Igor Dobrovolski, un’estenuante trattativa con il Genoa per quattro partite

La storia dell’infinita trattativa per portare il sovietico Igor Dobrovolski al Genoa tra nel 1990.

Igor Dobrovolski

Igor Dobrovolski, dalla Russia con furore in Serie A dopo la caduta del Muro di Berlino

Nel 1990 il comunismo e la cortina di ferro erano ormai parte del passato. E il vento dell’Est portò nella nostra Serie A anche un certo Igor Dobrovolski. Un centrocampista dell’ex Unione Sovietica voluto dall’allora presidente del Genoa, Aldo Spinelli, e arrivato in Italia grazie all’intermediario e dirigente sportivo Franco Dal Cin. Un trasferimento che si rivelò tanto tormentato, quanto fallimentare per un giocatore diventato un vero e proprio equivoco tattico per il Grifone.

Il tormentatissimo trasferimento al Genoa nel 1990

Questa storia rossoblù con tinte di giallo iniziò il 10 agosto 1990, quando Igor Dobrovolski firmò un triennale con il Genoa da 400 milioni a stagione. Un colpo arrivato dalla Dinamo Mosca con cui aveva giocato per quattro anni con buoni numeri. Tuttavia, la sua avventura italiana iniziò subito in salita. A pochi giorni dal suo ingaggio (nell’ultimo giorno di mercato), l’allora CT della nazionale sovietica, Anatolij Bysovec, annunciò che mancava il permesso della Federazione per il trasferimento e soprattutto che il calciatore non aveva ancora l’età per trasferirsi all’estero (28 anni) secondo le regole vigenti in URSS, avendo Igor solo 23 anni. Il tanto agognato transfer arrivò soltanto il 4 novembre ma per Dobrovolski ormai c’era poco spazio nel club ligure. Anche perché in rosa c’erano già tre stranieri (numero massimo consentito all’epoca in Italia) e si trattava di gente del calibro di Aguilera, Skuhravý e Branco. Il giocatore sovietico però voleva solo il Grifone, tanto da rifiutare il passaggio al Porto, salvo accasarsi poi con il Castellón. Con il club spagnolo collezionò dal gennaio al giugno 1991 14 partite, segnando 3 reti. Non riuscì ad evitare la retrocessione della squadra e così a fine stagione tornò a Genova, ma per essere ancora parcheggiato in prestito. Stavolta agli svizzeri del Servette. Questa volta un buon bilancio con 23 presenze e 15 reti. I tempi per giocarsi le proprie chance in Liguria sembravano maturi.

La deludente esperienza in rossoblù di Igor Dobrovolski

All’inizio della stagione 1992/93 Igor Dobrovolski tornò così al Genoa. Dopo un promettente inizio in Coppa Italia con una doppietta nel 5-1 contro l’Ancona, però, ci fu tanta panchina per lui. Tra le quattro partite giocate in rossoblù ci fu un clamoroso episodio che lo vide protagonista nella pirotecnica gara con il Pescara, quando il russo fu ammonito per due volte senza essere espulso dall’arbitro. Quello che fu ancora più assurdo è che il secondo cartellino giallo arrivò per non aver rispettato la distanza su un calcio di punizione. Un emblema di un flop assoluto. Con l’arrivo sulla panchina del Vecchio Balordo di Bruno Giorgi la situazione per Dobrovolski peggiorò e la panchina divenne il suo habitat naturale. Come naturale fu l’epilogo della sua avventura genoana. L’8 dicembre del ’92, con Gigi Maifredi arrivato sulla panchina rossoblù, il Genoa riuscì a piazzare il suo pacco arrivato dalla Russia con furore ai francesi dell’Olympique Marsiglia. Una trattativa estenuate per quattro partite giocate ed un solo gol a referto.

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