Ivan Tomic, la costosa risposta della Roma all’acquisto di Stankovic

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Nell’estate del 1998, dopo aver perso Dejan Stankovic, finito alla Lazio, la Roma corre ai ripari con l’acquisto di Ivan Tomic. Un colpo costoso ma che non darà nulla alla causa giallorossa.

IVAN TOMIC, LA RISPOSTA DELLA ROMA AL COLPO STANKOVIC

La Roma di Zeman ha appena chiuso il campionato 97-98 con un ottimo quarto posto. È vero, ci sono state delle brutte debacle durante la stagione, soprattutto nei derby, ma c’è la sensazione che con i giusti ritocchi la rosa possa togliersi grosse soddisfazioni. Ritocchi che poi, ovviamente, non arriveranno. Il mercato 98-99 dei giallorossi è uno dei peggiori di sempre della società. Una folta schiera di calciatori inutili alla causa del boemo e tanti sogni estivi sfumati, soprattutto nel ruolo di centravanti. Emblematico, però, è anche ciò che accade a centrocampo. Zeman chiede rinforzi, dal momento che per un anno intero ha giocato sempre e solo con Tommasi, Di Biagio e Di Francesco.

Le loro alternative (Vagner, Helguera e Scapolo) hanno pesantemente deluso e sono state cedute. Il nome richiesto dal tecnico di Praga è uno: Dejan Stankovic. È un talento emergente del calcio slavo, vero asso della Stella Rossa di Belgrado. È una mezzala che abbina grande tecnica a corsa e grinta. Tipico giocatore che nel calcio zemaniano calza a pennello. La società del presidente Sensi si muove per tempo e sembra ad un passo dal regalare il centrocampista al boemo. Improvvisamente, però, si inserisce la Lazio di Cragnotti e con un blitz notturno strappa il calciatore ai rivali cittadino per ben 24 miliardi. Per i giallorossi è un duro colpo, anche come immagine, e si decide di agire subito per rispondere all’acquisto.

Ed è qui che si decide di farlo andando a prelevare quello che è il vero alter ego del calciatore in Jugoslavia. Parliamo di Ivan Tomic, centrocampista del Partizan e reduce da una stagione a dir poco mostruosa, chiusa addirittura in doppia cifra. Già nel giro della nazionale, a soli 22 anni gioca come un autentico veterano ed è fieramente capitano del suo club. È anche un calciatore duttile, che ama agire da regista ma può spostarsi nel ruolo di mezzala. In questa posizione, riesce a far valere la sua arma migliore, un potente destro, micidiale anche sulle punizioni. La Roma gongola e versa 18 miliardi per portare Ivan Tomic in Italia. Non l’avesse mai fatto…

LENTO E MACCHINOSO

Il calciatore, dopo aver firmato un ricco quinquennale, arriva in Italia deciso dei suoi mezzi. Afferma di aver rifiutato Bayern Monaco, Barcellona, Real e altre big e di ritenersi perfetto per il calcio di Zeman. Intanto, come accadrà successivamente anche per Fabio Junior, un famoso quotidiano sportivo nazionale lo accoglie con l’uscita di un VHS che ne esalta le gesta. Insomma, c’è da ben sperare, soprattutto calcolando che un giocatore come Di Francesco è quasi arrivato in doppia cifra nel 4-3-3 della precedente stagione. Immaginarsi cosa potrà fare uno come il serbo, dotato di un gran tiro e già abituato a segnare quasi come un attaccante. A Zeman, però, bastano pochissimi giorni di ritiro per capire che le cose non stanno esattamente così e che ha a disposizione l’ennesimo bidone.

Il calciatore è lentissimo, sia nell’incedere che nella corsa. Non spicca in nulla e fa una fatica colossale ad abituarsi agli allenamenti e agli schemi del boemo. L’idea di schierarlo regista viene subito accantonata, visto che il serbo non è in grado di far girare la manovra velocemente. Si pensa di provare a valorizzarlo come mezzala ma, vista la poca gamba, finisce subito in fondo alle gerarchie. Considerando che anche l’altro rinforzo, il russo Alenichev, non brilla particolarmente, Zeman si ritrova a schierare esattamente lo stesso centrocampo dell’anno prima. Ivan Tomic, però, ha ancora la convinzione di potersi conquistare una maglia da titolare nella Roma 98-99.

