Jonas Axeldal, l’attaccante svedese dalle polveri bagnate del Foggia

Arrivato in B, lo svedese ebbe un rendimento pessimo nelle tre stagioni foggiane, continuando poi il suo trend negativo anche in Inghilterra.

Jonas Axeldal Foggia

Il Foggia, ormai alla fine del mitico ciclo zemaniano, tentò di rinforzare la propria rosa con l’ingaggio dello svedese Jonas Axeldal. Arrivato a gennaio, con i Satanelli in lotta per la salvezza in Serie B, l’attaccante diede un contributo minimale. Al termine di 3 stagioni, con tanto di retrocessione in C1, l’ex Nazionale Olimpico della Svezia si trasferì in Inghilterra, riuscendo a fare ancora peggio che in Italia!!!

JONAS AXELDAL, IL “COLPACCIO” INVERNALE DEL FOGGIA 96-97

I fantastici anni del calcio champagne di Zeman erano ancora impressi nella mente di tutti i tifosi del Foggia. Una squadra che, tramite un gioco entusiasmante, ottenne prima la promozione in Serie A e poi delle eccezionali salvezze. Il boemo, tra l’altro, aveva salutato la compagine pugliese sfiorando l’accesso in Coppa UEFA, dopo che la società gli aveva venduto tutti i pezzi pregiati della rosa, sostituendoli con calciatori sconosciuti e presi dalle categorie minori. Dall’addio di Sdengo in poi, il Foggia conobbe un rapido e inesorabile declino. Subito retrocessa in B al termine della stagione 94-95, la formazione rossonera non fu in grado di imbastire una rosa di livello per tentare l’immediata promozione.

Il campionato 96-97 fu complicato sotto tutti i punti di vista. Nessun volo pindarico, nonostante la presenza in panchina di una vecchia volpe come Tarciso Burgnich e alcuni elementi di livello discreto. Basti pensare che, in aggiunta ai risultati tutt’altro che entusiasmanti, la compagine rossonera si vide addirittura staccare la luce allo stadio Zaccheria per un mancato pagamento del comune all’Enel. Inoltre, come già accaduto negli anni zemaniani, la rosa foggiana non aveva praticamente neanche un vero e proprio campo di allenamento e svolgeva le sedute un po’ dove capitava. Così, nel grigiore generale di una stagione negativa, il Foggia si mosse nel mercato invernale, andando a pescare dal calcio svedese l’attaccante Jonas Axeldal.

UN EX NAZIONALE OLIMPICO SVEDESE

Il colpo scandinavo, per i Satanelli, non era stato neanche così economico come qualcuno poteva ipotizzare. Al di là dei 400 milioni per il cartellino, Jonas Axeldal avrebbe percepito un ingaggio vicino ai 200 milioni. Per la dirigenza, l’attaccante avrebbe senz’altro innalzato il tasso tecnico a disposizione di mister Burgnich e risolto quello che era il problema maggiore della squadra: il gol. I rossoneri, infatti, soprattutto nelle settimane che precedevano l’acquisto dello svedese, stavano segnando con il contagocce. Il reparto offensivo, formato da Chianese, Colacone, Di Corcia e un giovane David Di Michele non forniva le giuste garanzie. La convinzione comune era che Axeldal, dato il curriculum, avrebbe potuto davvero fare la differenza in B.

E qui si commise il primo, imperdonabile errore. La punta scandinava, infatti, dalla sua aveva semplicemente il fatto di aver militato a lungo nella prima divisione svedese. Inoltre, nel 1992, aveva collezionato qualche gettone con la Nazionale Olimpica. I buoni propositi si fermavano lì, perché poi sarebbe bastato andare a verificare il numero dei gol fatti per perdere ogni speranza. Un attaccante praticamente mai in doppia cifra se non nella stagione di esordio con l’Halmstad. Poi un’avventura appena sufficiente al Malmoe e un biennio poco entusiasmante all’Oster, con soli 7 gol. Jonas Axeldal, inoltre, al suo arrivo a Foggia, commise il tipico errore del “bidone” medio: alzare subito la posta in gioco, finendo per scottarsi inesorabilmente…

UN ESORDIO DA SOGNO, POI IL NULLA

Già nella conferenza di presentazione, l’attaccante si mostrò spavaldo e sicuro di sé. Affermò che, pur essendo a conoscenza della situazione in classifica difficile del Foggia, lui avrebbe puntato alla Serie A. Si paragonò a Giuseppe Signori, dichiarando di volerlo emulare, entrando nel cuore dei tifosi, e disse di sapere tutto del calcio italiano. Inoltre, svelò le sue passioni per il golf e per i monumenti del Belpaese. L’inizio, nonostante tutto, fu più che incoraggiante, e anche questa è una prerogativa frequente del bidone che arriva in Italia. Jonas Axeldal, infatti, dopo un breve periodo in naftalina utile per ambientarsi, fu schierato titolare da Burgnich in un match tra il Foggia e la Salernitana.

