Jairo Castillo, “El Tigre” meteora del Genoa e reiterato pericolo stradale

Jairo Castillo Genoa
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Nell’agosto del 2001, il Genoa raggiunge definitivamente l’accordo per portare in Italia il centravanti colombiano Jairo Castillo, detto El Tigre. Sembra un colpo sensazionale per la Serie B, ma le cose non andranno esattamente come sperato dai tifosi!

JAIRO CASTILLO, EL TIGRE ACQUISTATO DAL GENOA

Una meteora, nel calcio, è un giocatore che per un breve periodo di tempo dà l’impressione di poter fare grandi cose, salvo poi sparire completamente dai radar. Una definizione che calza a pennello con l’esperienza al Genoa per il colombiano Jairo Castillo. Nessuna meteora è stata più rapida di lui a eclissarsi, visto che i tifosi del Grifone sono riusciti a vederlo solo per una manciata di allenamenti prima del ritorno in patria. Ma andiamo con ordine: El Tigre è uno degli attaccanti più promettenti del Sudamerica di fine anni 90.

Classe ’77, si fa apprezzare in Colombia come un centravanti astuto, veloce e con un notevole fiuto del gol. E’ reduce da ottime annate con le maglie di Bucaramanga, America de Cali e perfino Velez. In Argentina, pur avendo segnato meno del solito, ha comunque dimostrato di poter giocare a certi livelli in una big del calcio Sudamericano. La convocazione in Nazionale è un’ovvia conseguenza. Prima il CT Garcia e poi il successore, il grande Maturana, se ne innamorano e lo includono sistematicamente tra i convocati. E’ ormai sulla rampa di lancio ma nel suo anno migliore accade qualcosa di grave, che vedremo tra poco, e che rovinerà quasi del tutto la sua carriera.

Le tribune di America de Calì prima e Velez poi sono gremite di osservatori europei, pronti a strapparlo alla concorrenza.  Si parla insistentemente del Parma, la società italiana più interessata alla sue prestazioni. Alla fine, abbastanza clamorosamente, il 5 agosto è il Genoa ad annunciarne l’acquisto per 4 miliardi. Un colpo pazzesco, visto che il Grifone milita in Serie B e un simile attaccante, in quel torneo, può essere devastante. Tuttavia, una prima avvisaglia di come andranno le cose arriva subito: Castillo arriverà in Italia soltanto ad inizio ottobre perchè impegnato con  la Nazionale di Maturana in una serie di partite e tornei…

L’ACCUSA DI OMICIDIO

Il 3 di ottobre, finalmente, El Tigre sbarca in Italia. E’ pronto ad aggregarsi al Genoa, che più che mai ne ha un bisogno vitale. Già, perchè si tratta del disastrato Grifone dello Scoglio Ter. Il “Professore” ha accettato l’incarico in un clima di poca fluidità societaria e ha preteso alcuni acquisti folli, come i famosi 5 nazionali tunisini (leggi QUI della loro avventura italiana). La squadra naviga in cattive acque, alterna prestazioni confortanti ad altre indecenti e c’è paura che la stagione possa prendere una piega catastrofica. L’arrivo di Jairo Castillo è visto come un toccasana e oltre 2000 tifosi del Genoa lo attendono entusiasti.

Davanti a loro, però, si materializza un ragazzotto di colore completamente fuori forma, con almeno 10 chili di sovrappeso. Guance paffute, sguardo provato e tanto lavoro atletico da fare per rimettersi in condizione. Alcuni tifosi lo scortano personalmente all’interno del centro sportivo. Per prenderlo, il DS Sogliano ha perfino rinunciato a un certo Mario Yepes, con cui la trattativa era in stato molto avanzato. Ci sono grandi aspettative e qui, intanto, si scopre la prima magagna. Il calciatore, in realtà, ha disputato la sua ultima partita ufficiale il 29 luglio, nella vittoria della sua Colombia in Copa America.

Quindi, tra agosto e settembre, non ha giocato alcuna partita in Nazionale. Il motivo è semplice e anche piuttosto drammatico.  Il ragazzo è in attesa di processo per un incidente stradale che lo ha visto coinvolto. Castillo era alla guida e durante l’impatto sono morti due suoi amici che erano a bordo della vettura e tre persone sono rimaste ferite. Sottoposto all’alcool test, è risultato avere un valore di gran lunga superiore al consentito. El Tigre inizia ad allenarsi ma non riuscirà mai ad entrare in sintonia con l’ambiente. Non trova una condizione accettabile e non viene mai preso in considerazione.

L’ADDIO FORZATO E LA RECIDIVA

Dopo poche settimane dal suo arrivo al Genoa, Jairo Castillo riceve una notizia terribile. Il processo è arrivato ad un punto di svolta e il tribunale di Calì lo ha ritenuto colpevole. Nei suoi confronti, è stato emanato un ordine di cattura per omicidio e lesioni.  El Tigre è costretto a lasciare l’Italia senza aver giocato neanche un minuto. Fa ritorno in Patria e riesce a venirne parzialmente fuori, facendo sospendere la pena grazie a dei cavilli legali. La sua carriera prosegue ma senza più toccare il livello di gioco ammirato fino alla Copa America vinta. Un altro paio di anni di Nazionale fino ad esaurire il bonus fiducia dell’allenatore, poi un lungo girovagare per il mondo. Tantissime esperienze, anche in Europa tra Spagna e Cipro.

Nel 2011, però, El Tigre ci ricasca. E’ da un po’ di mesi che a livello professionale, complice anche l’età che avanza, Castillo sembra aver mollato. E’ reduce da ben 2 licenziamenti, con Queretaro (in Messico) e Independiente (Argentina) per via della sua vita professionale, molto poco simile a quella di un atleta. Nonostante la sua reputazione sia ormai “macchiata”, riesce a strappare un altro contratto al San Martin de San Juan, in Argentina. E’ talmente euforico per la firma che decide di festeggiare assieme a degli amici per i locali di Calì. All’alba, però, ecco il finimondo. Castillo ha bevuto e ne e è consapevole. Quando vede una pattuglia fargli cenno di accostare, capisce che rischia grosso. E’ recidivo e la patente andrebbe a farsi fottere per sempre.

Non si ferma al posto di blocco e inizia una folle fuga per le strade di Calì, con la polizia alle calcagna. L’inseguimento si perpetra a lungo nelle strade della città, con Castillo che dà gas alla sua Mazda e rischia anche di commettere diversi incidenti. Nel percorso, scappa anche da un altro posto di blocco, poi, ormai col fiato sul collo, tenta l’ultima disperata via di fuga. Abbandona l’auto e, assieme agli amici, scappa a bordo di un taxi. I reiterati crimini commessi in quella notte gli costano caro, sommate alle pendenze con la legge che già aveva. Riesce a continuare per altri 2-3 anni  la carriera, in patria. Il suo nome, in Colombia, sarà sempre legato alle folli bravate commesse e non alle gesta che avrebbe dovuto e potuto fare sul campo..

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