LA BOCCIATURA DI ZEMAN

Mentre dall’altra parte del Tevere, Dejan Stankovic diventa subito un elemento importante nello scacchiere tattico di Eriksson, Ivan Tomic fatica maledettamente nella Roma. Trova pochissimo spazio, anche in Coppa UEFA e nelle rare occasioni in cui vede il campo, delude notevolmente. La grande occasione ce l’ha alla 6°giornata, quando i giallorossi affrontano la trasferta col Milan, futuro Campione d’Italia. Zeman è alle prese con notevoli problemi di formazione e ha gli uomini contati, soprattutto a centrocampo. Manca Di Biagio e nella Capitale, per tutta la settimana, si ipotizza su chi lo sostituirà tra Tomic e il giovane Daniele Conti. Alla fine, il boemo opta per lo slavo che, però, non è in campo come regista, bensì come mezzala.

Davanti alla difesa gli viene preferito Damiano Tommasi, uno che non è che abbia proprio i piedi raffinati. Questo per far capire la considerazione che ha Zeman nei suoi confronti. E’ una partita notevolmente importante, visto che i giallorossi, approfittando del caos in vetta e dell’equilibrio, hanno la possibilità di agganciare i primissimi posti. Pur in formazione rimaneggiata, i capitolini giocano una gara bellissima. A detta di Zeman, anche a distanza di anni, la migliore sotto il profilo del gioco di tutto il suo biennio alla Roma. La squadra, soprattutto nella prima mezzora, stradomina l’incontro, creando occasioni a raffica. Va in vantaggio meritatamente con Marco Delvecchio e sfiora più volte il raddoppio.

A metà del primo tempo, lo stesso centravanti si presenta davanti a Sebastiano Rossi, incrocia col destro e coglie il palo interno. Sulla respinta, giunge Ivan Tomic, inseritosi con i tempi giusti. E’ la ghiotta occasione per cambiare il corso della sua avventura giallorossa. Il serbo scarica tutta la rabbia accumulata nei primi 2 mesi difficili in Italia e calcia di potenza: palo pieno a porta quasi sguarnita, una chance clamorosa fallita. Poco dopo, lo stesso Tomic si addormenta in area e perde la marcatura di Leonardo, consentendo alla squadra di Zaccheroni di pareggiare. Il Milan vincerà la partita 3-2 e l’ex Partizan sarà tempestato di 4 e 5 nelle pagelle del giorno dopo. Da quel momento, Tomic vede il campo col binocolo, totalizzando solo 9 gare in quella Serie A.

L’OTTIMO INTERMEZZO ALL’ALAVES

Al termine del campionato 98-99, Franco Sensi, deluso dal 5°posto, opta per il cambio in panchina. Via Zeman, dentro Fabio Capello, il quale si ritrova in rosa anche il povero Tomic. Il tecnico friulano non sa che farsene, ritenendolo inadeguato per le ambizioni della sua squadra e lo mette totalmente da parte. Vede il campo in una sola occasione e a gennaio le strade di Ivan Tomic e la Roma si dividono, seppur temporaneamente. Il centrocampista viene mandato in prestito all’Alaves per un anno e mezzo. Una scelta azzeccata per entrambe le parti, visto che in Liga l’ex Partizan ritrova i fasti di inizio carriera. Viene schierato principalmente da trequartista, ad illuminare Javi Moreno. Approfittando dei ritmi del campionato spagnolo, al tempo ben più compassati di oggi, Tomic fornisce buone prestazioni.

Nella stagione seguente, la 2000-2001, si ritrova addirittura a giocare una finale di Coppa Uefa. Il sorprendente Alaves, infatti, si spinge fino all’atto conclusivo, perdendo poi una meravigliosa partita con il Liverpool per 5-4. Curiosamente, proprio i Reds avevano eliminato la Roma di Capello. Gli stessi giallorossi, in quella stagione, si laureano Campioni d’Italia. Ci sono tutti i presupposti affinché l’Alaves riscatti Tomic e, invece, piuttosto clamorosamente, gli spagnoli rinunciano all’acquisto del calciatore. Così, la Roma scudettata si ritrova il centrocampista in rosa, forte di altri due anni di contratto. Pur da totale comprimario, aggiunge una Supercoppa Italiana in bacheca e gioca da titolare una gara di Champions League contro l’Anderlecht. In campionato, invece, è impiegato in una sola occasione.