Quel 1° febbraio del 1997, allo Zaccheria, faceva freddo: il clima ideale per uno svedese. Gli occhi dei tifosi pugliesi erano tutti su di lui, finalmente in campo e pronto ad aiutare la squadra. E Axeldal riuscì ad essere subito decisivo. Prima si procurò un calcio di rigore che lui stesso trasformò, poi fece doppietta dagli sviluppi di un calcio di punizione. Una vittoria importantissima per i Satanelli e un impatto incredibile per il nuovo attaccante. I tifosi lo ripagarono subito con grande affetto, coniando per lui un particolare coro sulle note della canzoncina di Charlie Brown. La sensazione generale era che Peppino Pavone, lo storico DS degli anni di Zeman, avesse vinto nuovamente la propria scommessa. Ovviamente, ci si sbagliava di grosso…

IL DECLINO DEL FOGGIA E IL FLOP DI JONAS AXELDAL

Da lì in avanti, l’avventura italiana di Axeldal si trasformò in un incubo. Quella doppietta aveva, inevitabilmente, alzato a dismisura le aspettative su di lui. Burgnich gli diede spesso spazio nelle settimane seguenti ma lui mostrò di avere le polveri bagnatissime. Un solo gol nei restanti 6 mesi di campionato, un contributo minimale e l’impressione che, di attaccanti come lui, nei vari campi dilettantistici, ce ne fossero a bizzeffe. In definitiva, Axeldal non spiccava in nessuna caratteristica. Non aveva un fisico granitico come molti suoi colleghi di reparto svedese e quindi non era particolarmente abile nel gioco aereo. Aveva una tecnica individuale appena sufficiente e il feeling con il gol lasciava parecchio a desiderare.

In compenso, lo svedese si poteva “consolare” con il famoso videogioco PC Calcio, con i i creatori che pensarono bene di farlo ben più forte di tutti i suoi compagni di squadra. Quando la fantasia supera (e di molto) la realtà! Detto ciò, a Foggia si continuò a pensare che Jonas Axeldal avesse solo bisogno di adattarsi al meglio al nuovo contesto. Fu così riconfermato anche per la stagione seguente e la scelta fu semplicemente disastrosa. Il Foggia andò incontro ad un campionato pessimo, chiuso con una catastrofica retrocessione. Il contributo della punta svedese fu minimale, con sole 2 reti e tante prestazioni indecenti. A quel punto, i pugliesi pensarono bene di tenerlo anche in C, convinti che un ex Nazionale Olimpico, in un contesto più basso, avrebbe potuto fare finalmente la differenza.

LA DISASTROSA ESPERIENZA IN INGHILTERRA

Il Foggia proseguì la propria parabola discendente, continuando a faticare anche in C1 e Jonas Axeldal non fu da meno. Lo svedese non sembrò minimamente in grado neanche di giocare in terza serie e, da inizio campionato sino a gennaio, la buttò dentro una sola volta. Ovviamente, perse in fretta il posto da titolare e il suo alto ingaggio pesò come un macigno sulle casse rossonere. Così, inevitabilmente, a gennaio si decise di disfarsi di quel pacco assoluto arrivato dalla Scandinavia. I paragoni con Signori erano in fretta scaduti nel ridicolo, i cori sulle note di Charlie Brown rapidamente spariti dallo Zaccheria e la spavalderia dell’attaccante totalmente inibita. Axeldal, nonostante il flop assoluto in Italia, riuscì a strappare un ingaggio piuttosto prestigioso in Inghilterra.

Firmò con l’ambizioso Ipswich, club che puntava alla promozione (poi ottenuta) in Premier League. Nel cammino trionfale dei Tractor Boys, lo svedese non riuscì ad incidere minimamente. Ben 26 presenze, molte delle quali da subentrato, senza lo straccio di una rete. A quel punto, assodata la sua inadeguatezza a certi livelli, Jonas scese di categoria e si unì al Cambridge, in Terza Divisione. Anche lì riuscì a fare pena, per poi tornare in patria. Una breve avventura all’Hacken e poi la discesa nelle categorie inferiori, fino al ritiro e alla conseguente carriera da allenatore. Un attaccante dalle polveri bagnate, che in carriera non è riuscito ad arrivare neanche alle 50 reti complessive e che rappresenta uno dei più grandi errori di valutazione di Peppino Pavone nella sua lunga avventura da DS del Foggia!

LEGGI ANCHE: MARCUS ALLBACK, L’IMPALPABILE ATTACCANTE SVEDESE DEL BARI 97-98

Acquista Frammenti di Calcio, il nostro libro. Clicca QUI per saperne di più!