Lampros Choutos, l’enfant prodige della Roma rivelatosi una meteora

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LAMPROS CHOUTOS, IL PRODIGIO GRECO DELLA ROMA

Lampros Choutos è stato uno di quei tanti calciatori che dal termine “predestinato” non ha ricavato niente. Un’etichetta che ancora oggi viene abusata troppo spesso quando si parla di giovani e che si porta dietro una serie di aspettative discostanti dalla realtà. E poi quanti calciatori, considerati dei fenomeni nei settori giovanili, hanno tradito le attese una volta sfociati tra i professionisti? Tantissimi. Una spiegazione a questo può essere ricondotta alla pressione schiacciante che viene messa sulle loro spalle, e che di conseguenza ne limita la crescita, personale e calcistica. Ecco, Choutos, specie in una piazza come Roma, ha probabilmente avuto troppa fretta di affermarsi come il più grande talento greco degli anni ’90 e 2000.

Cresciuto nelle giovanili del Panathinaikos due anni, nel 1995 Bruno Conti (allora responsabile del settore giovanile giallorosso) e Roberto Pruzzo, dopo averlo visionato, decisero di fargli fare un provino convocandolo a Trigoria. Anche il presidente Franco Sensi rimase folgorato dalle gesta di quel baby prodigio. Di mestiere Choutos faceva l’attaccante, non di quelli statici bensì un centravanti moderno, abile ad attaccare gli spazi e occupare l’area di rigore. Suo grande pregio erano i tiri dalla distanza, dove fece intravedere delle doti balistiche di primissimo livello. Già da piccolino instaurò un rapporto d’amore con il pallone che gli fece marinare la scuola diverse volte. Caratterialmente Lampros era uno di quei ragazzini sempre disponibili, con una voglia di imparare che andava al di là della semplice passione per il calcio. Tanta forza di volontà, tanta disponibilità con gli allenatori, tanto sacrificio. Insomma, tutte componenti fondamentali per poter ambire a grandi palcoscenici.

Tornando al campo, Lampros Choutos divenne così l’enfant prodige della Roma. A scuola fece amicizia con Francesco Totti, non uno qualsiasi. I due scherzarono di continuo, stringendo col passare del tempo un grande rapporto. La confidenza col futuro capitano della Maggica aiutò tantissimo il talento ellenico ad ambientarsi, che riuscì a studiare meglio l’italiano e a diventare più disciplinato tatticamente sul rettangolo verde. A neanche 16 anni Choutos aveva già il posto fisso nella Primavera giallorossa e su di lui Bruno Conti lasciò più di una buona parola: “Gli allenatori mi dicevano che lui si annoiava con i coetanei, che non serviva a niente lasciarlo lì a segnare 30 goal in partitella, non si divertiva lui e non capivano niente gli altri”.

IL DEBUTTO IN PRIMA SQUADRA

Le parole dell’ex campione del mondo rappresentarono una manna al cielo per il greco. Era più di un semplice predestinato, almeno sulla carta. Tutta la dirigenza della Roma non vedeva l’ora del suo debutto in Serie A. Carlo Mazzone lo tenne d’occhio diverse volte, facendolo spesso volentieri allenare con i grandi. Il 21 aprile 1996 arrivò la svolta nella vita di Choutos; al minuto 85 della sfida contro il Napoli all’Olimpico, il centravanti ellenico (a 16 anni e 4 mesi) prese il posto del suo grande amico Totti, che con un cinque di incoraggiamento e l’occhiolino gli sussurrò: “Fai quello che sai fare”. Un debutto già favoloso di per sé e che poté concludersi in uno stato di estasi più totale se davanti a Taglialatela non avesse tremato con le gambe sbagliando un gol semplice.

Ma va bene, non sarà quel gol mancato a rovinargli la reputazione. La Serie A degli anni ’90 era il campionato più bello, affascinante e difficile al mondo, con campioni in ogni squadra.