L’ULTIMO ANNO DI CONTRATTO DI IVAN TOMIC ALLA ROMA

L’anno successivo il ragazzo trova leggermente più spazio, dopo essere stato vicino al Torino in estate. Il tecnico granata Camolese fa poi saltare l’affare, ritenendolo un attaccante e non un centrocampista. E’ una stagione negativa per la Roma, nata male e proseguita peggio. In Estate, Capello ha fatto letteralmente il diavolo a 4, pretendendo l’acquisto di Edgar Davids, in uscita dalla Juventus. Una trattativa lunghissima, bloccatasi quando i bianconeri hanno preteso il giovane Daniele De Rossi come contropartita. A quel punto, pur avendo a disposizione la stessa rosa giunta seconda l’anno prima, Don Fabio ha rilasciato un’evitabilissima intervista.

Ha spiegato come la squadra non fosse pronta per competere e come sarebbe stato difficile anche solo qualificarsi per le Coppe europee. Detto e fatto, perchè i calciatori, prendendolo forse anche come alibi, disputano un’annata orrenda, chiusa con un osceno ottavo posto.  Solo la finale di Coppa Italia, poi persa ampiamente col Milan, permette ai giallorossi di ottenere uno striminzito posto in Coppa Uefa. Ivan Tomic si ricicla nel ruolo di alternativa, trova un po’ di minutaggio soprattutto nella Roma di Coppa, senza mai convincere. Capello lo schiera prettamente come esterno di centrocampo, ruolo che ne mette ancor  più a nudo la lentezza nell’incedere.

Anche in questa sua ultima avventura in giallorosso, lo si ricorda in una gara a San Siro contro il Milan, evidentemente un’avversaria nel suo destino. Con la Roma intenta a sferrare un arrembaggio finale per tentare di pareggiare la sfida, Capello lo manda dentro abbastanza inspiegabilmente al posto di Bombardini. Sarà la sua ultimissima apparizione con la maglia capitolina perché a Gennaio saluta definitivamente la Capitale. Viene nuovamente ceduto in prestito all’Alaves, ma avendo il contratto in scadenza, equivale ad un addio alla Roma dopo le sole 15 presenze totali, al fronte di 18 miliardi di spesa.

IL POST ROMA

Ormai, pur essendo ancora relativamente giovane, Ivan Tomic è un giocatore in totale declino, sulla falsa riga di quanto visto a Roma. Stecca totalmente il suo ritorno all’Alaves, non riuscendo mai a ripetere quanto di buono fatto vedere durante il primo prestito. A fine anno, libero da ogni accordo contrattuale con i giallorossi, può decidere il suo futuro. Sceglie di rimanere in Spagna, un campionato che ritiene adatto alle sue caratteristiche. Firma con il piccolo Rayo Vallecano ma è un vero disastro. Non trova mai una maglia da titolare e disputa soltanto 5 partite in una stagione intera. Decide saggiamente di tornare in patria, in quel Partizan Belgrado che ne aveva fatto il suo capitano a soli 21 anni.

Seguono tre stagioni in cui il calciatore mostra diversi problemi fisici. Trova più spazio ma senza mai sentirsi importante come nella sua prima esperienza al club. A soli 31 anni, decide di ritirarsi. Diventa Direttore Sportivo del Partizan per diverse stagioni, mostrando buone doti da dirigente. Inizia poi una carriera di allenatore che lo vede sedersi su diverse panchine, sia nei panni di vice che di primo tecnico. E’ nello staff della Serbia, poi CT dell’Under 19, tecnico del piccolo Teleoptik e infine alla guida del suo amato Partizan per un solo anno. In diverse intervista, anche recenti, ha spiegato di essere rimasto molto legato alla Roma e di essere dispiaciuto per non aver ripagato adeguatamente i tifosi dell’affetto ricevuto.

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