Il caso Felipe, il terzino voluto da Zeman a Roma e ripudiato da Capello!

Misterioso e costoso acquisto della Roma di Zeman, fu bocciato da Capello ancor prima del suo arrivo in Italia

Felipe Roma Zeman

Nell’estate del 1999, su indicazione dell’allenatore boemo Zeman, la Roma acquistò il terzino sinistro Felipe dal Vasco da Gama. Pochi giorni dopo, però, Franco Sensi esonerò il tecnico, affidando la panchina a Fabio Capello. L’ex Milan non ebbe dubbi e fece cancellare l’operazione. La Fifa, successivamente, multò i giallorossi.

FELIPE JORGE LOUREIRO, IL TERZINO CHE ZEMAN SCELSE PER LA SUA ROMA

Zdenek Zeman, al termine del suo secondo anno sulla panchina giallorossa, progettava una squadra totalmente diversa, molto più simile alla sua idea di gioco. Un team offensivo, per certi versi garibaldino, fatto di corsa, atletismo e qualità. Molti dei calciatori che avevano giocato nelle due annate col boemo, erano ormai ai ferri corti con lo stesso allenatore. In difesa, ad esempio, Pluto Aldair non vedeva l’ora di cambiare aria, stanco di difendere con 50 metri di campo alle spalle. Perfino il regista della squadra, Gigi Di Biagio, pupillo del tecnico già ai tempi del Foggia, non aspettava altro che lasciare la Capitale. In attacco, invece, il caso più spinoso era quello di Marco Delvecchio. Il centravanti, reduce da un’ottima stagione (la migliore dal punto di vista realizzativo) aveva fiutato che, con l’arrivo di Montella, avrebbe perso il ruolo di punta centrale.

Ma la situazione più scottante, all’interno della rosa giallorossa, era quella riguardante Vincent Candela. Dopo una buonissima prima stagione con Zeman, il francese, Campione del Mondo nel 98, aveva faticato molto. Spostato spesso nell’odiata posizione di terzino destro e talvolta perfino da centrale, aveva visto crollare sensibilmente il suo rendimento e, di pari passo anche il suo rapporto con l’allenatore. Ormai promesso sposo dell’Inter, il transalpino spingeva quotidianamente per accelerare il suo addio. Dal suo canto, il boemo aveva già individuato il sostituto e ne aveva chiesto (e ottenuto) l’acquisto. Il nuovo terzino sinistro della Roma di Zeman sarebbe stato Felipe Jorge Loureiro, un quasi 22enne brasiliano, punto fermo del Vasco da Gama e già nel giro della Selecao.

UN TERZINO D’ASSALTO, VALUTATO OLTRE 40 MILIARDI DI LIRE

In patria, il laterale mancino doveva convivere, ormai da tempo, con un paragone quantomeno schiacciante. L’abitudine di individuare eredi, soprattutto in Brasile, ha spesso finito per bruciare calciatori di qualità. Felipe, al contrario di molti suoi colleghi, non fu accostato ad un ex fuoriclasse, bensì ad un giocatore ancora in attività come il fortissimo Roberto Carlos. Del fenomenale terzino del Real Madrid, Felipe condivideva le doti tecniche ben superiori a quelle di un normale terzino, un fisico non propriamente da granatiere e un’ottima velocità. Per il resto, ovviamente, c’era ben poco da confrontare. Nonostante questo, il terzino del Vasco da Gama era ormai da un anno nel giro della Nazionale e godeva di tutta la stima di Zeman.

Il boemo lo immaginava spingere come un forsennato sulla corsia mancina, duettando con Totti e muovendosi in sincronia con Eusebio Di Francesco. In sintesi, una replica di quanto faceva il connazionale Cafù dalla parte opposta. Per accontentare Zeman e portare Felipe a Roma, Franco Sensi non badò a spese e si accordò con il Vasco da Gama per una cifra che superava i 40 miliardi di lire. Un prezzo altissimo, che ne avrebbe fatto uno degli acquisti più costosi nella storia della Roma. Quello che, però, accadde successivamente, fu piuttosto curioso. Nel giugno del 1999, infatti, il presidente Sensi, dopo una lunga riflessione, decise di esonerare Zeman e puntare su un allenatore vincente come Fabio Capello. Ovviamente, anche il mercato dei capitolini cambiò radicalmente.