Nell’estate ’96 la stampa romana non fece altro che parlare di Lampros Choutos. La squadra era sotto la guida di Carlos Bianchi, che si rivelerà col tempo uno dei peggiori allenatori della storia giallorossa. La stagione 96-97 sembrava quella giusta per poter esplodere del tutto, con il talento greco che andò in ritiro con i grandi. Choutos si trovava su un trampolino di lancio, pronto per prendersi la scena. Chi fermò la sua crescita fu proprio Bianchi, che lo fece “ammuffire” in Primavera senza mai dargli una vera chance. Neanche il biennio di Zeman (97/99) cambiò le cose per Lampros, che comunque rimase il simbolo della Roma Primavera.

“Abbiamo perso tempo a far giocare Fabio Junior e Bartelt, perchè non provare Choutos?”, chiesero i tifosi alle radio capitoline. Il greco rappresentava un grosso enigma per tutta la piazza, tant’è che molti si domandarono perchè a quel centravanti così abile a segnare non gli venisse data un’opportunità di esprimersi.

Dopo i 17 gol nell’anno magico 95/96, in cui si laureò capocannoniere del campionato Primavera, Choutos mise a referto 12 sigilli nel 96/97, 16 nel 97/98 e altri 15 nel 98/99. Insomma, uno così non poteva non essere preso in considerazione dalla prima squadra. Nell’estate 1999 qualcosa stava cambiando. Sulla panchina della Roma arrivò Fabio Capello, che apprezzò Choutos per il modo di interpretare il ruolo di attaccante. Il greco aveva 20 anni e la sensazione di rimanere un talento incompiuto si faceva sempre più forte. “Non voglio vigili urbani in area”, chiedeva sempre Don Fabio ai suoi centravanti in allenamento.

SOLAMENTE SPEZZONI DI PARTITE

Il 29 agosto 1999 la Roma esordì in campionato al Garilli contro il Piacenza. Capello si portò Choutos in panchina per l’occasione e il fatto di essere convocato alla prima giornata non poteva far altro che aumentare le aspettative del giovane. I giallorossi andarono in vantaggio con Totti ma a 10 dal termine vennero rimontati dagli avversari. Capello tentò il tutto per tutto mandando in campo Lampros al posto di Montella, anche se il risultato non si schioderà dall’1-1. Per l’ellenico era la seconda presenza in Serie A dopo tre anni e mezzo dalla prima. L’allenatore friulano lo apprezzò, tenendolo fisso in prima squadra. Gli fece giocare anche uno spezzone di gara nel ritorno del primo turno di Coppa Uefa contro il Vitoria Setubal ed un altro in campionato contro la Juventus all’Olimpico.

Coi bianconeri fu l’ultima presenza in maglia Roma di Choutos, con Capello che formerà il gruppetto di 14-15 gregari che da lì in poi si sarebbero interscambiati durante l’arco della stagione.

Per l’enfant prodige lo spazio era finito, con quel sogno di sfondare in Italia ormai svanito. Fece ritorno in patria visibilmente deluso, accasandosi all’Olympiakos per circa 10 miliardi di lire. Nei primi 6 mesi la Roma si mangiò le mani vedendo l’inizio di campionato del greco: segnò 7 reti in 13 presenze contribuendo alla vittoria finale del titolo. Choutos aveva resettato il fallimento italiano rigettandosi in quello che sapeva fare meglio: segnare. Nei primi anni 2000 divenne anche il pilastro della nazionale greca Under 21 con ben 15 gol in 10 apparizioni. La sfortuna lo colpì con un brutto infortunio subito ad un ginocchio, che lo porterà ad operarsi.

L’Olympiakos gli propose l’intervento col medico di fiducia del club, ma Lampros fece di testa sua scegliendosene un altro. Incredibilmente, il chirurgo sbagliò l’operazione e il ginocchio non tornò più come prima. Anzi, la cosa si aggravò ancor di più dal momento che l’attaccante non si resse più in piedi, tornando quasi subito sotto i ferri.

