell’anno prima con 9 gol. Per rimpiazzarlo Cataldo seguì una linea estera, puntando su possibili sorprese. Una di queste fu l’uruguaiano Osvaldo Canobbio.

IL RIGORE SBAGLIATO CONTRO IL FOGGIA

Canobbio si presentò nel migliore dei modi, segnando 4 reti al Montepulciano, militante in Seconda Categoria. L’allenatore Nedo Sonetti lo bocciò del tutto, ritenendolo troppo lento. Rispedito al River Plate, il Lecce puntò su una certezza come Kubilay Turkyilmaz, di cui il Bologna (appena retrocesso in C1) ne deteneva il cartellino. Il regolamento dell’epoca vietava a squadre di categorie inferiori alla Serie B di avere tra le proprie fila giocatori stranieri. A fermare tutto fu il presidente Jurlano, che ritenne troppo alto l’ingaggio dello svizzero. Così, l’unico che suscitò qualche buona speranza di condurre un campionato sereno fu Luis Carlos Toffoli. Il brasiliano venne lasciato a casa da Sonetti per le prime due partite, con il Lecce che le perse entrambe.

Alla terza giornata, allo Stadio Via Del Mare, era in programma il derby col Foggia. Sonetti lanciò El Gaucho dal primo minuto e i riflettori furono puntati su quel presunto fenomeno in maglia 9 giallorossa. Passarono pochi minuti dal fischio d’inizio e Pasquale Padalino lanciò un pallone verso l’area di rigore del Foggia, il difensore Giuseppe Di Bari lo stoppò goffamente col braccio e causò il calcio di rigore per i salentini. Dal dischetto si presentò proprio Toffoli, che non tolse mai lo sguardo dal portiere avversario Mancini, dando la sensazione di tirare il rigore della vita. In realtà fu una delle peggiori battute della storia del calcio: tiro centrale, a mezza altezza, lentissimo e che ne venne fuori una specie di cucchiaio. Un orrore agli occhi di tutti.

Fu un rigore, pensate, talmente tirato male che il portiere foggiano ebbe addirittura il tempo di ritornare al centro della porta, dopo aver fatto un passo a destra, per parare. Ecco, in questo episodio si racchiude l’esperienza di Toffoli a Lecce. Il derby lo vincerà il Foggia di Roy e Bresciani, e il Gaucho sarà il capro espiatorio della disfatta. Sonetti tentò di dargli ulteriore fiducia, lanciandolo nella mischia la domenica successiva negli ultimi 10 minuti contro la Sampdoria. Poi lo ripropose titolare contro il Piacenza, ma delle tracce di quel “Pelé” visto in Brasile non se ne vide mezza. Venti minuti contro l’Udinese e infine la maglia da titolare nella partita contro il Genoa.

LA FINE

Toffoli era lento, macchinoso e indisciplinato tatticamente per giocare in Italia. “Io gli ho dato fiducia, il pubblico l’ ha sostenuto, i risultati non sono quelli sperati”, dirà Sonetti. Una resa dei conti. Il Lecce concluse il campionato in 18° posizione, retrocedendo in Serie B. A novembre 1994, Toffoli verrà rispedito in Brasile, con tantissimi rimpianti, per far spazio all’extracomunitario ghanese Kwane Ayew. El Gaucho sarà senza ombra di dubbio una delle delusioni più grandi del calcio italiano, nonché grandissimo bidone.

Una leggenda metropolitana racconterà successivamente che la sua antica storia delle 400 reti fosse vera, ma che le avesse realizzate nei tornei di Beach Soccer. Luis Carlos Toffoli rimarrà così l’incubo dei tifosi del Lecce, specie dopo quel rigore raccapricciante battuto contro il Foggia.

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