Hugo Rubio, il bidone del Bologna 88-89 che venne preferito a Zamorano

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HUGO RUBIO, IL BIDONE DEL BOLOGNA PRESO AL POSTO DI ZAMORANO

Il calcio è bello perchè fatto di scelte, giuste o sbagliate che siano. Ci vuole furbizia, genialità, incoscienza e tante altre doti per non cadere nel tranello. L’importante è cercare di non farsi ingannare da falsi pregiudizi, che, nel calcio specialmente, sono all’ordine del giorno. Non basta sapere che il giocatore che stai andando a comprare venga definito il “Maradona delle Ande” per convincerti che quella sarebbe la soluzione corretta. Anche perchè il salto da possibile trascinatore a uno qualunque, potrebbe essere più breve di quel che sembra. Ecco, in riferimento a questo, il Bologna 1988-89 è caduto proprio in questa trappola, facendosi trascinare dall’emozione di aver portato in Italia un calciatore stratosferico che poteva, come indicava qualche giornalista, ripercorrere le orme di Diego Armando Maradona. La storia, invece, dirà tutt’altro.

Il protagonista si chiama Hugo Eduardo Rubio, attaccante cileno degli anni ’80 e ’90 che non è riuscito a far impennare la propria carriera, se non in patria. Era più una seconda punta che prediligeva giocare alle spalle del centravanti, in modo da girargli attorno. Abbinava grande velocità ad una buona dose di tecnica, specie nello stretto, che lo rendeva imprevedibile. E poi il tiro dalla distanza, che Rubio sfruttava tantissimo in modo da sfornare tutta la sua potenza. Un destro molto delicato ma niente di più. Il Bologna 1987-88 aveva disputato un grandissimo campionato di Serie B, raggiungendo la promozione in A grazie al gioco spumeggiante e molto offensivo dell’allenatore Gigi Maifredi e al micidiale centravanti Lorenzo Marronaro, che chiuse il campionato da capocannoniere con 21 gol. L’entusiasmo in città regnava sovrano, e numerosi furono i buoni auspici per la stagione nella massima categoria.

I DUE NOMI

Per affrontare al meglio la stagione 88-89, il direttore sportivo felsineo Nello Governato, si mise alla ricerca di qualche gioiello sudamericano per rinforzare la squadra. All’epoca si potevano tesserare solamente tre stranieri, e i primi due che sbarcarono a Bologna furono il belga Demol e il finlandese Aaltonen. Il presidente Luigi Corioni sapeva di dover mettere mano al portafoglio per andare a prendere qualche bel talento. Così, Governato incominciò a girare mezzo mondo, fino ad arrivare in Cile, in cui visionò due calciatori in particolare: uno famoso e considerato un mito in patria, l’altro molto giovane e con ampi margini di miglioramento. Il primo si chiamava Hugo Rubio, stella 28enne del Colo-Colo, definito il Maradona delle Ande. Il secondo era Ivan Zamorano, sconosciuto attaccante del Cobresal di sette anni più giovane.

LA SCELTA DEFINITIVA

Si trattava del classico dubbio esistenziale: Hugo Rubio o Zamorano? Un giocatore molto esperto e ben più blasonato con in allegato una certa etichetta, o un diamante grezzo da svezzare? Una decisione molto complicata. Alla fine Governato optò per la soluzione più semplice: portare tutte e due i giocatori in Italia e far decidere a Maifredi. Il tecnico fece fare ad entrambi dei provini, ma nessuno dei due prevalse in maniera netta sull’altro. Il giudizio, in compenso, si spostò a favore di Hugo Rubio dopo che il Bologna scoprì che a Zamorano, fin da piccolo, gli consigliarono di smettere di giocare a calcio per via della sua debolezza fisica. L’esperienza per affrontare la nuova categoria fu ritenuta più importante dell’adolescenza di Zamorano.

Una decisione che, in fin dei conti, poteva essere del tutto rispettabile, anche perchè nessuno si poteva aspettare che Bam-Bam esplodesse così tanto da diventare uno degli attaccanti più forti in Europa. Ivan verrà ceduto al San Gallo, in Svizzera, società satellite controllata dal presidente bolognese Corioni. Al contrario, Rubio venne accolto a braccia aperte dai tifosi, già innamorati di lui dopo che si presentò con una doppietta nell’amichevole estiva contro il Barletta. Ma fu solamente il preludio alla disfatta totale. Pochi giorni dopo l’ex Colo-Colo si ruppe il legamento crociato durante la partita di Coppa Italia contro il Napoli e dovette affrontare un periodo di convalescenza di diversi mesi. Una volta rimessosi in sesto, solamente nel girone di ritorno, Hugo tradì tutte le attese, diventando un caso degno dei Ghostbusters. Un desaparecido fin dal primo istante, nonché l’ombra di sé stesso. Senza troppi fronzoli, un bidone.

Definito come “passero”, Rubio si dimostrò molto lento e impacciato, sintomo che quell’infortunio gli avesse dato il k.o finale mettendolo all’angolo del ring. Un giocatore incapace di adattarsi ai ritmi del calcio italiano, totalmente indisciplinato tatticamente e che alla fine giocherà solamente spezzoni di partite. Il suo collega Marronaro segnò molto meno rispetto alla stagione passata, ma in compenso si rivelò molto più funzionale alla causa aprendo gli spazi ad Angelo Alessio e Fabio Poli.

UN ACQUISTO FALLIMENTARE

Un acquisto veramente fallimentare e con tantissimi rimpianti da parte della dirigenza felsinea. Il cileno chiuse la stagione con 14 apparizioni e nessuna rete segnata, con i tifosi che lo presero di mira fischiandolo continuamente. Il suo nome rientrerà a far parte della categoria dei bidoni stranieri degli anni ’80 italiani, assieme ai leggendari Luis Silvio Danuello, Francois Zahoui e Jorge Caraballo. Nel 1989 Rubio raggiunse il connazionale Zamorano al San Gallo, facendo un paio di stagioni ottimali e contribuendo a far vincere il titolo di capocannoniere della lega elvetica nel 1991 al futuro attaccante dell’Inter con 23 reti. Un esplosione definitiva che portò Zamorano nei big club d’Europa, a partire dalla Spagna, in cui realizzerà caterve di gol tra Siviglia e Real Madrid (103 in 4 stagioni con le Merengues).

Chissà come sarebbe andata quell’estate ’88 se il Bologna avesse scelto Rubio. Era il classico bivio che divideva due strade, una delle quali portava nel nulla più totale. Un destino da “porte scorrevoli” (sliding doors) per la squadra rossoblù che, dopotutto, ha fatto una semplice scelta, ma totalmente errata. Lo sbaglio è stato continuare a perseverare in maniera diabolica, facendosi invischiare dal fatto che Rubio fosse molto più “famoso” di un semplice ragazzino che non veniva visionato da nessuno. Ecco qui l’abbaglio. Piccolo sì, ma imperdonabile per questo gioco.

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