“Mi ruppi il crociato e lì si complicarono le cose. Sono stato vittima di un errore medico, che mi portò negli anni successi ad avere altre otto operazioni alle ginocchia”. Tra interventi e riabilitazioni, l’ex Roma perse un intero anno di lavoro. Tornò in campo nella stagione 2002-2003 a campionato in corso, realizzando ben 10 reti in 20 partite. Il suo fisico, però, non girava più come prima, si era inceppato. Quando veniva sollecitato troppo, il ginocchio faceva i capricci, non consentendogli di eseguire i diversi carichi di lavoro. Choutos collezionò così 8 presenze e 2 reti nella stagione 2003-2004, ritrovandosi a fine stagione svincolato per la scadenza del contratto col club del Pireo.

IL RITORNO IN ITALIA DI LAMPROS CHOUTOS

A dargli una nuova possibilità in Italia fu Roberto Mancini all’Inter. Il tecnico aveva bisogno di una punta di riserva, poco costosa e consapevole del ruolo da comprimario che andava a rivestire. Choutos accettò ad occhi chiusi, anche perchè Mancini fu uno dei suoi idoli da ragazzo. A Milano si ambientò quasi subito, ma per 6 mesi stette relegato in tribuna. Nel gennaio 2005 venne girato in prestito all’Atalanta, con la speranza di poter giocare di più. L’allenatore orobico Delio Rossi, dal canto suo, mise subito le cose in chiaro, facendo capire all’ellenico che era stato preso solamente per fare numero. Il rincalzo dei rincalzi, in pratica. L’impegno durante gli allenamenti non mancò mai, ma il tecnico gli preferì Budan, Makinwa e Sinigaglia, uno che ebbe avuto poca gloria anche in Serie B. L’unica presenza per Choutos arrivò all’ultima giornata di campionato con la squadra già ampiamente retrocessa.

Delio Rossi lo fece esordire al 78′ sul campo del Siena al posto di Lazzari, registrando l’unica presenza con la maglia della Dea. Tornato all’Inter per il fine prestito, verrà girato sempre in prestito in Spagna al Maiorca, con cui registrò 9 presenze e 2 gol. Tornò poi in Italia firmando per la Reggina di Walter Mazzarri, ma anche qui l’ex prodigio giallorosso si eclissò. Tuttavia, i nerazzurri, nell’estate 2006, lo tennero in squadra, con Mancini che affermerà come Choutos potrà essere utile alla causa. Nonostante il grande valore nel parco attaccanti, con giocatori del calibro di Crespo, Cruz, Adriano e Recoba, il greco giocò solamente spezzoni di partite. Due presenze in Coppa Italia contro Messina ed Empoli e una all’ultima giornata di campionato contro il Torino. Solamente briciole.

LE ULTIME ESPERIENZE

Nel 2007 Lampros firmò col Panionios, club greco in cui si trasferì anche Recoba. Lì giocherà un anno e mezzo segnando 12 gol e inanellando diverse prestazioni altalenanti. A 28 anni era giunto al tramonto di carriera. Fece una breve parentesi al PAOK Salonicco (9 presenze e nessun gol) e un’altra in Italia con la maglia del Pescina (2009-2010), squadra abruzzese della provincia di Avezzano con cui disputò 18 partite segnando 3 reti, le ultime della sua carriera sfortunata. Cercò poi una sistemazione per 3 anni, dicendo addio al calcio nel 2013. Nonostante il palmares ricco (5 scudetti tra Grecia e Italia, una Coppa Italia, 4 titoli di capocannoniere nelle giovanili della Roma), Choutos si rivelò complessivamente una meteora.

In mezzo a tanti gol e grandi prestazioni coi “piccoli”, l’occasione di esplodere nella Capitale non gli si presentò mai. Poi quell’intervento chirurgico sbagliato che gli compromise quasi del tutto il resto di carriera e una mancata fiducia che molto probabilmente avrebbe meritato. L’avevamo detto all’inizio che le etichette di “predestinato” molte volte non fanno bene. E Lampros Choutos è uno dei tanti esempi che ne ha pagato le conseguenze, non germogliando mai!!

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