LA BOCCIATURA DI CAPELLO

Fabio Capello, infatti, voleva gente pronta e di sostanza per la sua Roma. Innanzitutto, intervenne in prima persona per fermare i vari calciatori che volevano lasciare la Capitale. Convinti senza troppe difficoltà Delvecchio, Aldair e inizialmente anche Di Biagio (che poi finì all’Inter), l’ex tecnico del Milan si concentrò su Vincent Candela. Nella sua testa, il francese era il terzino ideale per la sua squadra, al di là della decisione di giocare a 3 o a 4. Bravo in fase difensiva, Candela era in grado di fungere quasi da regista laterale grazie ad una qualità tecnica di primo ordine. In definitiva, Capello spiegò a Sensi che di Felipe, pupillo di Zeman, non sapeva proprio che farsene per la sua Roma.

Il friulano lo riteneva un calciatore prettamente offensivo e anarchico, quasi del tutto incapace di difendere. In un suo ipotetico schieramento, il brasiliano avrebbe potuto ricoprire soltanto il ruolo di esterno alto. Inoltre, lo status di extracomunitario non faceva che peggiorare la situazione. Tesserare Felipe avrebbe precluso ai giallorossi la possibilità di prelevare altri calciatori fuori dal Continente europeo. Pertanto, spendere 40 miliardi per un elemento poco consono alle idee dell’allenatore e che probabilmente avrebbe fatto la spola tra panchina e tribuna, diventava del tutto inutile. Così, con una mossa a sorpresa, che generò molte polemiche, Franco Sensi annullò l’operazione, incombendo nelle ire del Vasco da Gama.

FELIPE, DALLA ROMA DI ZEMAN ALLA TRASFORMAZIONE IN TREQUARTISTA

Il club brasiliano si rivolse immediatamente alla Fifa, considerando l’operazione ormai conclusa, con tanto di firme sui contratti, e chiedendo ai giallorossi il pagamento dell’intera cifra. La squadra capitolina, invece, tentò di appigliarsi ad un chiaro errore che il presidente Sensi aveva commesso nella stesura dell’accordo. Il patron romanista, infatti, aveva agito totalmente di testa propria, senza interpellare l’avvocato della società Filippo Lubrano. Nello scrivere la cifra, Sensi aveva grossolanamente errato, indicando un fantasmagorico “40 mila miliardi” come somma. Il lungo braccio di ferro si concluse a campionato già iniziato, con la Fifa che permise a Felipe di tornare in campo con il Vasco da Gama, rendendo nullo l’accordo con i giallorossi. La Roma, però, fu multata e costretta a pagare una cifra superiore agli 11 miliardi.

Col senno del poi, Fabio Capello dimostrò di averci visto bene. Negli anni seguenti, infatti, Felipe cambiò radicalmente il modo di giocare. Già nella stagione stessa, fu schierato sempre più spesso come esterno alto. Subì anche un brutto infortunio che lo tenne lontano dai campi per molti mesi. Al suo ritorno, ottenne un prestito al Palmeiras, con l’intenzione di recuperare una buona condizione e riguadagnare la Nazionale. Nel nuovo club fu schierato nuovamente da terzino ma dimostrò, dopo lo stop, di aver perso molta della sua corsa. Dotato di ottima tecnica e notevole visione di gioco, nelle successive avventure, che lo portarono anche in Turchia e Qatar, si trasformò sempre più in centrocampista offensivo, giocando anche da trequartista classico.

Convocato saltuariamente anche con il Brasile, ebbe modo di vincere la Copa America 2004. Nel corso della carriera, mostrò anche diversi lati difficili del carattere. Litigò spesso con allenatori e compagni e si beccò anche numerose squalifiche. In definitiva, pur essendo un vero idolo dei tifosi del Vasco, con cui tornò a giocare anche negli ultimi anni di attività, Felipe non era sicuramente il tipo di calciatore adatto alla Roma, ben che meno dopo l’addio di Zeman. Curiosamente, non fu neanche l’unico dei desideri del boemo poi ripudiati da Capello. Al paraguaiano Celso Ayala, tenace centrale della Nazionale che avrebbe dovuto prendere il posto di Aldair e affiancare Zago, andò ancora peggio. Atterrato a Roma per le visite mediche, fu rispedito al mittente dopo neanche un giorno su ordine di Fabio Capello!

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